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Livorno

Renzi oggi a Livorno visita alla Festa e al partito litigioso

Renzi oggi a Livorno visita alla Festa e al partito litigioso

Il segretario del Pd torna in città dopo lo show di novembre Alle 18 sarà alla Rotonda per presentare il suo libro

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LIVORNO. Arriverà alla Rotonda di Ardenza intorno alle 18. E tornerà a Livorno, la città governata dai 5 Stelle, a nove mesi di distanza dal monologo show fatto nel novembre dello scorso anno nel capannone affollato di via della Corallaie, pochi giorni prima del referendum che lo avrebbe costretto alle dimissioni da premier. Oggi il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, sarà sul palco caldo della Festa dell’Unità allestita tra la pineta e il mare per presentare il suo libro, “Avanti”.

Per gli organizzatori della Festa, a cominciare dal segretario territoriale Lorenzo Bacci, è politicamente un bel colpo: arriva il big del partito, dopo che nei giorni scorsi si sono già fatti vedere il presidente Matteo Orfini, il ministro Luca Lotti, la presidente del Friuli e volto della segreteria nazionale Debora Serracchiani, Piero Fassino, sottosegretari e onorevoli (da Sandro Gozi a Silvia Velo, la più vicina all’ala orlandiana tra tutti gli invitati) e i vertici rigorosamente renziani del Pd regionale (da Antonio Mazzeo al segretario toscano Dario Parrini, che domani chiuderà la manifestazione).

Ma va detto anche che il numero uno del Pd nazionale arriva in città in un momento i cui il partito (a un anno e mezzo dalle prossime elezioni amministrative) ha ricominciato a litigare. Tra orlandiani e renziani. E soprattutto tra renziani e renziani.

Oggetto dello scontro è stato il prossimo congresso per l’elezione dei segretari locali: ad accendere la miccia proprio all’apertura della Festa dell’Unità il vicesegretario regionale Mazzeo, quando ha dichiarato al Tirreno che a Livorno gli iscritti non voteranno, se non per i circoli. Insomma, niente congresso in autunno come in gran parte di Italia. E questo perché le direttive nazionali prevedono che vadano alle urne solo quelle federazioni e quelle unioni comunali che quest’anno, dopo quattro anni al timone dei rispettivi iscritti, arriveranno a scadenza naturale.

A Livorno i mandati di Bacci e del segretario comunale Federico Bellandi scadranno nel dicembre del 2018 e nel marzo del 2019. Ma di lì a breve – ha subito fatto notare il nutrito fronte orlandiano livornese – la città tornerà alle urne per scegliere il sindaco dopo la storica mazzata a Cinque Stelle presa dritta in fronte dal Pd nel 2014. E via con le polemiche.

Gli orlandiani, che contano volti come quelli di Giorgio Kutufà, Federico Mirabelli e Jari De Filicaia, guardando al 2018-2019 hanno gridato a un «dannosissimo sovrapporsi di congresso, primarie e campagna elettorale locale» e hanno puntato il dito contro quella che hanno definito «logica padronale» per evitare il confronto. Ma ancora più clamoroso è stato quello che è accaduto nel fronte renziano, che si è pubblicamente spaccato in due. Sul congresso, ed evidentemente non solo su quello. Da una parte i volti della mozione Renzi (dall’assessore colligiano Riccardo Demi allo stesso Bellandi) hanno chiesto di concentrarsi su ciò che «interessa davvero i cittadini», promettendo un ampio confronto in autunno sui temi che riguardano il territorio, ma non il congresso (sempre che qualcuno, hanno sfidato, non si prenda la responsabilità di sfiduciare i segretari). Dall’altra, in contemporanea, una cinquantina di iscritti renziani (da Alessio Quintavalle a Daniela Bartalucci fino al consigliere comunale Alessio Ciampini) ha firmato un documento per dire che «ora più che mai abbiamo bisogno di aprire un dibattito». «Vogliamo un congresso», è stata la richiesta chiara, seguita da parole dure: no alla volontà di «blindare dall’alto gruppi dirigenti che forse qualcuno ritiene abbiano bisogno più di tutela che di autonomia». «Non è una decisione ad hoc per Livorno» e «la città non ha bisogno dell’ennesima battaglia su chi comanda dentro al Pd» è stata la risposta dei due segretari locali. Che alla fine sono riusciti a riportare i riflettori sulla festa, che i primi giorni ha dovuto fare i conti con la “concorrenza” di Effetto Venezia. Ma i malumori dietro le quinte restano.

C’è da scommettere che Renzi, dal palco della città governata da Filippo Nogarin, riserverà qualche frecciata ai Cinque Stelle, più che guardare nella pancia di casa. Ma come ha raccontato ieri la Repubblica, alla Versiliana qualche giorno fa è stato lo stesso numero uno del Pd a strigliare un po’ le sue truppe toscane: «Avete finito di litigare?».

Juna Goti

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di Redazione web