La protesta
Morte di Jacopo, il test scagiona l'indagato: «L’auto pirata non è quella»
Livorno, la perizia per accertare la presenza della vernice dello scooter sulla vettura sequestrata ha dato esito negativo. E ora il giallo diventa un rompicapo
LIVORNO . La tragica morte di Jacopo Pieri rischia di restare un giallo senza soluzione e soprattutto senza un colpevole. A dare una brusca, e forse definitiva frenata all’indagine sulla scomparsa del sedicenne in seguito all’incidente avvenuto la sera del 3 marzo scorso in via Sicilia mentre il giovane tornava a casa in sella al suo scooter, i risultati del test comparativo tra la vernice del motorino e la carrozzeria dell’auto dell’unico indagato, un trentenne livornese accusato di omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso. Nei giorni scorsi, infatti, in procura sono arrivati i risultati delle analisi di laboratorio disposte dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, titolare dell’inchiesta, e affidati a metà aprile all’ingegner Domenico Trovato e a una società specializzata in questo tipo di test. Risultato: non sono emersi tracce che confermino il contatto ipotizzato dagli inquirenti tra lo scooter e la vettura, una Ford Focus.
Questo, in assoluto, non significa che l’automobilista non abbia responsabilità su ciò che è avvenuto quella sera all’incrocio tra via Sicilia e via Bedarida, strada laterale dalla quale la macchina sarebbe arrivata. È possibile, ad esempio, che il sedicenne abbia effettuato una sterzata improvvisa per evitare l’impatto per poi essere sbalzato sulla carreggiata opposta e investito da un’altra auto; oppure che il contatto con la vettura pirata sia avvenuto con la borsa che Jacopo teneva sulla pedana dello scooter e non con la carena, e questo spiegherebbe l’assenza di tracce di vernice sull’altro veicolo.
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IL FUTURO. È ovvio che a livello probatorio, senza una testimonianza che confermi la dinamica e con i risultati della consulenza, questo filone di indagine sia destinato a non arrivare a un processo e la posizione dell’indagato ad essere molto probabilmente archiviata. Un colpo tremendo per la famiglia del sedicenne che dal giorno della tragedia, soprattutto attraverso il nonno di Jacopo, l’ex assessore Nedo Di Batte, aveva lanciato appelli su appelli per chiedere ai testimoni di aiutare gli investigatori per arrivare alla verità. Anche perché sia i risultati dell’autopsia che le telecamere hanno confermato la responsabilità di uno o più veicoli nella tragedia.
Purtroppo però dai video non si vede la targa dell’auto coinvolta e fino ad oggi nessuno si è fatto avanti fornendo elementi utili alle indagini. Al contrario, quello che si sono trovati di fronte gli agenti della municipale è stato «un muro di gomma». «Abbiamo anche convocato tutti i testimoni al comando per metterli uno di fronte all’altro – spiegano – ma anche in quel caso il risultato non è stato quello sperato». Detto più semplicemente: le diverse versioni sono risultate «non concordanti», tanto da far venire qualche dubbio sulla memoria e la buona fede di alcuni.
LA DONNA BIONDA. Eppure quando ad aprile all’ufficio della polizia giudiziaria, dopo gli appelli comparsi sul giornale, si era presentata la “donna bionda” che due testimoni avevano raccontato di aver visto sul luogo dell’incidente prima di allontanarsi, aveva fatto sperare che la soluzione del giallo fosse ormai a portata di mano: Jacopo che viene urtato dalla Ford Focus che non rispetta lo stop in via Bedarida e quando viene sbalzato sull’altra carreggiata viene investito dalla Toyota Aygo. Una ricostruzione apparentemente logica smontata però pezzo per pezzo dagli accertamenti effettuati prima sugli pneumatici dell’utilitaria della donna, non compatibili con le tracce trovate sul corpo del ragazzo e adesso dal test di laboratorio sulle vernici dei due mezzi. Ecco perché ora anche la Procura, spera in un atto di coscienza del responsabile o di un testimone che si faccia avanti. Solo così, forse, la tragedia di “Pino” potrà non restare un giallo che fa rabbia.
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