Italia
«Agenti trattati peggio dei carcerati», a Gorgona via allo sciopero della fame
Livorno, la Fns Cisl annuncia la protesta della polizia penitenziaria contro i tagli e le condizioni nel carcere: «Agenti costretti a pagare le bollette, trattati peggio dei criminali»
LIVORNO. «Quanto accade al personale di polizia penitenziaria in servizio all’isola di Gorgona è impossibile da tollerare perché la percezione dei colleghi di essere trattati peggio degli autori dei peggiori reati contro la società». È l’attacco diretto contenuto in una nota della Fns Cisl, con cui il sindacato annuncia che da domenica 23 luglio gli agenti si “autoconsegneranno” in carcere e inizieranno lo sciopero della fame.
«I poliziotti penitenziari di Gorgona – dice il sindacato – hanno l’unica colpa di essere assegnati sull’unica isola-carcere del Mediterraneo. Senza servizi di alcun tipo (nessun esercizio commerciale, nessun ufficio postale, farmacia, banca, tabaccaio, alimentare) ma obbligati dall’amministrazione, adesso, a organizzarsi con un’unica corsa di collegamento in entrata la mattina (tramite motovedetta del corpo) e un’unica uscita il pomeriggio sempre che la motovedetta non sia in avaria».
In una lunga lettera inviata alla direzione carceraria e alla Prefettura di Livorno sono elencati i punti di questa situazione. C’è il problema che il personale «è diminuito esponenzialmente e in maniera drammatica in questi ultimi anni - si legge - costringendo le forze attuali a carichi di lavoro aumentati a dismisura». Extra che poi non sono mai stato retribuiti, denuncia il sindacato. Ma ci sono anche limitazioni qualitative e quantitative intollerabile», continua la nota. Tanto da doversi pagare affitto e bollette. Gli agenti, si legge, sono «costretti (non esistendo sull’isola abitazioni private da acquistare o prendere in locazione) a dormire in ambienti dell’amministrazione penitenziaria che pretende per questo che paghino il consumo di acqua ed energia elettrica anche se il ministero che li obbliga a stare là». La Fns Cisl sottolinea anche che le autorità livornesi «hanno dichiarato non potabile l’acqua che esce dai rubinetti delle cucine della mensa, per gli agenti devono pagarne i consumi».
Insomma, quella descritta dal sindacato è una situazione molto difficile. Da qui la scelta di iniziare una forma di protesta estrema, conclude il sindacato, dopo «mesi di denunce cadute nel vuoto». Protesta che andrà avanti fino a che non arriverà qualche risposta da parte del ministero o della direzione.
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