Il Tirreno

Livorno

I renziani si spaccano sul (non) congresso

di Juna Goti
I renziani si spaccano sul (non) congresso

I volti della mozione Renzi: «Confrontarsi sulla città senza forzare le regole». Ma una cinquantina di iscritti alza la voce

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Da una parte si chiede di lasciar perdere i posizionamenti interni e di concentrarsi su ciò che «interessa davvero i cittadini». Dall’altra (con un documento firmato da una cinquantina di iscritti) si dice di voler andare a congresso proprio per aprire un dibattito su quello che interessa alla gente. Parlare di città, porto, lavoro, e arrivare per tempo a costruire «processi di unità nell’arco delle forze di centrosinistra» – alleanze – in vista delle amministrative. È proprio guardando alle prossime elezioni che la vicenda del mancato congresso a ottobre del Pd assume un significato che va oltre i tecnicismi di partito. Il fronte renziano si è spaccato in due. Ieri i rappresentanti della “mozione Renzi”, come l’assessore colligiano Demi, hanno inviato una nota ufficiale per ribadire che a ottobre il Pd livornese non andrà a congresso perché non è previsto dalle regole; che chi vuole può sempre sfiduciare i segretari Bacci e Bellandi, ma assumendosene la responsabilità; che l’impegno è ad aprire un ampio dibattito che porti in autunno a una “piattaforma programmatica” per provare a riprendere il Comune conquistato nel 2014 dai 5 Stelle. La posizione ufficiale dei reziani punta a rispondere agli orlandiani, ma nello stesso giorno è proprio un nutrito gruppo di altri sostenitori di Renzi a mettersi di traverso con una “contro-nota”: 46 nomi che chiedono di non «blindare dall’alto i gruppi dirigenti». E in tre parole: vogliono i congressi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web