Toscana
C’era una volta il Mercatino Americano, ora abbandonato dalla città
Livorno, presenze ai minimi storici, nuove spese, dubbi sul futuro della concessione. Operatori preoccupati nonostante l’atmosfera caratteristica sia intatta
LIVORNO. Parafrasando il capolavoro di Sergio Leone, potremmo titolare: c’era una volta il Mercatino Americano. Una storia d’altri tempi ormai, iniziata con il contrabbando di sigarette e roba varia d’Oltreoceano e finita dentro box in lamiera per lo più chiusi, sistemati in un angolo remoto della città e reso negli anni ancora più inaccessibile, visto che sono stati tagliati tutti i parcheggi. Una storia di polemiche, di promesse fatte e non mantenute, ma anche di fama, anni gloriosi, di tradizione e particolarità. Una storia che ricorda davvero un film hollywoodiano di ascesa e declino, ma che è tutta livornese. Peccato che, a quanto sembra, Livorno se ne sia dimenticata.
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Gli anni Ottanta-Novanta, quelli in cui se un forestiero toscano diceva «sono andato a Livorno» gli amici gli rispondevano «sei passato dal Mercatino Americano?», oggi sembrano lontanissimi. Era quella la principale attrazione cittadina: più della Venezia, più del mare. Oggi invece è un susseguirsi di saracinesche abbassate, allineate all’interno di grate in acciaio che separano i parcheggi di Porto 2000, uno dei quali era proprio a disposizione delle bancarelle fino a poco tempo fa. Il punto di contatto tra passato e presente è la merce esposta da chi ha aperto, ancora unica e caratteristica come vent’anni fa. La tenuta mimetica è su ogni tipo di capo d’abbigliamento: dai pantaloni ai cappelli, dai guanti alle magliette. Le camice di lino colorate si mescolano a pesanti cappotti della Marina, le t-shirt ben piegate richiamano le fantasie più svariate, sistemate accanto a cannocchiali militari, occhiali da sole a goccia, modelli di soldati fino a una Vespa 50 che ricorda molto l’Italia del boom.
Il Tirreno arriva al Mercatino intorno alle 10,30: orario in cui dovrebbero aprire molte delle bancarelle ancora presenti. E nel corso dei minuti lo faranno. Una famiglia straniera si avventura in uno dei due corridoi della struttura, curiosando in giro. I prezzi del resto sono abbordabili: “magliette a 10 euro”, recita un cartello. «Ho abbassato i prezzi perché c’è davvero poca gente in giro e provo a conquistare i pochi che passano», spiega il commerciante. Poco distante qualcuno sta fischiettando “oh mia bela madunina”, catturando l’attenzione di una coppia di Padova: gli unici altri due turisti presenti a quell’ora. Non compreranno nulla da quella bancarella, né dalla seconda che visiteranno, nonostante gli venga mostri il modellino di un paracadutista dell’esercito. L’uomo però proverà una camicia con il colletto coreano e dopo essersi specchiato deciderà di comprarla. «Arrivederci e grazie», dicono i padovani per poi andarsene. E i corridoi tornano vuoti. «Quest’anno è un disastro - spiega uno dei commercianti, Gaetano Salvi - Il problema è che proprio non c’è gente. Ci hanno tagliato fuori». Il riferimento è al parcheggio chiuso lo scorso anno e alle promesse non mantenute.
Per capire come si è arrivati alla situazione attuale dobbiamo tornare al 2009, quando ai commercianti viene chiesto con determinate garanzie di traslocare vicino al porto lasciando libera piazza XX Settembre, dov’era nato nel dopoguerra rivedendo di contrabbando sigarette, abiti e beni di prima necessità lasciati dagli Alleati. Tra le garanzie, quella di avere a disposizione un grande parcheggio accanto ai box, così da rendere ben usufruibile il Mercatino. E per qualche anno è stato così. Lo stesso ha fatto il coinvolgimento con Effetto Venezia. Ma poi le cose sono cambiate bruscamente. «Dallo scorso anno Porto Duemila ha chiuso il parcheggio per le nuove norme di sicurezza e ora è impossibile venire qua in macchina», spiega Piero Salvini, presidente del consorzio del Mercatino. «Nel 2009 ci proposero di trasferirci qua come attrazione per quei turisti che dovevano prendere il traghetto per la Sardegna o la Corsica, facendo passare loro un paio d’ore - continua - Noi abbiamo accettato e investito dei soldi. Ma ora con le grate siamo tagliati fuori dal porto e dai turisti. Non riusciamo a parlare con nessuno: né l’Autorità Portuale, né il Comune. Neanche i livornesi ci sostengono come un tempo. La città ci ha abbandonato».
Eppure ci sarebbero argomenti da trattare. Il pagamento pregresso dell’Imu, ad esempio, che i commercianti contestano visto che non sono i proprietari. Ma soprattutto, c’è da discutere il rinnovo delle concessioni con - appunto - la proprietà che è l’Authority, in scadenza per il 2019. «Se non verranno rinnovate, saremo in mezzo alla strada», continua Salvini. Ecco allora tornare in voga la possibilità, già ventilata, di un ritorno in Piazza XX Settembre. «Quella o un altro posto non cambia, ma da qua dobbiamo andarcene: ormai siamo tagliati fuori» dice Salvi. Il presidente, invece, non è d’accordo. «Qua o in un altro posto non cambia, dipende da come lavoriamo. Ma serve un rilancio con l’aiuto delle istituzioni», dice. La divisione tra i venticinque commercianti ancora attivi è netta e la discussione interna è avviata. Peccato però che, dal di là della strada, dove inizia Livorno, nessuno l’ascolti.
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