Italia
Botta e risposta su maxi Darsena e Interporto
Alla Festa dell’Unità il confronto acceso sul nuovo progetto e sul futuro del nostro scalo
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LIVORNO. «Il vecchio piano della Darsena Europa aveva ricevuto cinque proroghe e nessuna offerta. Prevedeva la realizzazione di un solo terminal per i contenitori. Le altre cose sarebbero dovute essere fatte in un secondo momento. Con quelle normative, il progetto non poteva che essere così. Ma poi abbiamo avuto la possibilità di migliorarlo per utilizzare subito i collegamenti ferroviari. Se fossimo arrivati al 2027 con il vecchio progetto, saremmo stati in ritardo rispetto alla realizzazione dei collegamenti ferroviari. Perciò avremmo fatto un grande sforzo senza ottenere niente. La dead line per tutta la zona di Livorno e Piombino dev'essere il biennio 2022-23». Ha le idee chiare Stefano Corsini, il presidente dell'Autorità portuale, che è stato invitato a un dibattito sul porto alla Festa dell'Unità. «Oltre ai collegamenti, perfezioneremo il sistema dei dragaggi e potremo gestire meglio i sedimenti, grazie alla nuova normativa portata avanti da Silvia Velo in Parlamento».
Il dibattito si è poi incentrato sull'Interporto e ha coinvolto il presidente di Confetra Nereo Marcucci e il sindaco di Colle Lorenzo Bacci. «Le modifiche del piano normativo – ha detto Marcucci – ci consentono di ridisegnare un ampliamento del porto, attraverso la delocalizzazione del terminal contenitori. Livorno non ha fatto la fine di altri porti che sono stati cassati, ci è stata consegnata un'importante cassetta degli attrezzi e dobbiamo usarla al meglio. Chi insegue 10 gatti non ne cattura uno. Con una piattaforma che supererà i 700mila metri quadri, il nostro porto avrà a che fare con quasi un milione e mezzo di container l'anno, che nel 2030 arriveranno a 1,7 milioni. A quel punto l'Interporto non servirà praticamente più a niente perché i container hanno un costo. Dovranno essere spediti via rotaie a destinazione, ma serve una rete di collegamenti adeguata».
Immediata la risposta di Bacci: «L'Interporto crea occupazione ed è un grosso punto di riferimento per le aziende. Non serve solo per la logistica. Con i soldi risparmiati per il progetto meno oneroso della Darsena Europa potremmo rinforzare il collegamento ferroviario tra l'Interporto e la linea Pisa-Collesalvetti-Vada». «Dobbiamo puntare in alto – ha aggiunto Federico Barbera (Uniport) – perché il porto da solo non può sostenere la rinascita di Livorno. Abbiamo la possibilità di creare 600 nuovi posti di lavoro, ma deve rispondere anche la piccola e media impresa». «In un anno e mezzo – è intervenuto Jari De Filicaia (Pd) la geografia in porto è cambiata. Ci sono armatori e fondi di investimento che prima non c'erano. Bisogna fare un ragionamento sulla progettualità. Il comitato di gestione dev'essere nominato il prima possibile. Se continuiamo a inseguire Nogarin su questo argomento, non andiamo mai avanti».
Nicolò Cecioni
Il dibattito si è poi incentrato sull'Interporto e ha coinvolto il presidente di Confetra Nereo Marcucci e il sindaco di Colle Lorenzo Bacci. «Le modifiche del piano normativo – ha detto Marcucci – ci consentono di ridisegnare un ampliamento del porto, attraverso la delocalizzazione del terminal contenitori. Livorno non ha fatto la fine di altri porti che sono stati cassati, ci è stata consegnata un'importante cassetta degli attrezzi e dobbiamo usarla al meglio. Chi insegue 10 gatti non ne cattura uno. Con una piattaforma che supererà i 700mila metri quadri, il nostro porto avrà a che fare con quasi un milione e mezzo di container l'anno, che nel 2030 arriveranno a 1,7 milioni. A quel punto l'Interporto non servirà praticamente più a niente perché i container hanno un costo. Dovranno essere spediti via rotaie a destinazione, ma serve una rete di collegamenti adeguata».
Immediata la risposta di Bacci: «L'Interporto crea occupazione ed è un grosso punto di riferimento per le aziende. Non serve solo per la logistica. Con i soldi risparmiati per il progetto meno oneroso della Darsena Europa potremmo rinforzare il collegamento ferroviario tra l'Interporto e la linea Pisa-Collesalvetti-Vada». «Dobbiamo puntare in alto – ha aggiunto Federico Barbera (Uniport) – perché il porto da solo non può sostenere la rinascita di Livorno. Abbiamo la possibilità di creare 600 nuovi posti di lavoro, ma deve rispondere anche la piccola e media impresa». «In un anno e mezzo – è intervenuto Jari De Filicaia (Pd) la geografia in porto è cambiata. Ci sono armatori e fondi di investimento che prima non c'erano. Bisogna fare un ragionamento sulla progettualità. Il comitato di gestione dev'essere nominato il prima possibile. Se continuiamo a inseguire Nogarin su questo argomento, non andiamo mai avanti».
Nicolò Cecioni
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