Il lutto
Guerra alle slot nuovi orari e multe
Il sindaco Nogarin ha firmato un’ordinanza bis Da oggi sale aperte dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23
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LIVORNO. Il sindaco Filippo Nogarin prosegue la battaglia contro le sale slot. Dopo che il Tar, nel maggio scorso, aveva bocciato la decisione dell’amministrazione di vietare nuove sale a meno da 500 metri dai luoghi sensibili, il primo cittadino è tornato all’attacco con una ordinanza bis: orario ridotto e multe salate per chi non la rispetta.
«In Toscana – scrive Nogarin sulla sua pagina Facebook – ci sono circa 30mila persone affette da gioco d’azzardo patologico e, secondo i dati raccolti dall’agenzia regionale di sanità, la provincia di Livorno risulta avere numeri ancora più preoccupanti rispetto alla media nazionale. A destare particolare allarme sono le così dette macchinette mangiasoldi: video lottery, slot machine e video poker».
«In qualità di responsabile della salute e della sicurezza pubblica – prosegue – ho deciso di firmare un’ordinanza contingibile e urgente per limitare gli orari di apertura delle sale slot in città. Le sale gioco potranno stare aperte tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23, mentre i titolari dei locali che hanno al loro interno le cosiddette “macchinette mangiasoldi”, potranno tenerle accese nella stessa fascia oraria. Chi non rispetterà questa disposizione rischia fino a 500 euro di multa. Una misura certo non sufficiente – conclude – ma che vuole essere un chiaro segnale di dove vuole andare questa amministrazione per tutelare la salute pubblica».
Il 16 marzo scorso fu il Tar ha bocciare il Comune di Livorno sulle limitazioni alle sale slot dopo il ricorso da parte dell’impresa Nolomatic, che gestisce sale giochi, e l’associazione nazionale servizi apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative (Sapar), in quanto rappresentante di gestori, produttori e distributori di apparecchi per il gioco lecito.
Sei i motivi che gli avvocati presentarono in Tribunale per avvalorare la loro tesi di «illegittimità del regolamento». Quello che ha giuridicamente convinto i giudici è il quarto punto che in pratica ha assorbito tutti gli altri. In particolare – si legge – «l’individuazione operata a livello regolamentare dei luoghi da ritenere sensibili sarebbe talmente ampia da rendere impossibile intraprendere nel territorio comunale, specialmente cittadino, alcuna nuova attività di esercizio sale giochi». Inoltre – lamentavano i ricorrenti – «che tra i luoghi sensibili erano inseriti gli “studi medici” con dizione eccessivamente generica». Rispetto a quella sentenza il Comune non ha fatto ricorso, ora c’è da aspettarsi che i gestori si rivolgano nuovamente al Tar per bloccare l’ ordinanza bis.
«In Toscana – scrive Nogarin sulla sua pagina Facebook – ci sono circa 30mila persone affette da gioco d’azzardo patologico e, secondo i dati raccolti dall’agenzia regionale di sanità, la provincia di Livorno risulta avere numeri ancora più preoccupanti rispetto alla media nazionale. A destare particolare allarme sono le così dette macchinette mangiasoldi: video lottery, slot machine e video poker».
«In qualità di responsabile della salute e della sicurezza pubblica – prosegue – ho deciso di firmare un’ordinanza contingibile e urgente per limitare gli orari di apertura delle sale slot in città. Le sale gioco potranno stare aperte tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23, mentre i titolari dei locali che hanno al loro interno le cosiddette “macchinette mangiasoldi”, potranno tenerle accese nella stessa fascia oraria. Chi non rispetterà questa disposizione rischia fino a 500 euro di multa. Una misura certo non sufficiente – conclude – ma che vuole essere un chiaro segnale di dove vuole andare questa amministrazione per tutelare la salute pubblica».
Il 16 marzo scorso fu il Tar ha bocciare il Comune di Livorno sulle limitazioni alle sale slot dopo il ricorso da parte dell’impresa Nolomatic, che gestisce sale giochi, e l’associazione nazionale servizi apparecchi per le pubbliche attrazioni ricreative (Sapar), in quanto rappresentante di gestori, produttori e distributori di apparecchi per il gioco lecito.
Sei i motivi che gli avvocati presentarono in Tribunale per avvalorare la loro tesi di «illegittimità del regolamento». Quello che ha giuridicamente convinto i giudici è il quarto punto che in pratica ha assorbito tutti gli altri. In particolare – si legge – «l’individuazione operata a livello regolamentare dei luoghi da ritenere sensibili sarebbe talmente ampia da rendere impossibile intraprendere nel territorio comunale, specialmente cittadino, alcuna nuova attività di esercizio sale giochi». Inoltre – lamentavano i ricorrenti – «che tra i luoghi sensibili erano inseriti gli “studi medici” con dizione eccessivamente generica». Rispetto a quella sentenza il Comune non ha fatto ricorso, ora c’è da aspettarsi che i gestori si rivolgano nuovamente al Tar per bloccare l’ ordinanza bis.
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