Gioco
Degrado sotto i portici di via Grande: è effetto Arlecchino
Livorno, dai cestini di vario genere alle bilance incatenate
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LIVORNO. Eccola lì. Anzi, eccole lì. Le mitiche, come le ha ribattezzate qualche livornese. «Secondo me c’erano da prima delle colonne, forse se le spostano crolla tutto...», scherza una commerciante. A quelle bilance blu - che fanno tanto anni ’50/60 - sparse sotto i portici di via Grande i livornesi hanno fatto l’occhio da tempo, quasi fossero parte del panorama. Pezzi di antiquariato, ma mica ko: se ci metti 50 centesimi ti pesano ancora. L’ago della bilancia si sposta e la tabella sotto ti istruisce su quanto poco sei in forma. Sono allucchettate alle colonne con tanto di catene che abbracciano le mattonelle. Alla base hanno quasi fatto le radici. Un po’ arrugginite. Un po’ annerite da tubi di scappamento e pipì dei cani. Anche un po’ pop. Perché in fondo c’è chi non le vedrebbe neppure male tra un cartello di Clet e un pesce di Pilato, ripulite per una seconda vita in versione artistica. Ma il punto è un altro: come si veste oggi la via dello shopping? Cosa racconta a chi la guarda con occhi di casa o con gli occhiali da sole dei turisti?
Due giorni fa il consiglio comunale ha dato il via libera all’unanimità – fatto abbastanza raro – al nuovo regolamento per l’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercizi di somministrazione. Un testo che ridisegna le regole per molti bar, gelaterie, ristoranti che hanno tavolini, tende e arredi all’esterno dei locali. Obiettivo dichiarato: mettere un po’ d’ordine tra le strade della città.
Un capitolo è stato dedicato proprio a chi si trova sotto i portici, che l’amministrazione dice di voler migliorare sotto il profilo del decoro. Qualche esempio: non saranno «ammessi elementi di delimitazione ad esclusione delle fioriere» e sono previste tende frangisole di colore amaranto. In generale sono previsti arredi in versione «beige unificato» o di «tonalità scura», «preferibilmente di materiale naturale o dall’aspetto naturale» (salvo poi pianificazioni particolari all’interno di quelli che vengono chiamati Piani d’ambito, che ad esempio possono definire regole ad hoc per aree come la Venezia). In ogni caso basta arredi con sponsor, giochi per bambini, contenitori di materiale pubblicitario o distributori di tutto un po’. Chi ha già investito e deve solo rinnovare la sua concessione avrà tempo fino al 31 dicembre del 2018 per mettersi in regola (ma con un incentivo sulla durata del permesso se lo farà subito). Su questo le forze politiche hanno trovato la quadra con le associazioni di categoria.
Ma a oggi l’effetto arlecchino lungo la via-cartolina dello shopping resta. E mica solo, o tanto, per le attività che all’esterno hanno tavolini e arredi, che certo sono da sempre tutti diversi, o quasi: chi ce li ha verde acceso, chi bianchi e neri, chi grigi, chi bianchi con rifiniture floreali, chi rossi, chi di metallo e chi di plastica o di simil paglia. Va detto che i più recenti, che magari sono freschi di investimento, sembrano già essersi mossi nella direzione delle nuove regole. Quello che negli anni non è mai cambiato, nonostante i ripetuti annunci e sforzi (fino a “Pensiamo in Grande” della precedente giunta), è l’effetto arlecchino dei portici, in parte privati e in parte pubblici. Portico che vai, luci e pavimentazione (e buca, con il suo segnalatore di pericolo) che trovi: gommata scura o intagliata, con sfumature diverse, dal bianco all’amaranto.
