Gioco
Storia del film “benedetto” dal maestro Furio Scarpelli
di Ursula Galli
I retroscena nel libro di Ghirlanda e Govoni: doveva chiamarsi “Nato da ’n cane”
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LIVORNO. In origine Ovosodo si doveva chiamare “Nato da’n cane”, tipico epiteto livornese per persone senza arte né parte, bastardi di periferia senza alcuna prospettiva. Sempre in origine, Piero e Tommaso, il protagonista proletario e il suo migliore amico del liceo, ricco e mondano, vivevano una delicata e forte attrazione omosessuale, di cui si è però persa traccia della versione finale della sceneggiatura e nel film.
Sono alcune curiosità, del tutto inedite, che si scopriranno nel libro “Ovosodo-la sceneggiatura di Virzì, Bruni e Scarpelli” che le edizioni Erasmo stanno per pubblicare e presentare in occasione del ventennale del film tra i più acclamati di Paolo Virzì. Ventennale che si festeggia con una iniziativa ricca di proiezioni e appuntamenti in Fortezza Nuova organizzata dal The Cage in collaborazione con il Tirreno dal 18 al 24 luglio, un vero e proprio "Villaggio Ovosodo" e persino tour in battello nelle location del film.
I due autori del volume, Massimo Ghirlanda (uno dei fondatori del Centro Studi Commedia all'Italiana di Castiglioncello e docente di storia del cinema) e Federico Govoni (critico cinematografico che si laureò proprio con una tesi su Virzì), partono dal primo abbozzo di script e poi indagano sulla genesi che ha portato alla sceneggiatura finale, alla caratterizzazione definitiva dei personaggi, all’atmosfera complessiva che si respira nel film.
Si soffermano in maniera ampia sul ruolo avuto dal maestro della commedia all’italiana, Furio Scarpelli, che i due giovani autori coinvolsero nel progetto. Attraverso l’analisi puntuale della sceneggiatura dattiloscritta, con a margine le correzioni di Scarpelli scritte a penna, Ghirlanda e Govoni evidenziano la continuità tra l’universo culturale, artistico e politico del loro insegnante alla Scuola di Cinematografia di Roma e quello dei due illustri allievi. Scrive Ghirlanda nell’introduzione del volume: “Quando, nel settembre del 1996, la sceneggiatura di Ovosodo è conclusa, viene consegnata da Bruni e Virzì a Furio Scarpelli. È figlia di un trattamento di una cinquantina di pagine, Nato da un cane, anche se già compare il titolo definitivo in compagnia di altri possibili (La vita di rincorsa, La vita eccezionale di un ragazzo come tanti). La seconda stesura sarà pronta pochi mesi dopo, nel gennaio del ’97, e i due sceneggiatori livornesi inseriscono il nome del maestro accanto al loro.
Scarpelli protesta: “Non mettetemi in mezzo, non è giusto per voi”; asserisce che non può appropriarsi di qualcosa che non è suo: “Mi piacerebbe, ci mancherebbe. Ma insomma avete capito”.
In realtà, evidenzia Ghirlanda, il testo, fin dal principio, ha molto di scarpelliano: ci sono le agre tonalità ereditate dalla commedia all’italiana, una certa idea del racconto, l’ingente tradizione europea del romanzo di formazione (a partire da Dickens), la limpida visione politica ed esistenziale che il cosmo non è a misura d’uomo.
E molto forte il contributo di Scarpelli nel delineare il ritratto di Giovanna, la professoressa che ha un ruolo fondamentale nella formazione di Piero, ma che sarà sedotta e abbandonata dall'affascinante e inaffidabile Tommaso.
Il che non vuol dire che gli “allievi” Virzì e Bruni siano meno bravi. Anzi. “Ci sono diversi passaggi – evidenzia Ghirlanda - che rivelano la perizia narrativa dei due allievi. Nel cogliere alcuni delicatissimi momenti della pubertà, in cui il protagonista non solo ricerca un’identità sessuale non corrispondente a nessuno dei comportamenti che gli si offrono davanti, ma soprattutto vive l’urgenza di guardarsi dentro e capirsi, in quanto parte di un mondo ostile, che non tollera incertezze o cedimenti alla leziosità: “Un congiuntivo in più ed eri bollato per sempre come finocchio” è una delle battute più belle consegnate dal testo al film”.
