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Niente congresso nel Pd. E scoppia la polemica

Niente congresso nel Pd. E scoppia la polemica

Gli orlandiani: «Logica padronale, si evita il confronto». Mugugni anche tra i renziani: «Amministrative dietro l’angolo, ci serve»

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LIVORNO. Puntano il dito contro una «decisione calata dall’alto». Chiedono la convocazione degli organi del partito. Vogliono il congresso. Il congresso in autunno, anche a Livorno. Pezzi del Pd ieri sono insorti alla notizia che a ottobre la federazione e l’unione comunale non torneranno nelle mani degli iscritti. E ad alzare la voce non sono stati solo gli orlandiani, come era prevedibile, ma una parte del fronte renziano, che in città guida il partito ma che certo non è un monolite.

Ad aprire il vaso di Pandora sono state le dichiarazioni rilasciate due giorni fa dal vicesegretario regionale del Pd, Antonio Mazzeo, rispondendo a una domanda del Tirreno tra gli stand della Festa dell’Unità. Mazzeo, citando le direttive nazionali del partito (l’ultima circolare è arrivata proprio venerdì) ha fatto sapere che il Pd livornese non andrà a congresso in autunno (come invece farà gran parte delle federazioni italiane) perché la sua federazione e la sua unione comunale non rientrano tra quelle che stanno per arrivare a scadenza naturale: non sono state votate nel 2013, ma nel 2014 e 2015. A congresso andranno quindi solo i circoli.

«Leggiamo stupiti che la segreteria regionale, d'intesa con il segretario territoriale e comunale, propone di rinviare il congresso, con una discutibile interpretazione regolamentare», è stata la reazione firmata dall’area della “mozione Orlando”, che in città ha soprattutto tre volti di riferimento: Giorgio Kutufà, Federico Mirabelli e Jari De Filicaia. «La decisione sorprende anche perché, nell'ultima direzione regionale del 13, parlando dei congressi locali, nessuno aveva fatto cenno a questa eventualità e l'ipotesi di slittamento crea un dannosissimo sovrapporsi di congresso, primarie e campagna elettorale locale». Visto che i mandati di Lorenzo Bacci e Federico Bellandi scadranno nel dicembre 2018 e nel marzo 2019, praticamente in braccio alle amministrative. «Ve lo dico, Nogarin dovrebbe intitolare una strada a chi pensa di fare il congresso nel 2019...», ha ironizzato ieri in un fuorionda De Filicaia.

Mazzeo ha subito tenuto a precisare che «il livello regionale non c’entra con questa decisione, applica il regolamento nazionale». Ma è chiaro che, come dimostrano le reazioni, il nodo per Livorno (la Livorno dei 5 Stelle, che fra due anni tornerà al voto, con il Pd che dovrà scegliere sia i suoi parlamentari che il candidato sindaco) è tutto politico e va oltre le direttive. Considerando che nel frattempo è cambiato un mondo: scissione, premier, referendum. Ma anche che Renzi ha ampiamente rivinto le primarie. «Riteniamo questa scelta assolutamente sbagliata – scrivono gli orlandiani – volta solo ad evitare il confronto interno, con una decisione calata dall'alto». Una «logica padronale che respingiamo, certi che nel partito questi atteggiamenti verranno sconfitti e si creeranno le condizioni di un vero confronto che ponga le basi, al di là degli schieramenti nazionali, per un rilancio del Pd nella provincia», volto a «mantenere le amministrazioni da noi governate e a riconquistare il Comune di Livorno». Le parole si fanno dure: «Fuggire alle verifiche per autoconservazione temiamo abbia un solo risultato: sconfitta e isolamento. Per battere questo e dimostrare che le scelte che riguardano Livorno si prendono qui, chiederemo la convocazione degli organi di partito per ripristinare un corretto percorso congressuale».

Dal fronte renziano, ma non filo-Bacci, sono altrettanto chiari (e duri). «I congressi locali servono per fare una discussione seria sulle esigenze della propria città. Credo che Livorno abbia grande bisogno di discussione», scrive il consigliere comunale Alessio Ciampini postando l’articolo del Tirreno e prima di dire che «andrebbe fatto anche il congresso regionale»: «Le amministrative sono dietro l'angolo, ecco perché abbiamo bisogno come altri, più di altri, di questo passaggio: per dire chiaramente ai nostri concittadini dove andiamo e cosa proponiamo».

Alessio Quintavalle la mette così: «Siamo considerati i bimbi speciali della Toscana, quelli in ritardo di un anno su tutte le cose, su tutti i giochi. Ma si vede, non abbiate paura, si vede». Poi: «A Livorno non farete il congresso. Perfetto, faremo la rivoluzione». Post che ieri in Rete hanno scatenato una pioggia di reazioni, con mille sfumature diverse e una certezza: con il congresso è stato toccato il nervo scoperto.

Juna Goti

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