Gioco
Festa della Liberazione, il Comune bacchettato dai partigiani dell’Anpi
di Matteo Scardigli ;
Niente vigili in alta uniforme, la vicesindaca si scusa Poi Palazzo Civico precisa: non lo prevedeva il protocollo
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LIVORNO. «Oggi non abbiamo celebrato, ma anzi abbiamo offeso i Partigiani». Con un fuori-programma al termine delle celebrazioni dedicate al 73° anniversario della Liberazione della città il presidente provinciale di Anpi, Gino Niccolai, ha espresso il suo disappunto al microfono della sala delle Cerimonie del Comune, alla presenza delle autorità civili e militari che avevano partecipato alle iniziative della mattina.
La delegazione ufficiale è giunta a Palazzo Civico con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, dopodiché la vicesindaca Stella Sorgente in fascia tricolore ha espresso in un sentito discorso la necessità di perpetuare i valori della Resistenza per contrastare gli inquietanti segnali di spinte xenofobe e razziste che l’attualità ci consegna, ricordando poi Garibaldo e Osmana Benifei (era presente la famiglia) ed i fratelli Cervi: «Antifascismo è inclusione e pluralismo. “E pluribus unum”, come la frase sulla moneta medicea per Livorno e che da quest’anno sarà il motto di Effetto Venezia».
Dopo di lei un lungo ed articolato intervento di Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana che ha sottolineato l’importanza di recuperare – oltre alle figure storiche giustamente incensate come Oberdan Chiesa – anche quei personaggi “minori” come Anna Maria Enriques Agnoletti, accantonati troppo spesso dalla retorica per aver sì combattuto, ma senza un fucile in mano: «La guerra causò per la prima volta un numero di vittime civili che superò quelle militari, e le conseguenze del conflitto si protrassero ben oltre il momento del cessate il fuoco».
Le immagini di una Livorno città-fantasma sventrata dai bombardamenti alleati in cui si aggiravano spaesate poche anime di civili sfollati, impresse negli occhi dei Partigiani liberatori del X distaccamento della III Brigata Garibaldi e sapientemente evocate dalla lettura di Mazzoni erano appena sfociate nell’applauso dei presenti, tra i quali la prefetta Anna Maria Manzone ed il questore Orazio D’Anna, quando è arrivata l’accusa di Niccolai: «La deposizione della corona di fiori ai partigiani è stata fatta senza rispettare il rituale, privandolo così del suo valore: abbiamo offeso i partigiani».
La vice-sindaca Sorgente si è prodigata in scuse ufficiali da parte dell’Amministrazione, ma da Palazzo Civico hanno poi fatto sapere che tutto si è svolto secondo le regole: motivo del contendere era l’assenza al momento dell’omaggio al bassorilievo di via Ernesto Rossi dei vigili in alta uniforme. La presenza – è stato fatto rilevare – è prevista dal protocollo solo nel caso in cui la corona sia donata dal Comune; in questo caso invece l’omaggio floreale (si legge nel programma ufficiale) era a cura di Anpi, Anppia, Anei e Aned.
La delegazione ufficiale è giunta a Palazzo Civico con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, dopodiché la vicesindaca Stella Sorgente in fascia tricolore ha espresso in un sentito discorso la necessità di perpetuare i valori della Resistenza per contrastare gli inquietanti segnali di spinte xenofobe e razziste che l’attualità ci consegna, ricordando poi Garibaldo e Osmana Benifei (era presente la famiglia) ed i fratelli Cervi: «Antifascismo è inclusione e pluralismo. “E pluribus unum”, come la frase sulla moneta medicea per Livorno e che da quest’anno sarà il motto di Effetto Venezia».
Dopo di lei un lungo ed articolato intervento di Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana che ha sottolineato l’importanza di recuperare – oltre alle figure storiche giustamente incensate come Oberdan Chiesa – anche quei personaggi “minori” come Anna Maria Enriques Agnoletti, accantonati troppo spesso dalla retorica per aver sì combattuto, ma senza un fucile in mano: «La guerra causò per la prima volta un numero di vittime civili che superò quelle militari, e le conseguenze del conflitto si protrassero ben oltre il momento del cessate il fuoco».
Le immagini di una Livorno città-fantasma sventrata dai bombardamenti alleati in cui si aggiravano spaesate poche anime di civili sfollati, impresse negli occhi dei Partigiani liberatori del X distaccamento della III Brigata Garibaldi e sapientemente evocate dalla lettura di Mazzoni erano appena sfociate nell’applauso dei presenti, tra i quali la prefetta Anna Maria Manzone ed il questore Orazio D’Anna, quando è arrivata l’accusa di Niccolai: «La deposizione della corona di fiori ai partigiani è stata fatta senza rispettare il rituale, privandolo così del suo valore: abbiamo offeso i partigiani».
La vice-sindaca Sorgente si è prodigata in scuse ufficiali da parte dell’Amministrazione, ma da Palazzo Civico hanno poi fatto sapere che tutto si è svolto secondo le regole: motivo del contendere era l’assenza al momento dell’omaggio al bassorilievo di via Ernesto Rossi dei vigili in alta uniforme. La presenza – è stato fatto rilevare – è prevista dal protocollo solo nel caso in cui la corona sia donata dal Comune; in questo caso invece l’omaggio floreale (si legge nel programma ufficiale) era a cura di Anpi, Anppia, Anei e Aned.
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