Arricchiscono il libro i contributi di Marco Sisi, sui luoghi visitati dalla pellicola, e di Giacomo Scarpelli, figlio di Furio, con una breve riflessione che muove dal Gran Premio della Giuria che il film vinse nel 1997 a Venezia.
Il volume presenta anche alcuni disegni di Paolo Virzì e foto di scena inedite di Italo Tonni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono alcune curiosità, del tutto inedite, che si scopriranno nel libro “Ovosodo-la sceneggiatura di Virzì, Bruni e Scarpelli” che le edizioni Erasmo stanno per pubblicare e presentare in occasione del ventennale del film tra i più acclamati di Paolo Virzì. Ventennale che si festeggia con una iniziativa ricca di proiezioni e appuntamenti in Fortezza Nuova organizzata dal The Cage in collaborazione con il Tirreno dal 18 al 24 luglio, un vero e proprio "Villaggio Ovosodo" e persino tour in battello nelle location del film.
I due autori del volume, Massimo Ghirlanda (uno dei fondatori del Centro Studi Commedia all'Italiana di Castiglioncello e docente di storia del cinema) e Federico Govoni (critico cinematografico che si laureò proprio con una tesi su Virzì), partono dal primo abbozzo di script e poi indagano sulla genesi che ha portato alla sceneggiatura finale, alla caratterizzazione definitiva dei personaggi, all’atmosfera complessiva che si respira nel film.
Si soffermano in maniera ampia sul ruolo avuto dal maestro della commedia all’italiana, Furio Scarpelli, che i due giovani autori coinvolsero nel progetto. Attraverso l’analisi puntuale della sceneggiatura dattiloscritta, con a margine le correzioni di Scarpelli scritte a penna, Ghirlanda e Govoni evidenziano la continuità tra l’universo culturale, artistico e politico del loro insegnante alla Scuola di Cinematografia di Roma e quello dei due illustri allievi. Scrive Ghirlanda nell’introduzione del volume: “Quando, nel settembre del 1996, la sceneggiatura di Ovosodo è conclusa, viene consegnata da Bruni e Virzì a Furio Scarpelli. È figlia di un trattamento di una cinquantina di pagine, Nato da un cane, anche se già compare il titolo definitivo in compagnia di altri possibili (La vita di rincorsa, La vita eccezionale di un ragazzo come tanti). La seconda stesura sarà pronta pochi mesi dopo, nel gennaio del ’97, e i due sceneggiatori livornesi inseriscono il nome del maestro accanto al loro.
Scarpelli protesta: “Non mettetemi in mezzo, non è giusto per voi”; asserisce che non può appropriarsi di qualcosa che non è suo: “Mi piacerebbe, ci mancherebbe. Ma insomma avete capito”.
In realtà, evidenzia Ghirlanda, il testo, fin dal principio, ha molto di scarpelliano: ci sono le agre tonalità ereditate dalla commedia all’italiana, una certa idea del racconto, l’ingente tradizione europea del romanzo di formazione (a partire da Dickens), la limpida visione politica ed esistenziale che il cosmo non è a misura d’uomo.
E molto forte il contributo di Scarpelli nel delineare il ritratto di Giovanna, la professoressa che ha un ruolo fondamentale nella formazione di Piero, ma che sarà sedotta e abbandonata dall'affascinante e inaffidabile Tommaso.
Il che non vuol dire che gli “allievi” Virzì e Bruni siano meno bravi. Anzi. “Ci sono diversi passaggi – evidenzia Ghirlanda - che rivelano la perizia narrativa dei due allievi. Nel cogliere alcuni delicatissimi momenti della pubertà, in cui il protagonista non solo ricerca un’identità sessuale non corrispondente a nessuno dei comportamenti che gli si offrono davanti, ma soprattutto vive l’urgenza di guardarsi dentro e capirsi, in quanto parte di un mondo ostile, che non tollera incertezze o cedimenti alla leziosità: “Un congiuntivo in più ed eri bollato per sempre come finocchio” è una delle battute più belle consegnate dal testo al film”.
Arricchiscono il libro i contributi di Marco Sisi, sui luoghi visitati dalla pellicola, e di Giacomo Scarpelli, figlio di Furio, con una breve riflessione che muove dal Gran Premio della Giuria che il film vinse nel 1997 a Venezia.
Il volume presenta anche alcuni disegni di Paolo Virzì e foto di scena inedite di Italo Tonni.
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