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Appropriazione indebita di 270mila euro e autoriciclaggio, 3 società nei guai e 8 persone denunciate
Livorno, l'operazione è stata portata avanti dalla guardia di finanza: i dettagli
LIVORNO. Appropriazione indebita di 270mila euro e autoriciclaggio di capitali illeciti: denunciate 8 persone e sequestro di immobili e quote sociali. Questo l'esito dell'operazione portata avanti dai finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza, su ordine della Procura della Repubblica.
ALL'INIZIO FU BANCAROTTA FRAUDOLENTE. Il provvedimento arriva dopo un primo sequestro preventivo, nel mese di maggio, disposto dallo stesso giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti per i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, commessi da 5 persone soggetti, tra loro legati da vincoli di parentela. In particolare, erano stati sottoposti a vincolo circa 370 mila euro in denaro, di cui 14 mila euro rinvenuti nelle abitazioni degli indagati e circa 350 mila euro contenuti in due cassette di sicurezza, somme frutto di illeciti per circa 200 mila euro avvenute dalle casse di due società fallite operanti nel settore delle costruzioni edilizie.
TRE AZIENDE E 8 PERSONE NEI GUAI. Le successive indagini dirette da Massimo Mannucci e sviluppate dai militari delle Fiamme Gialle hanno consentito di appurare ulteriori illeciti, commessi con il coinvolgimento di altri tre realtà (due con sede a Livorno e uno in provincia di Pisa), sempre operanti nel settore immobiliare e dell’edilizia, con il coinvolgimento a vario titolo di otto persone residenti a Livorno (le forze dell'ordine non hanno riferito le generalità dei denunciati), quattro delle quali già indagate nella prima fase delle indagini.
COME OPERAVANO. Più in dettaglio, tra il 2014 e il 2015 l' amministratore e il socio di una delle società livornesi, facevano fuoriuscire circa 140mila euro dalle casse societarie al solo fine di acquistare all’asta giudiziaria promossa dal Tribunale di Livorno un appartamento che, una volta intestato ad un'altra persona, veniva rivenduto a terzi al prezzo di 195mila euro, con versamento, nel mese di dicembre 2015, del relativo corrispettivo su un conto corrente della stessa persona a cui era stato intestato l'appartamento, appropriandosi così di somme di denaro della società.
Parte di tale somma, circa 87mila euro, veniva utilizzata dagli stessi due indagati per compiere operazioni economiche e speculative di autoriciclaggio, in quanto, nel mese di novembre 2016, è stato emesso un assegno per l’acquisto, nell’ambito di altra procedura esecutiva pendente sempre presso il tribunale labronico, di un’ulteriore unità immobiliare ubicata a Livorno, subito messa in vendita sul mercato al prezzo di 165mila euro.
QUELLE CAUSALI FITTIZIE. Ulteriori irregolarità commesse, quantificate in 78mila euro, sono state commesse dagli otto indagati (quali amministratori di fatto, di diritto o soci delle tre società, ovvero quali intestatari di conti correnti), utilizzando fittizie causali, tra cui “rimborso finanziamento soci” o “compravendita non andata a buon fine”, solo per giustificare somme di denaro da distrarre dalle società e utilizzare per scopi estranei all’attività di impresa. In ragione di tutto questo il giudice ha disposto il sequestro preventivo della casa acquisita all’asta, in quanto prodotto o profitto del reato (valore pari a 165mila euro), oltre ad un ulteriore garage e quote sociali per un valore di 30 mila euro.
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