Italia
Gli occhi impassibili sull’abbandono
LIVORNO. Gli occhi ricordano quelli di Monna Lisa, perché continuano a seguire i passanti lungo buona parte degli Scali D’Azeglio. È uno sguardo fiero e audace, di chi impugna la spada e abbandona i...
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LIVORNO. Gli occhi ricordano quelli di Monna Lisa, perché continuano a seguire i passanti lungo buona parte degli Scali D’Azeglio. È uno sguardo fiero e audace, di chi impugna la spada e abbandona i campi pronto a difendere il Castello della sua città dall’invasione degli Asburgo. Li chiamarono i “villani” e quel senso nobile della partecipazione attiva civile sono è stato scolpito negli occhi di Guerrino. Ma la sua autorità è ormai sbiadita, macchiata dall’incuria che ormai ha segnato il bronzo del busto. Il colpo d’occhio farebbe pensare ad un’enorme secchiata di melma, ma in realtà è un fattore chimico tipico di questo metallo quando non viene trattato. Il risultato per i passanti comunque è lo stesso e non risparmia neanche il fedele segugio che da sempre accompagna l’uomo ormai abbandonato tra i folti cespugli di oleandri che lo circondano.
Il Villano, oggi come oggi, è visibile soltanto da un lato di largo Fratelli Rosselli: quello sulla strada. Dagli altri tre lati l’unica vista è quella di un’area verde senza alcuna manutenzione, dove la natura si regola da sola. Cespugli enormi attorno alla statua, tanto da nasconderla completamente, e a terra erba seccata al torrido sole estivo. E ce n’è molta di terra attorno al monumento, persino dentro: la vasca che un tempo raccoglieva l’acqua della fontanella è diventata un vaso stracolmo di terriccio, mentre i contorni in mattoni che circondano il piedistallo su cui posa la statua sono franati in più punti. Un angolo è venuto completamente giù, proprio sul lato strada, così che il passante possa godere insieme allo sguardo fiero anche dell’abbandono decennale a cui è stato condannato. Ci sono poi anche altri dettagli che spiegano bene come questo sito, ad oggi, non sia mai stato veramente valorizzato: una cassetta delle lettera, una di quelle rosse, ancora installata ai bordi dell’aiuola, rovinata dalla ruggine. È chiusa ovviamente e chissà da quanto. C’è pure un cestino della spazzatura aperto da cui fa capolino per intero il sacco dell’immondizia con l’annesso sciamare di mosche a rompere il silenzio di una zona tutto sommato marginale del centro livornese: nascosta ai grandi snodi (stradali e pedonali che siano) e mai rientrata nei tour turistici. Le stesse osservazione che nel 2015 portarono alla raccolta firme e alla formazione di un comitato per chiedere il recupero e il riposizionamento della statua. Il Comune prese in carico queste osservazioni e propose un flop attraverso il web, ma ne venne fuori un mezzo flop. Così Guerrino è rimasto chiuso tra i palazzi, nascosto tra gli oleandri selvaggi, ricoperto da una macchia che comunque non riesce a cancellarne lo sguardo fiero e audace, unendo così alla grinta livornese anche l’incuria che spesso caratterizza diversi angoli della città. (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Il Villano, oggi come oggi, è visibile soltanto da un lato di largo Fratelli Rosselli: quello sulla strada. Dagli altri tre lati l’unica vista è quella di un’area verde senza alcuna manutenzione, dove la natura si regola da sola. Cespugli enormi attorno alla statua, tanto da nasconderla completamente, e a terra erba seccata al torrido sole estivo. E ce n’è molta di terra attorno al monumento, persino dentro: la vasca che un tempo raccoglieva l’acqua della fontanella è diventata un vaso stracolmo di terriccio, mentre i contorni in mattoni che circondano il piedistallo su cui posa la statua sono franati in più punti. Un angolo è venuto completamente giù, proprio sul lato strada, così che il passante possa godere insieme allo sguardo fiero anche dell’abbandono decennale a cui è stato condannato. Ci sono poi anche altri dettagli che spiegano bene come questo sito, ad oggi, non sia mai stato veramente valorizzato: una cassetta delle lettera, una di quelle rosse, ancora installata ai bordi dell’aiuola, rovinata dalla ruggine. È chiusa ovviamente e chissà da quanto. C’è pure un cestino della spazzatura aperto da cui fa capolino per intero il sacco dell’immondizia con l’annesso sciamare di mosche a rompere il silenzio di una zona tutto sommato marginale del centro livornese: nascosta ai grandi snodi (stradali e pedonali che siano) e mai rientrata nei tour turistici. Le stesse osservazione che nel 2015 portarono alla raccolta firme e alla formazione di un comitato per chiedere il recupero e il riposizionamento della statua. Il Comune prese in carico queste osservazioni e propose un flop attraverso il web, ma ne venne fuori un mezzo flop. Così Guerrino è rimasto chiuso tra i palazzi, nascosto tra gli oleandri selvaggi, ricoperto da una macchia che comunque non riesce a cancellarne lo sguardo fiero e audace, unendo così alla grinta livornese anche l’incuria che spesso caratterizza diversi angoli della città. (al.f.)
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