Lutto
L’altolà di Bacci e Bellandi «No alla conta interna al Pd»
I due segretari “dem”: «La direttiva nazionale non prevede il congresso ma dopo la Festa faremo una grande campagna di ascolto». Riunito l’esecutivo
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Annunciano una «grande campagna di ascolto» dopo la Festa dell’Unità. Ma sul congresso sono chiari: non è previsto e non si farà. Il segretario territoriale e il segretario comunale del Pd, Lorenzo Bacci e Federico Bellandi, ieri hanno scritto una nota a doppia firma dopo che domenica sera Bacci ha riunito in via straordinaria la sua segreteria.
Al centro i congressi che in autunno saranno organizzati in gran parte di Italia ma non a Livorno, dove i vertici del Pd (che restano in carica quattro anni) sono stati eletti nel 2014 e nel 2015. Lo ha annunciato pochi giorni fa il vicesegretario regionale Antonio Mazzeo rispondendo a una domanda del Tirreno, e in una parte degli iscritti livornesi (il fronte orlandiano ma anche qualche renziano) si sono accese le polemiche.
Bacci e Bellandi, dopo l’esecutivo, aprono il loro intervento sottolineando di «prendere atto della direttiva nazionale del Pd» che sancisce che «si svolgeranno i congressi di circolo e di federazione con scadenza dell'assemblea nell'autunno 2017». Considerato che i rispettivi mandati scadranno nel dicembre 2018 e nel marzo 2019, scrivono così di ritenere che la situazione, «lineare nella sua lettura», «non possa essere pretestuosamente piegata ad hoc sulla base di letture di parte, alimentate da mozioni congressuali legate alla fase nazionale che si è chiusa il 30 aprile, o da esponenti di partito che non perdono occasione, fin dal dicembre 2014 e dal marzo 2015, data di elezione con primarie aperte degli attuali segretari, di delegittimare le scelte del gruppo dirigente». «Con estrema apertura – riprendono –, già nelle scorse settimane il livello territoriale ha avviato un percorso di confronto e verifica sui progetti relativi ai vari livelli comunali. Già è stata prevista in autunno una fase analoga per Livorno». Obiettivo: «sfruttare il prossimo periodo non come l'ennesima fase per una conta interna o riposizionamenti finalizzati solo alla scelta di candidature e posizioni di potere, ma come momento di confronto, riflessione nel merito delle questioni concrete che riguardano il futuro del nostro territorio». Subito dopo la Festa, fanno così sapere, «si procederà nel portare avanti una grande campagna d'ascolto e di programmazione per arrivare ai futuri congressi più forti e per poter contare su una sintesi progettuale definita in vista delle amministrative».
Una posizione che continua a non convincere prima di tutto gli orlandiani, come evidenzia il membro dell’esecutivo Federico Mirabelli: «Oggi siamo in un'altra fase politica, quella che traguarda alle amministrative. È giusto aprire una discussione congressuale per definire un progetto politico per i nostri territori. Pensare di posticipare questo confronto tra fine 2018 e inizio del 2019 è un grave errore: in quel momento dovremo aver chiuso il programma elettorale, costruito una coalizione e definito le primarie per le candidature a sindaco, invece ci troveremo a fare un congresso».(j.g.)
Al centro i congressi che in autunno saranno organizzati in gran parte di Italia ma non a Livorno, dove i vertici del Pd (che restano in carica quattro anni) sono stati eletti nel 2014 e nel 2015. Lo ha annunciato pochi giorni fa il vicesegretario regionale Antonio Mazzeo rispondendo a una domanda del Tirreno, e in una parte degli iscritti livornesi (il fronte orlandiano ma anche qualche renziano) si sono accese le polemiche.
Bacci e Bellandi, dopo l’esecutivo, aprono il loro intervento sottolineando di «prendere atto della direttiva nazionale del Pd» che sancisce che «si svolgeranno i congressi di circolo e di federazione con scadenza dell'assemblea nell'autunno 2017». Considerato che i rispettivi mandati scadranno nel dicembre 2018 e nel marzo 2019, scrivono così di ritenere che la situazione, «lineare nella sua lettura», «non possa essere pretestuosamente piegata ad hoc sulla base di letture di parte, alimentate da mozioni congressuali legate alla fase nazionale che si è chiusa il 30 aprile, o da esponenti di partito che non perdono occasione, fin dal dicembre 2014 e dal marzo 2015, data di elezione con primarie aperte degli attuali segretari, di delegittimare le scelte del gruppo dirigente». «Con estrema apertura – riprendono –, già nelle scorse settimane il livello territoriale ha avviato un percorso di confronto e verifica sui progetti relativi ai vari livelli comunali. Già è stata prevista in autunno una fase analoga per Livorno». Obiettivo: «sfruttare il prossimo periodo non come l'ennesima fase per una conta interna o riposizionamenti finalizzati solo alla scelta di candidature e posizioni di potere, ma come momento di confronto, riflessione nel merito delle questioni concrete che riguardano il futuro del nostro territorio». Subito dopo la Festa, fanno così sapere, «si procederà nel portare avanti una grande campagna d'ascolto e di programmazione per arrivare ai futuri congressi più forti e per poter contare su una sintesi progettuale definita in vista delle amministrative».
Una posizione che continua a non convincere prima di tutto gli orlandiani, come evidenzia il membro dell’esecutivo Federico Mirabelli: «Oggi siamo in un'altra fase politica, quella che traguarda alle amministrative. È giusto aprire una discussione congressuale per definire un progetto politico per i nostri territori. Pensare di posticipare questo confronto tra fine 2018 e inizio del 2019 è un grave errore: in quel momento dovremo aver chiuso il programma elettorale, costruito una coalizione e definito le primarie per le candidature a sindaco, invece ci troveremo a fare un congresso».(j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
