Sicurezza
partecipazione
Beni pubblici da salvare, in campo anche i cittadini
Livorno, presentata la bozza finale del regolamento. Il caso delle terme del Corallo e della Casa della Cultura
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. È stata presentata a Villa Letizia la bozza definitiva del regolamento per l'amministrazione condivisa dei beni comuni. Davanti ad associazioni, enti e cittadini privati la vicesindaca Stella Sorgente e il tecnico Massimo Mannoni hanno illustrato il progetto che diventerà definitivo tra pochi giorni.
A breve, i consiglieri che hanno partecipato alla stesura del regolamento lo depositeranno e Livorno sarà uno dei quasi 200 comuni italiani ad avere questo nuovo tipo di organizzazione condivisa dei beni pubblici. «Dalla pulizia di un parco, alla manutenzione di un immobile – ha spiegato Sorgente – sono tanti i settori che rientrano nell'ambito dei beni comuni. E possono essere sia immateriali che materiali. D'ora in poi, grazie al lavoro svolto dalle commissioni e dalla collaborazione di tutti i consiglieri che hanno partecipato alla stesura, sarà possibile intraprendere un percorso che unisca pubblico e privato per risolvere alcune problematiche che riguardano tutti».
L'esempio lampante di come si potrebbero gestire i beni pubblici è alle terme del Corallo. «L'amministrazione non vuole darle in concessione, disinteressandosene per anni. Ma al tempo stesso ha bisogno di associazioni ed enti che si impegnino per la cooperazione. Bisogna costruire un percorso complesso per facilitare le operazioni. Con questo non è che spetterà ai cittadini sostituirsi al Comune. Non vedremo, dunque, i singoli livornesi andare a restaurare gli affreschi delle vecchie terme. Dobbiamo studiare una sorta di cogestione e questo regolamento è lo strumento che dovremo utilizzare».
In questo modo l'amministrazione lancerà una problematica e le varie associazioni potranno intervenire per cercare di risolverla. E, viceversa, se alcuni cittadini proporranno un argomento, troveranno una sponda. «Una cosa che ho in mente da tempo – ha continuato la vicesindaca – riguarda il Cisternino di città, l'ex Casa della Cultura. La passata amministrazione iniziò un percorso compartecipativo, ma poi non se ne fece di niente. Io vorrei ricontattare tutte le persone che si interessarono alla cosa per cercare di aprire questa struttura, affidando in un primo momento la gestione all'amministrazione, per poi studiare in seguito una cogestione affidata ad altri soggetti». È ben spiegato nel regolamento, però, che potranno partecipare ai progetti solamente le associazioni che non hanno scopo di lucro. E, in caso di più domande, l'amministrazione cercherà di far cooperare insieme i diversi soggetti, oppure sarà libera di sceglierne uno.
«Esisterà un ufficio apposito che si occuperà di questo argomento e smisterà le varie domande. Esistono patti semplici, ad esempio la pulizia di un parco pubblico, e patti complessi, come la gestione di immobili. Vogliamo arrivare a un rapporto paritetico tra amministrazione e cittadini».
Nicolò Cecioni
A breve, i consiglieri che hanno partecipato alla stesura del regolamento lo depositeranno e Livorno sarà uno dei quasi 200 comuni italiani ad avere questo nuovo tipo di organizzazione condivisa dei beni pubblici. «Dalla pulizia di un parco, alla manutenzione di un immobile – ha spiegato Sorgente – sono tanti i settori che rientrano nell'ambito dei beni comuni. E possono essere sia immateriali che materiali. D'ora in poi, grazie al lavoro svolto dalle commissioni e dalla collaborazione di tutti i consiglieri che hanno partecipato alla stesura, sarà possibile intraprendere un percorso che unisca pubblico e privato per risolvere alcune problematiche che riguardano tutti».
L'esempio lampante di come si potrebbero gestire i beni pubblici è alle terme del Corallo. «L'amministrazione non vuole darle in concessione, disinteressandosene per anni. Ma al tempo stesso ha bisogno di associazioni ed enti che si impegnino per la cooperazione. Bisogna costruire un percorso complesso per facilitare le operazioni. Con questo non è che spetterà ai cittadini sostituirsi al Comune. Non vedremo, dunque, i singoli livornesi andare a restaurare gli affreschi delle vecchie terme. Dobbiamo studiare una sorta di cogestione e questo regolamento è lo strumento che dovremo utilizzare».
In questo modo l'amministrazione lancerà una problematica e le varie associazioni potranno intervenire per cercare di risolverla. E, viceversa, se alcuni cittadini proporranno un argomento, troveranno una sponda. «Una cosa che ho in mente da tempo – ha continuato la vicesindaca – riguarda il Cisternino di città, l'ex Casa della Cultura. La passata amministrazione iniziò un percorso compartecipativo, ma poi non se ne fece di niente. Io vorrei ricontattare tutte le persone che si interessarono alla cosa per cercare di aprire questa struttura, affidando in un primo momento la gestione all'amministrazione, per poi studiare in seguito una cogestione affidata ad altri soggetti». È ben spiegato nel regolamento, però, che potranno partecipare ai progetti solamente le associazioni che non hanno scopo di lucro. E, in caso di più domande, l'amministrazione cercherà di far cooperare insieme i diversi soggetti, oppure sarà libera di sceglierne uno.
«Esisterà un ufficio apposito che si occuperà di questo argomento e smisterà le varie domande. Esistono patti semplici, ad esempio la pulizia di un parco pubblico, e patti complessi, come la gestione di immobili. Vogliamo arrivare a un rapporto paritetico tra amministrazione e cittadini».
Nicolò Cecioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
