Il Tirreno

Livorno

Finge il suo rapimento per 500 euro: arrestato per estorsione verso la madre

La polizia
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La polizia

Un 43enne livornese con la complicità di una trans brasiliano ha chiesto da prima un riscatto di 1.000 euro, poi è sceso fino a 360. Nei guai anche un kebab coinvolto a sua insaputa nell'accaduto

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LIVORNO. Le telefonate erano spaventose, condite da minacce di sventramento e mutilazioni. Ma il finto accento siciliano ha destato subito dei dubbi nei poliziotti della Squadra Mobile, accentuati poi dal calo repentino dalla richiesta di riscatto, scesa da 1.000 a 360 euro nel giro di una telefonata. Un 44enne livornese, tossicodipendente, è stato così arrestato per estorsione dopo aver finto il suo rapimento così da strappare dei soldi alla madre 74enne, con la complicità di una trans brasiliana di 24 anni (legato al livornese da una storia d’amore) e di un pakistano di 33 anni, coinvolto «ingenuamente», come dicono gli inquirenti, in questa vicenda, che potrebbe avere dei pregressi, dato che l’anziana ha spiegato di essere stata vittima nel corso degli ultimi anni di diversi raggiri, per un totale di circa 30mila euro.

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I fatti vengono fuori nel primo pomeriggio di mercoledì 19 luglio, intorno alle 15, quando la donna arriva in Questura per denunciare il sequestro del figlio, sparito da due giorni. Racconta di aver ricevuto telefonate inquietanti, che continueranno ad arrivare mentre sta sporgendo la denuncia. Gli agenti della Mobile allora iniziano a registrare queste chiamate, con le minacce e l’accento titubante. I presunti rapitori chiedono mille euro di riscatto da mille da depositare sulla Postepay del figlio, ma la polizia indirizza la donna a far seguire un’altra strada: innanzitutto la richiesta scende fino a 360 euro, per poi risalire con uno scatto d’orgoglio a 500 euro. Non solo: gli inquirenti – sempre attraverso la madre – convincono il rapitore, nella speranza di coglierlo in flagranza, a farsi consegnare i soldi in un bar anziché sulla Postepay. E lui accetta senza esitazioni all’invito. Il luogo stabilito sarà un kebab lungo l’Aurelia a Torre del Lago e la donna consegnerà la busta con i 500 euro (banconote false e segnate) alle 23.30 dello stesso giorno, mentre il locale è già circondato di volanti della polizia in borghese.

Il figlio insieme al trans arriva due minuti dopo che la busta è stata consegnata e viene fermato proprio mentre conta le banconote, trasferito insieme al brasiliano nel carcere di Lucca con l’accusa per entrambi di estorsione e simulazione di reato (il sequestro di persona). Il Pakistano invece viene denunciato solo per favoreggiamento, perché stando alle dichiarazioni dei vari protagonisti si sarebbe limitato a prestare il telefono per il finto rapimento senza però conoscere il piano. Le indagini però proseguono, perché nel corso del tempo la donna è stata vittima di diversi raggiri e ora c’è il sospetto che potesse esserci dietro lo zampino del figlio.

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di Redazione web