Il Tirreno

Livorno

Truffa milionaria all’invalida, «i soldi spariti investiti in lingotti d’oro»

di Federico Lazzotti
Truffa milionaria all’invalida, «i soldi spariti investiti in lingotti d’oro»

Livorno, indagato finto promotore: si è fatto consegnare l’eredità promettendo una rendita, nei guai anche il figlio accusato di riciclaggio  

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LIVORNO. È il 25 marzo 2016, venerdì santo, quando a casa dell’anziana invalida e del figlio, residenti in un quartiere popolare di Livorno, arriva una cartolina di auguri per l’imminente Pasqua. Il mittente è il sedicente promotore finanziario al quale nell’ultimo anno e mezzo le vittime hanno consegnato una cifra complessiva di quasi un milione di euro, frutto di una eredità ricevuta nel 2014, con la promessa di un altissimo rendimento che però, dal mese precedente, non è stata più corrisposto come pattuito. «Lo cercavamo per avere spiegazioni ma lui non rispondeva mai», hanno raccontato.

A corredo del biglietto, ultima delle beffe, una foto in cui si vede l’uomo in compagnia della famiglia mentre brinda allegramente in un rifugio di montagna. È iniziata pochi giorni dopo, quando madre e figlio si sono presentati con l’avvocato Enrico Longhi negli uffici della sezione di polizia giudiziaria della finanza guidata dal maresciallo Claudio Vallati, l’inchiesta sulla truffa milionaria che tocca Livorno, Roma e la zona dell’avellinese. Ora a distanza di poco più di un anno gli accertamenti investigativi hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Armando Aprile, 58 anni, con l’accusa di truffa aggravata, e del figlio Gianluca, 26, per il quale gli investigatori ipotizzano il reato di riciclaggio: avrebbe ripulito il denaro incassato acquistando lingotti d’oro e versando i soldi su conti correnti per ripulirli e infine girarli di nuovo al padre.

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Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, attraverso le testimonianze delle vittime e i movimenti bancari sono convinti ora di aver ricostruito il sistema del raggiro. A cominciare dall’ottobre 2014 quando Aprile, venuto a conoscenza dell’eredità incassata dalla famiglia attraverso una amicizia comune, ha avvicinato le vittime presentandosi come titolare di una società romana che lavora nel settore del factoring, la Gesticredit Italia spa. Allettati dai facili guadagni prospettati, madre e figlio hanno così accettato la proposta di investimento e affidato una prima tranche dell’eredità, pari a 30mila euro, dietro la promessa di una rendita che effettivamente hanno percepito, da aprile a ottobre 2015, per 210 euro al mese. Un sistema che nell’anno successivo ha convinto le vittime a consegnare, a più riprese, altri assegni per una cifra complessiva di 977 mila euro, addirittura disinvestendo il capitale impiegato per l’acquisto di obbligazioni presso un istituto di credito. Ma gli oltre tremila euro promessi alla fine di ogni mese, dal febbraio 2016 hanno cessato di essere versati e quello che si spacciava per un serio operatore finanziario ha smesso di rispondere al telefono.

«Il fatto – spiegano gli investigatori – è stato commesso nei confronti di persone in precarie condizioni economiche tanto che il raggiro subito le ha ridotte sul lastrisco tanto da non poter neanche pagare più l’affitto della casa dove abitano». È anche per queste circostanze aggravanti che il giudice per le indagini preliminari Marco Saquegna ha disposto il sequestro nei confronti di alcune proprietà del figlio del finto promotore: 10 appartamenti, 7 garage e due negozi situati in provincia di Avellino, a Napoli e a Caserta per un valore complessivo di 947mila euro. «Adesso – spiega l’avvocato delle vittime – spero che i miei clienti possano tornare in possesso del denaro che gli è stato sottratto. Sperando che la Procura non si sia mossa troppo tardi...».
 

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