Va detto che alcuni tratti, con il nuovo sistema di spazzamento, risultano più puliti rispetto al passato, come hanno fatto notare anche residenti e commercianti che a maggio hanno partecipato al Caffè Tirreno in piazza Grande. Ma il nero di tante colonne che separano la passeggiata dalle auto non è il massimo, così come gli angoli macchiati di pipì. Di fioriere e piante ce n’è per tutti i gusti: oleandri , qualche vaso sistemato artigianalmente a tetris, un paio di palme ingiallite. Ma a raccontare di più gli strati del tempo sono i cestini: quelli dell’era dei portafiori gialli, rossi o oro trasformati in contenitori di tutto un po’, quelli grigi e amaranto anti-gabbiani, quelli che ora servono per la differenziata. Il welcome ai turisti che arrivano dai Quattro Mori, però, lo dà un giardino fiorito che mette il buonumore: lo ha preso in adozione il Rotary. Dentro la rotatoria.
Juna Goti
Due giorni fa il consiglio comunale ha dato il via libera all’unanimità – fatto abbastanza raro – al nuovo regolamento per l’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercizi di somministrazione. Un testo che ridisegna le regole per molti bar, gelaterie, ristoranti che hanno tavolini, tende e arredi all’esterno dei locali. Obiettivo dichiarato: mettere un po’ d’ordine tra le strade della città.
Un capitolo è stato dedicato proprio a chi si trova sotto i portici, che l’amministrazione dice di voler migliorare sotto il profilo del decoro. Qualche esempio: non saranno «ammessi elementi di delimitazione ad esclusione delle fioriere» e sono previste tende frangisole di colore amaranto. In generale sono previsti arredi in versione «beige unificato» o di «tonalità scura», «preferibilmente di materiale naturale o dall’aspetto naturale» (salvo poi pianificazioni particolari all’interno di quelli che vengono chiamati Piani d’ambito, che ad esempio possono definire regole ad hoc per aree come la Venezia). In ogni caso basta arredi con sponsor, giochi per bambini, contenitori di materiale pubblicitario o distributori di tutto un po’. Chi ha già investito e deve solo rinnovare la sua concessione avrà tempo fino al 31 dicembre del 2018 per mettersi in regola (ma con un incentivo sulla durata del permesso se lo farà subito). Su questo le forze politiche hanno trovato la quadra con le associazioni di categoria.
Ma a oggi l’effetto arlecchino lungo la via-cartolina dello shopping resta. E mica solo, o tanto, per le attività che all’esterno hanno tavolini e arredi, che certo sono da sempre tutti diversi, o quasi: chi ce li ha verde acceso, chi bianchi e neri, chi grigi, chi bianchi con rifiniture floreali, chi rossi, chi di metallo e chi di plastica o di simil paglia. Va detto che i più recenti, che magari sono freschi di investimento, sembrano già essersi mossi nella direzione delle nuove regole. Quello che negli anni non è mai cambiato, nonostante i ripetuti annunci e sforzi (fino a “Pensiamo in Grande” della precedente giunta), è l’effetto arlecchino dei portici, in parte privati e in parte pubblici. Portico che vai, luci e pavimentazione (e buca, con il suo segnalatore di pericolo) che trovi: gommata scura o intagliata, con sfumature diverse, dal bianco all’amaranto.
Va detto che alcuni tratti, con il nuovo sistema di spazzamento, risultano più puliti rispetto al passato, come hanno fatto notare anche residenti e commercianti che a maggio hanno partecipato al Caffè Tirreno in piazza Grande. Ma il nero di tante colonne che separano la passeggiata dalle auto non è il massimo, così come gli angoli macchiati di pipì. Di fioriere e piante ce n’è per tutti i gusti: oleandri , qualche vaso sistemato artigianalmente a tetris, un paio di palme ingiallite. Ma a raccontare di più gli strati del tempo sono i cestini: quelli dell’era dei portafiori gialli, rossi o oro trasformati in contenitori di tutto un po’, quelli grigi e amaranto anti-gabbiani, quelli che ora servono per la differenziata. Il welcome ai turisti che arrivano dai Quattro Mori, però, lo dà un giardino fiorito che mette il buonumore: lo ha preso in adozione il Rotary. Dentro la rotatoria.
Juna Goti
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