Il Tirreno

Livorno

Licenziato con un messaggino: «Lo voglio assumere io»

Licenziato con un messaggino: «Lo voglio assumere io»

In prova nel locale Borgo Burger uno dei quattro ragazzi rimasti senza lavoro. Barbato: «Da noi il rispetto dei diritti dei nostri dipendenti prima di tutto»

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LIVORNO. Un messaggino inaspettato che arriva lunedì, e ti frantuma in un secondo sogni e progetti. A distanza di poco tempo, invece, è una telefonata a rimettere in pista tutto. La certezza di un lavoro da dipendente full time che sfuma con una manciata di parole sparate via social dall’azienda (Porca Vacca), da una parte. Dall’altra la proposta che arriva di una nuova opportunità. E arriva, ironia della sorta, proprio da un locale a pochi metri di distanza. Da Porta a mare agli scali Novi Lena.

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«Quello che posso dire è che in cucina ci serviva una persona di esperienza e ho subito cercato di capire se qualcuno di quei ragazzi licenziati poteva fare al caso nostro: così è stato e in questi giorni questa persona sarà in prova. Se tutto va bene dalla prossima settimana sarà uno di noi», a raccontare come è andata è Toto Barbato, ideatore del regno degli hamburger gourmet sugli scali Novi Lena, insieme a Mimmo Di Rosa. Entrambi sono i patron del Cage. Ci tiene a sottolineare che lui non è assolutamente un buon samaritano, ma che ha scelto di mettere alla prova uno dei lavoratori licenziati da Porca Vacca perché cerca esperienza e qualità. «Non sono né un francescano né un buon samaritano e né cerco pubblicità - scandisce - Questa persona ha i requisiti che cerchiamo in un contesto, quello del nostro locale e della sua filosofia, dove è bene sottolinearlo, si rispettano i diritti dei lavoratori prima di tutto. Non abbiamo mai fatto i voucher e usufruiamo dei contratti a chiamata il meno possibile».

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In questi giorni, quindi, nel primo hamburger gourmet della città sarà in prova uno dei quattro licenziati dal fast food di Porta a Mare lunedì scorso. Il giovane era stato messo alla porta come gli altri tre, con un messaggio via Whatsapp che conteneva l’avviso di licenziamento. Il motivo sostenuto dai vertici aziendali è di natura contrattuale: non aver accettato l’adeguamento del contratto passando da 40 a 30 ore. Una motivazione che però non convince il delegato sindacale Cgil dell’azienda che parla di scusa e di vendetta della società per gli scioperi fatti a febbraio. In questo dramma del lavoro che sfuma da un giorno all’altro si inserisce la buona notizia targata Borgo Burger. Barbato ricorda che nel locale lavorano sei persone in cucina, tutte assunte a tempo indeterminato. «Siamo smart food e non fast food proprio per lo spirito che ci anima: siamo eco-sostenibili in toto, da quello che mettiamo nel piatto dei nostri clienti alla filosofia imprenditoriale che ci alimenta». Barbato vuole dormire tranquillo, come dice lui. E questo vuol dire, a livello imprenditoriale alcune cose ben precise. «Io parlo per noi: quando si spende poco vuol dire che c’è sempre qualcuno che la prende in tasca, per dirla alla livornese. È un discorso che vale per la ristorazione, per l’abbigliamento, per tutto». E ancora: «Se qui da noi si paga qualcosa in più è anche perché i nostri dipendenti con questo lavoro si costruiscono un futuro, una famiglia, la vita: nessuno risparmia su di loro - e aggiunge - Questo, oltre al fatto che serviamo tutti prodotti biologici a chilometro zero e che in alcuni casi arrivano proprio dal quartiere stesso. Siamo un’esperienza locale di qualità e così vogliamo restare: non abbiamo aperto altri punti vendita perché non crediamo nell’industrializzazione e nella filosofia del franchising».

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