Il Tirreno

Livorno

Incendio in un appartamento nella Torre occupata alla Cigna: donna gravissima

Gianni Tacchi
Il cane salvato (Marzi/Pentafoto)
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Il cane salvato (Marzi/Pentafoto)

Livorno, la 53enne ha riportato ustioni sull'80% del corpo. E i vigili del fuoco e i volontari della Svs riescono a salvare il suo cane

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LIVORNO. Incendio all'interno della Torre della Cigna, palazzo una volta sede dell'Agenzia delle entrate e del Catasto, ora occupato da quasi 60 famiglie. Le fiamme sono divampate tra le 7,20 e le 7,30 di mercoledì 2 agosto in una stanza trasformata in una camera da letto, al terzo piano della struttura: dentro c'era una donna, insieme al suo cane, che è stata  soccorsa e portata all'ospedale. La donna, una livornese di 53 anni, ha riportato ustioni sull'80% del corpo: le sue condizioni di salute sono gravissime e verrà trasferita in un centro specializzato per grandi ustionati, probabilmente a Pisa.

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Sul posto, in via Campo di Marte, sono intervenute due ambulanze della Svs, che hanno soccorso subito la ferita, e i vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme. Presente anche un'ambulanza veterinaria, sempre della Svs, per le cure al cane. Momenti di paura tra le oltre 200 persone che vivono tra i piani della Torre, occupata da oltre un anno. Ancora da chiarire le cause dell'incendio.

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«Quanto successo alla Cigna è una vera e propria tragedia - ha detto il sindaco Filippo Nogarin - sono vicino alla donna che è rimasta coinvolta nell’incendio e garantisco che verrà fatta chiarezza al più presto sulle cause dell’incidente. È del tutto evidente, però, che va fatta al più presto una valutazione delle condizioni di sicurezza della Torre, che ospita quasi 60 famiglie e che è di proprietà privata. Ho avuto un primo confronto con i vigili del fuoco che mi hanno rassicurato sul fatto che si tratta di un episodio circoscritto al terzo piano dell’immobile, tanto che è stato interdetto l’accesso solo a un’area limitata, in modo da non mettere in difficoltà il resto degli occupanti». Poi il sindaco ha aggiunto: «È necessaria una riflessione più ampia, in una città che detiene il poco lusinghiero record di sfratti per morosità incolpevole e che in meno di dieci anni ha visto il proprio patrimonio abitativo pubblico ridursi da 12mila a 8mila unità. Noi abbiamo fermato l’emorragia di case, contrastato i furbetti degli alloggi popolari e cominciato ad assegnarli a chi ne ha davvero diritto, ma la domanda supera di gran lunga l’offerta. È un circolo vizioso che necessita di misure straordinarie, a partire da una legge seria sull’autorecupero, altrimenti i Comuni rimarranno sempre con le spalle al muro a combattere da soli un’emergenza senza precedenti».

 

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