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Filt: alt a Provinciali «Il lavoro in banchina non va precarizzato»
LIVORNO. Al sindacato non è andata per niente giù l’ipotesi lanciata dal segretario generale dell’Authority Massimo Provinciali di «identificare una possibile terza via nel mercato del lavoro...
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LIVORNO. Al sindacato non è andata per niente giù l’ipotesi lanciata dal segretario generale dell’Authority Massimo Provinciali di «identificare una possibile terza via nel mercato del lavoro portuale» tale da «consentire alle aziende autorizzate art. 16 di fornire anche lavoro a chiamata»: sono «esternazioni inutili e provocatorie», idee che la Filt Cgil giudica «pericolosa e fuorviante in una fase molto delicata della portualità locale, e non solo».
Perché la Filt arriva a definire questa eventualità «pericolosa anche solo come ipotesi di studio»? Il motivo è presto detto: «Qualsiasi percorso che di fatto tenderebbe a liberalizzare il lavoro all’interno del porto, omogeneizzando le caratteristiche dell’art 16 con quelle dell’art. 17, ha già prodotto disfunzioni e drammi sociali che non vogliamo vengano replicati».
Il sindacato Cgil di categoria insiste a parlare di «fase delicata« perché questa – affermano – è «la situazione dei porti di Livorno e Piombino, aggregati nel sistema del Mar Tirreno Settentrionale»: rischiano di attardarsi nei confronti di altri sistemi che «invece sono già molto attivi e strutturati».
A giudizio della Filt, l’ipotesi avanzata dal numero due dell’Authority va considerata «assolutamente impercorribile» e va in «direzione diametralmente opposta» rispetto alle scelte che a livello nazionale si stanno facendo. Il sindacato chiede di fare chiarezza: è una ipotesi «figlia di una convinzione personale dell’attuale segretario generale» o è «frutto di un orientamento anche del presidente Corsini»? Se sì, si aprirebbe «una pagina completamente diversa di relazioni sindacali, sia sul piano locale che nazionale» (sul cui tavolo le strutture «stanno valutando misure molto diverse»).
Al contrario, semmai per la Filt Cgil occorre «maggiore vigilanza sulle attività»: meglio «creare una cornice che crei opportunità anche per le imprese nel rispetto della norma».
In nome della tutela dei lavoratori («per noi obbiettivo primario»), il sindacato ripete che bisogna «evitare assolutamente sconfinamenti pericolosi» per avere «una completa trasparenza e legittimità nei rapporti di appalto fra art. 16 e art. 18 e il ruolo svolto dall’art. 17»: si rischia di avere conseguenze negative in termini di sicurezza e di buona occupazione.
Quanto al fatto che la nuova Authority non è ancora del tutto decollata, la Filt dà la colpa in gran parte a «una diatriba politica locale»: è necessario risolverla «in tempi rapidi», dice il sindacato annunciando che «chiederemo da subito un incontro al Presidente dell’Authority per chiarire come e su quale terreno di confronto vorrà coinvolgere i lavoratori e la Filt-Cgil».
Perché la Filt arriva a definire questa eventualità «pericolosa anche solo come ipotesi di studio»? Il motivo è presto detto: «Qualsiasi percorso che di fatto tenderebbe a liberalizzare il lavoro all’interno del porto, omogeneizzando le caratteristiche dell’art 16 con quelle dell’art. 17, ha già prodotto disfunzioni e drammi sociali che non vogliamo vengano replicati».
Il sindacato Cgil di categoria insiste a parlare di «fase delicata« perché questa – affermano – è «la situazione dei porti di Livorno e Piombino, aggregati nel sistema del Mar Tirreno Settentrionale»: rischiano di attardarsi nei confronti di altri sistemi che «invece sono già molto attivi e strutturati».
A giudizio della Filt, l’ipotesi avanzata dal numero due dell’Authority va considerata «assolutamente impercorribile» e va in «direzione diametralmente opposta» rispetto alle scelte che a livello nazionale si stanno facendo. Il sindacato chiede di fare chiarezza: è una ipotesi «figlia di una convinzione personale dell’attuale segretario generale» o è «frutto di un orientamento anche del presidente Corsini»? Se sì, si aprirebbe «una pagina completamente diversa di relazioni sindacali, sia sul piano locale che nazionale» (sul cui tavolo le strutture «stanno valutando misure molto diverse»).
Al contrario, semmai per la Filt Cgil occorre «maggiore vigilanza sulle attività»: meglio «creare una cornice che crei opportunità anche per le imprese nel rispetto della norma».
In nome della tutela dei lavoratori («per noi obbiettivo primario»), il sindacato ripete che bisogna «evitare assolutamente sconfinamenti pericolosi» per avere «una completa trasparenza e legittimità nei rapporti di appalto fra art. 16 e art. 18 e il ruolo svolto dall’art. 17»: si rischia di avere conseguenze negative in termini di sicurezza e di buona occupazione.
Quanto al fatto che la nuova Authority non è ancora del tutto decollata, la Filt dà la colpa in gran parte a «una diatriba politica locale»: è necessario risolverla «in tempi rapidi», dice il sindacato annunciando che «chiederemo da subito un incontro al Presidente dell’Authority per chiarire come e su quale terreno di confronto vorrà coinvolgere i lavoratori e la Filt-Cgil».
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