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Le Bcc in controtendenza, più sportelli e dipendenti - Tutti i numeri

di Manolo Morandini
Le Bcc in controtendenza, più sportelli e dipendenti - Tutti i numeri

Tutti si sono ridimensionati, loro hanno continuato ad aprire. I dubbi di Bankitalia

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Diminuiscono gli sportelli e i dipendenti. Questa è la regola in tempi di crisi del sistema bancario alle prese con nuovi modelli di business, in grado di recuperare efficienza a fronte di un periodo caratterizzato da bassi tassi d’interesse, elevati costi operativi e credito deteriorato. Eppure in Toscana la galassia del credito cooperativo (Bcc) ha seguito una tendenza opposta. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sull’economia regionale a cura di Banca d’Italia. A fronte di insegne che arretrano l’universo delle Bcc negli ultimi sei anni si è irrobustito. Crescono del 5,8% gli addetti, 2.885 i dipendenti a fine 2016, a fronte di una flessione a livello di sistema del credito regionale del 13, 5%. Analoga la dinamica del numero di sportelli: il calo su scala generale è del 14, 6% tra il 2009 e il 2016, mentre la quota del credito cooperativo passa dal 12, 7% al 16, 8%.

«Le grandi banche stanno rivedendo più rapidamente del mondo del credito cooperativo il proprio modello di business anche sulla scorta delle indicazioni che arrivano dalla Bce – afferma Lorenzo Gai, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Firenze –. Semplicemente significa andare su un modello di banca più digitalizzata, con minor numero di sportelli e con una riduzione dei costi operativi. Questo per raggiungere gli obiettivi di rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione, che indica la Bce come benchmark nell’esercizio della sua attività di supervisione. Basta vedere il piano di Mps che è fatto di robusti tagli alla rete di sportelli e al personale, come la soluzione per le banche venete».

Nell’arco di 6 anni gli effetti delle ristrutturazioni sono visibili. Le insegne presenti con propri sportelli in Toscana sono passate da 115 nel 2009 alle 85 dello scorso anno, e 373 filiali hanno cessato di esistere, grazie anche ad alcune aggregazioni e all’affermarsi dei servizi di banca online. «Un modello di banca sempre più automatizzata e orientata ai servizi di consulenza, più che a quelli tradizionali di sportello, come può essere il versamento di assegni – sostiene il professor Gai –. Ma mentre le grandi banche si muovono decisamente in questa direzione il mondo delle Bcc è legato a un modello di business più tradizionale, che ha nella relazione diretta con la clientela, il cosiddetto localismo bancario, il suo punto di forza». Che aggiunge: «Certamente con il passaggio al gruppo unico, che sia Iccrea o Cassa Centrale, anche il mondo del credito cooperativo recupererà efficienza poiché tante funzioni, a partire da quella dei rischi, verranno accentrate a livello di sistema. E ciascuna Bcc, ancorché rimanga giuridicamente indipendente, avrà un alleggerimento di alcune tipologie di costi».

La galassia delle 58 banche che nel 2009 avevano testa e cuore in Toscana si è ridimensionata a 37 con 24. 128 addetti a fine 2016. Una quindicina le Bcc sparite per effetto dei processi di aggregazione. «C’è un processo concentrazionista in atto nel credito cooperativo – dice Lorenzo Gai –. E tutto lascia supporre che questa spinta continuerà. Vi è la fondata speranza che le banche “sopravvissute” siano più solide ed efficienti, perché si assiste a una significativa riduzione dei costi e a innegabili sinergie da ricavi». Che sottolinea: «La ricerca dell’efficienza è un canone già entrato nel dna delle Bcc, anche perché esse non sono soggetti fuori dal mercato, ma vivono e operano in esso al pari degli altri operatori. Le capogruppo, e Iccrea lo è già, saranno vigilate con gli stessi criteri che la Bce utilizza per esempio per Banca Intesa». E conclude: «Se si considerano le banche con il cuore e la testa in Toscana c’è rimasto assai poco al di fuori del credito cooperativo. Ci sono la Banca Cambiano 1884, ovviamente Mps, ma qui resta da vedere quale sarà il futuro azionariato, e le casse di risparmio di Volterra e San Miniato che versano in acque agitate».

La presentazione di Banca d'Italia


 

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