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Livorno

In autunno una grande fase di ascolto

In autunno una grande fase di ascolto

LIVORNO. «Potrebbe risultare sorprendente, sopratutto agli occhi di un cittadino "normale", che ancora dopo la fine del congresso nazionale del Pd si debba ricorrere all'uso delle mozioni per portare...

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LIVORNO. «Potrebbe risultare sorprendente, sopratutto agli occhi di un cittadino "normale", che ancora dopo la fine del congresso nazionale del Pd si debba ricorrere all'uso delle mozioni per portare avanti intenti politici lontani dall'auspicabile e sano confronto interno al partito». È con questa premessa che, con una nota ufficiale, entrano nel dibattito sul (non) congresso i rappresentanti della mozione Renzi, che lo scorso aprile, alla viglia delle primarie nazionali, è stata presentata in città dalla capolista Sandra Scarpellini, dall’assessore colligiano Riccardo Demi e dal segretario dell’unione comunale Federico Bellandi.

«Il congresso nazionale – è la premessa – si è chiuso, anche a Livorno e provincia, con un esito netto ed inequivocabile: la conferma di Renzi segretario. Non solo: senza inutili ipocrisie questo risultato ha certificato la debolezza politica della mozione Orlando, che però ostinatamente pare essere ancora in fase di congresso. È in questa chiave che rischia di farsi leggere l'iniziativa polemica della mozione Orlando circa l'individuazione della data dei congressi cittadino e territoriale».

«Il contestare una norma statutaria, chiara, in merito alla durata degli organi di partito, denunciando una gestione padronale – si legge nella nota ufficiale – suggerisce in realtà proprio il tentativo di un sovvertimento che poco ha a che fare con la democrazia di partito e che certo non appartiene a chi ha sostenuto la mozione Renzi. Gli ultimi congressi locali hanno una particolarità che la mozione Orlando evita di citare: i segretari sono stati eletti con primarie aperte e chi li ha votati lo ha fatto consapevole di affidare loro un mandato corrispondente a un determinato tempo. Evidentemente agli stessi nostri compagni di partito è sfuggito il fatto che determinare anzitempo una esperienza voluta anche dagli elettori, con numeri ampi rispetto alla sola platea degli iscritti, sarebbe un discreto vulnus democratico. Molto pericoloso».

La raccomandazione è questa: «Per fare un servizio vero alla città, alla provincia e al Paese, è bene concentrarsi sulle questioni che interessano davvero ai cittadini». E «gli organi di partito hanno tutte le possibilità di discutere di programmi. Così come gli organismi elettivi hanno tutto il diritto di sfiduciare i segretari». «Questo – viene evidenziato – è un atto politico, chiaro. Si presenta una mozione e la si vota in modo palese. Ci si assume cioè una responsabilità politica, cosa molto diversa dalle polemiche pretestuose sullo statuto, per altro linearmente applicato. Ma questo è un inciso volto solo a precisare, a chi avesse voluto farlo, che non importa forzare le regole per giustificare un percorso politico che potrebbe essere legittimamente abbracciato in qualsiasi momento. Non vuol essere invece un modo semplicistico per derubricare i temi che stanno intorno al congresso e affondare una giusta e auspicabile fase di discussione».

Il richiamo al progetto di città e territorio fatto dalla mozione Orlando, viene quindi sottolineato, «è l'unico nostro vero interesse»: «Come sostenitori di Matteo Renzi e Maurizio Martina possiamo garantire la massima volontà di discutere in merito alle questioni come palesato a più riprese dai segretari Bacci e Bellandi, fin dall'assemblea degli iscritti dello scorso 16 maggio, con l'obiettivo di giungere in autunno a un momento di definizione di una piattaforma programmatica che garantisca una solida base di partenza in vista delle amministrative».



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