Gioco
Lo scontro sui simboli, uniti dal degrado
L’identità collettiva labronica divisa tra il Villano e Porta San Marco, ma entrambi i siti sono legati da incuria e sporcizia
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È uno scontro di opinioni ed è un bene che ci sia, perché alimenta un dibattito che dovrebbe stare a cuore alla città. L’identità collettiva del resto è alla base della ripresa di qualsiasi comunità. Ma a Livorno qual è il simbolo che meglio raccoglie il senso, la filosofia di questa spinta unitaria? Secondo il sindaco Filippo Nogarin, che ha lanciato anche proposte di recupero, è la Statua del Villano, dove Guerrino veste i panni del livornese che nel 1496 decise di combattere a difesa del Castello, assediato dalle truppe di Massimiliano d’Asburgo. Secondo Marzino Macchi del Comitato Livornese per la Promozione dei Valori Risorgimentali, invece, questo simbolo è Porta San Marco, il palcoscenico su cui la tenacia popolare labronica tenne testa agli austro-modenesi in una due giorni tra il 10 e l’11 maggio 1849.
Monumenti e luoghi che raccontano la storia di Livorno e della sua gente, ma che oggi sembrano caduti nel dimenticatoio, perché al di là delle celebrazioni e delle parole restano i graffiti sui muri, le aiuole incolte, la sporcizia, il degrado e il profondo senso d’incuria che attanaglia sia il Villano che il Leone di San Marco. Il Tirreno, dopo aver accolto su queste colonne gli interventi di Nogarin e Macchi, è andato a controllare lo stato di questi simboli. E la speranza è che la memoria tra la gente sia più forte dell’interesse che i vari soggetti titolari hanno riservato ai due monumenti.
Alfredo Faetti
Monumenti e luoghi che raccontano la storia di Livorno e della sua gente, ma che oggi sembrano caduti nel dimenticatoio, perché al di là delle celebrazioni e delle parole restano i graffiti sui muri, le aiuole incolte, la sporcizia, il degrado e il profondo senso d’incuria che attanaglia sia il Villano che il Leone di San Marco. Il Tirreno, dopo aver accolto su queste colonne gli interventi di Nogarin e Macchi, è andato a controllare lo stato di questi simboli. E la speranza è che la memoria tra la gente sia più forte dell’interesse che i vari soggetti titolari hanno riservato ai due monumenti.
Alfredo Faetti
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