Gioco
«Paga o lo ammazziamo», ecco le minacce del finto rapimento
di Alfredo Faetti
Livorno, convalidato l’arresto del 43enne livornese che ha inscenato il proprio sequestro. Le indagini proseguono su altre estorsioni subite dalla madre. Rilasciata la trans
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LIVORNO. «Signora deve ricaricare la Postepay di 700 euro sennò prima tagliamo un orecchio a suo figlio e poi gli spezziamo le gambe», si è sentita dire la donna, senza sapere che fosse proprio suo figlio a parlare dietro un finto accento siciliano. In certi momenti, l’uomo ha parlato anche con la sua vera voce, cercando di dare credibilità al finto rapimento. «Mamma ascolta quello che ti dicono e dagli i soldi sennò mi fanno male». Parole terribili che hanno terrorizzato la donna, una 73enne di Livorno, ma che non hanno mai convinto la squadra Mobile della polizia labronica, che ora cerca di andare più a fondo di questa difficile situazione familiare.
Il finto rapimento messo in scena da Joel Jean Orsini, 43 anni di Livorno, per riuscire a estorcere poche centinaia di euro alla madre potrebbero aver aperto uno scorcio di luce tra le tenebre in cui la donna ha vissuto negli ultimi anni. Un periodo terribile, in cui ha visto minacciare il figlio più volte. O così gli ha sempre detto lui. Le indagini, seguite all’arresto avvenuto a Torre del Lago e convalidato ieri dal giudice del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti, adesso mirano proprio a ricostruire queste estorsioni passate, con il forte dubbio che dietro ci sia sempre stata la regia di Orsini.
A muovere le intenzioni del livornese ci sarebbe stata la solita spinta: la cocaina. Lo ha spiegato anche la madre mercoledì in Questura, mentre sporgeva denuncia per quello che riteneva essere il rapimento del figlio. «Dedito al consumo di stupefacenti e frequentante di ambienti malavitosi - si legge negli atti d’indagine - Divenuto preda anche in passato di persone prive di scrupoli che avevano estorto a lui e alla stessa donna ingenti somme di denaro». E se questa è sempre stata la convinzione della madre 73enne, ora c’è l’impressione che in realtà sia sempre stato Orsini a mettere in scena queste minacce.
L’ultima volta però ha esagerato, inscenando il suo rapimento insieme alla trans brasiliana con cui ha una storia d’amore, entrambi finiti nel carcere di Lucca, anche se lei non era del tutto a conoscenza del piano. Il telefono da cui sono partite le chiamate di minaccia era il suo, ma lei stessa ha spiegato di non sapere che Orsini stesse portando avanti questo imbroglio. La stessa versione fornita dal livornese e che ha portato al rilascio della brasiliana, mentre lui resta in carcere per estorsione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il finto rapimento messo in scena da Joel Jean Orsini, 43 anni di Livorno, per riuscire a estorcere poche centinaia di euro alla madre potrebbero aver aperto uno scorcio di luce tra le tenebre in cui la donna ha vissuto negli ultimi anni. Un periodo terribile, in cui ha visto minacciare il figlio più volte. O così gli ha sempre detto lui. Le indagini, seguite all’arresto avvenuto a Torre del Lago e convalidato ieri dal giudice del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti, adesso mirano proprio a ricostruire queste estorsioni passate, con il forte dubbio che dietro ci sia sempre stata la regia di Orsini.
A muovere le intenzioni del livornese ci sarebbe stata la solita spinta: la cocaina. Lo ha spiegato anche la madre mercoledì in Questura, mentre sporgeva denuncia per quello che riteneva essere il rapimento del figlio. «Dedito al consumo di stupefacenti e frequentante di ambienti malavitosi - si legge negli atti d’indagine - Divenuto preda anche in passato di persone prive di scrupoli che avevano estorto a lui e alla stessa donna ingenti somme di denaro». E se questa è sempre stata la convinzione della madre 73enne, ora c’è l’impressione che in realtà sia sempre stato Orsini a mettere in scena queste minacce.
L’ultima volta però ha esagerato, inscenando il suo rapimento insieme alla trans brasiliana con cui ha una storia d’amore, entrambi finiti nel carcere di Lucca, anche se lei non era del tutto a conoscenza del piano. Il telefono da cui sono partite le chiamate di minaccia era il suo, ma lei stessa ha spiegato di non sapere che Orsini stesse portando avanti questo imbroglio. La stessa versione fornita dal livornese e che ha portato al rilascio della brasiliana, mentre lui resta in carcere per estorsione.
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