Gioco
Trw, la protesta nella fabbrica fantasma
Gli ex dipendenti (con i sindacati) tornano nello stabilimento. «Pronti anche ad occuparlo. È perfetto per nuove attività»
LIVORNO. «Siamo pronti a tutto, anche in estrema ipotesi ad occupare quel che resta della fabbrica se entro settembre o ottobre non si smuoverà qualcosa. Chiediamo che questi cinquantacinquemila metri quadrati coperti che hanno dato lavoro a migliaia di persone e che varranno al massimo 10 milioni di euro, siano ricomprati dallo Stato e inseriti nell’accordo di programma delle Aree di crisi complesse». I sindacati dei metalmeccanici, Fim, Fiom e Uilm, concludono così la loro iniziativa per richiamare l’attenzione di istituzioni e non solo sui capannoni scarnificati della ex Spica, poi ex Delphi e infine ex Trw che danno un’aria post industriale a via Enriques che mette i brividi. Sullo sfondo si vede la Grandi Molini Italiani, in crisi, e a un palmo di naso ci sono le ex Ceramiche Industriali. Poco più avanti l’ex Italoil, dove Asa dovrebbe trasferirci il Rivellino.
Migliaia di metri quadri di aree logisticamente perfette per qualsiasi attività: dalla ferrovia al porto tutto è a un passo. Di lavoro però manco l’ombra sotto il torrido sole di questo agosto che segna undici anni dalla chiusura della Delphi e tre dalla Trw. In quattrocento sono ancora disoccupati e alcuni di loro ieri si sono presentati a quelli che una volta erano i cancelli di ingresso di quella che fu un’azienda di componentistica auto, ora ridotti a una rete visto che «pure quelli sono stati venduti – spiega Franco Rossi della Uilm – come tutto quello che aveva un qualche valore, da parte una società del nord che ha dismesso l’impianto». «Non c’è più niente – prosegue – dagli infissi, ai tubi, agli impianti elettrici. Inoltre, a noi risulta che anche per la bonifica, cinquanta pozzi da pompare in tutto, ci si sia fermati a marzo (ad inizio luglio l’amministrazione ha detto che è stata chiesta una proroga fino all’estate del 2018 per terminarla ndr)». Non solo. «Dentro il capannone della ex Trw – continua Rossi – c’è un deposito di gas: come verrà smaltito? I tetti sono di amianto, prima con Trw aperta venivano fatta la manutenzione, ora chi vigila? Noi vogliamo sapere in sostanza se qualcuno controlla su ciò che accade qui dentro, perché a noi risulta che non sia mai stata fatta un’ispezione durante l’anno in cui la ditta che ha dismesso l’impianto ci ha lavorato».
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Con Rossi c’erano anche Cristian Lubrano (Fim), Alessandro Meini (Fiom), Fabrizio Zanotti (Cgil) e Sergio Muzi, responsabile Pd di porti-infrastrutture. Di Zanotti le parole più preoccupanti, comunque avallate da tutti gli altri: «C’è un clima sociale teso, si stanno creando guerre tra poveri. Non solo tra chi ha contratto a tempo indeterminato e quelli che lo hanno a tempo determinato. Ma a scendere tra chi lo ha determinato e chi non lo ha e ancora sotto, tra chi pensa che il lavoro glielo rubi qualcun’altro». Un clima di tensione che è palpabile all’interno degli ex dipendenti Trw, che ancora sperano in qualche intuizione in grado di risolvere almeno in parte i loro problemi. Idee in questo senso ci sono del resto. «Queste aree sono perfette per qualsiasi attività produttiva, ma anche non produttiva - riprende appunto Zanotti - A noi interessa che generi lavoro, meglio spendere per comprarle e portarci lavoro, che in ammortizzatori sociali. Oltre a queste aree a Livorno ci sono quelle dismesse di Enel, Giolfo e Calcagno, per non parlare della ex Carbochimica. Qui all’ex Trw si può pensare anche a suddividerla l’area dopo averla rimessa a posto magari reimpiegando gli ex lavoratori». Troppi anni sono passati senza che nulla accadesse e finiti gli ammortizzatori sociali restano a terra disoccupati anche delle categorie protette, gente che ha 55-60 anni e che non sa come mettere insieme il pasto con la cena. «Noi ci prendiamo anche gli schiaffi da queste persone – rincara la dose Zanotti – e le capiamo. Ma così non si può andare avanti, siamo pronti a settembre – ottobre a intraprendere qualsiasi tipo di iniziativa su queste aree». Aree, quelle ex Delphi e Trw di proprietà, va ricordato, di un’immobiliare legata alla Fiat, la Realty One.
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