La protesta
Come si occupa la casa nella Torre: graduatoria parallela e regole da rispettare
Il paradosso della convivenza tra un diritto e l’illegalità: sfondare per molti è l’ultima opportunità e chi sgarra è fuori
LIVORNO. C’è una graduatoria parallela (e alternativa) a quella dell’emergenza abitativa stilata dal Comune di Livorno che imbarca le famiglie che il sistema istituzionale non assorbe. E poi ci sono regole precise da rispettare per entrare, e soprattutto per rimanere, all’interno di un alloggio occupato. È dentro a questo meccanismo paradossale in cui convivono il diritto alla casa e l’illegalità che circa quattrocento persone, ma è difficile fare una stima precisa, negli ultimi anni hanno trovato a Livorno un tetto sotto al quale vivere. In barba anche ai rischi connessi a questa scelta: una denuncia penale per occupazione abusiva o peggio ancora quello che è avvenuto martedì mattina all’interno della Torre della Cigna quando una donna è rimasta gravemente ustionata nell’incendio che si è sviluppato all’interno dell’alloggio che divideva con il suo cane al terzo piano del grattacielo.
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Stando ai racconti dei tanti che abbiamo incontrato in questi mesi, funziona più o meno così: chi viene sfrattato, magari per morosità incolpevole, si rivolge al Comune, dove però i posti dell’emergenza abitativa sono quasi sempre saturi. Così è dai sindacati degli Inquilini o dai comitati che cercano aiuto. Il Comitato diritto all’abitare, che ad esempio, con il sostegno sindacale di Asia Usb, raccoglie più di 200 famiglie (circa 450 persone) e gestisce una decina di edifici occupati sparsi per tutta la città. Tra questi ci sono edifici pubblici e privati come l’ex distretto sanitario di via Ernesto Rossi, l’ex circoscrizione 3 e palazzo Maurogordato. Ma va detto che in questo caso il progetto politico e di assistenza parte da lontano: ogni settimana, di solito il lunedì sera, il comitato si riunisce in una stanza all’interno dell’ex caserma-simbolo in via Adriana che fu occupata nel 2011.
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All’interno c’è una specie di sportello per l’emergenza. «E ogni volta si presentano nuove persone che hanno sfratti in corso, in questo momento abbiamo una lista di attesa di cento famiglie.... », ha rivelato lo scorso anno uno dei volti del comitato. A questo punto le persone che intendono occupare si presentano, raccontano la loro storia e vengono inseriti in quella graduatoria parallela per entrare in un alloggio occupato. Regole che nel corso del tempo hanno spinto anche persone in difficoltà non livornesi a rivolgersi al Comitato che nel momento in cui si presenta l’occasione chiama gli interessati e dà loro l’opportunità occupare. Ma non c’è solo questo sistema.
Negli ultimi quattro anni, infatti, sono nati anche altri comitati che hanno occupato caserme, asili ed ex distretti Asl, con logiche o organizzazione diverse. Ma il nocciolo della questione – sentendo gli interessati è che l’occupazione è l’ultima frontiera. «Quando una famiglia o un singolo non ha alternativa e nessuna assistenza dal pubblico – racconta ogni volta Giovanni Ceraolo, uno dei sindacalisti dell’Usb – si apre la procedura per l’ingresso in una struttura occupata o da occupare. Molti quando vengono spiegati i rischi giudiziari a cui si può andare incontro si tirano indietro. E questo è anche un modo per scoraggiare i furbi».
Di furbi, negli anni, ce ne sono stati, come quella famiglia che piangeva miseria e dopo l’occupazione si è scoperto che entrambi lavoravano. Sì, perché ottenuto l’appartamento per mantenerlo si devono tenere a mente alcune regole. «No all’uso di droga e spaccio, oppure violenza domestica o interfamiliare», ripete come fossero comandamenti chi ha un alloggio. Perché chi sgarra lascia il posto ad altri se l’assemblea lo decide. La situazione che questo sistema crea è la convivenza all’interno della stessa struttura di persone che hanno nazionalità, storie e percorsi molto diversi l’uno dall’altro. Ecco perché – come detto – ci sono regole precise da rispettare. Cosa accade quando qualcuno non rispetta le regole lo ha raccontato lo scorso anno Cristina Nisi. Il suo compagno venne arrestato e la mattina seguente arrivò lo sfratto perché i finanzieri trovarono della droga nell’appartamento.
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