Italia
Il cimitero della Misericordia cade a pezzi: «Lo chiudiamo in parte»
Livorno, la struttura è a rischio sicurezza e per alcuni lavori serviranno anni. Così centinaia di tombe saranno interdette
LIVORNO. Sonia e Filippo riposano all’ombra di orchidee ben annaffiate. Giorgio ha dei gerani rosso sangue che ne colorano il riflesso sulla foto, mentre a Silvana hanno portato una rosa. Tutti i boccioli sono in fiore lungo la fila di tombe che costeggia il loggiato, ma nessuno potrà più annaffiarli e ben presto finiranno per seccare. È una delle zone interdette dal commissario della Misericordia, costretto a intervenire perché alcuni siti e aree del cimitero monumentale di Ardenza sono pericolanti e hanno l’immediato bisogno di una messa in sicurezza. Basta guardare a terra per vedere come ai petali caduti e al guano di piccioni si vadano a mescolare calcinacci venuti giù dal soffitto. «Non possiamo permettere che gli utenti o il personale della Misericordia rischino la propria incolumità», dice il commissario Domenico Mannino, chiedendo la comprensione di tutta la città. «Non potevamo rimandare oltre, è stata una decisione necessaria», spiega, consapevole che queste chiusure, insieme al patrimonio architettonico, andranno a toccare anche centinaia di tombe, sulle quali, ormai, i fiori sono destinati a morire.
Mannino è un ex Prefetto e sa bene che le misure di sicurezza spesso cozzano con il buonumore popolare. Sa bene che interdire centinaia di tombe nel corso del tempo non è una decisione semplice, che non far avvicinare le famiglie ai propri cari scomparsi è una fonte di malumori. Ma questa decisione era necessaria: lo ribadisce più volte. «Siamo partiti con l’installazione di alcune reti, perché sia oggettivamente impossibile avvicinarsi a queste aree - spiega - Per adesso stiamo organizzando i primi interventi con del nastro, poi procederemo per step. Inizieremo con gli interventi che saranno più rapidi, in modo da liberare subito i siti. Per altri invece ci vorrà molto tempo». Perché una cosa è la messa in sicurezza, un’altra è il restauro. E per adesso, la Misericordia di Livorno ha risorse disponibili solo per la prima. «Per troppi anni sono stati rimandati questi lavori, oggi sono necessari. Ma per il restauro parliamo di un progetto da milioni di euro che potrà essere realizzato solo dopo anni». E intanto queste aree resteranno chiuse. Sonia, Filippo, Giorgio, l’ingegner Luigi, la vedova Lidia e molti altri: chiusi dietro un nastro bianco e rosso che ben presto si trasformerà in una rete metallica invalicabile. Solo l’obelisco di Pietro Mascagni, al centro di uno degli spazi interessati, sembra salvarsi dal prossimo cantiere.
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In una torrida mattinata di metà luglio sono poche le persone tra i loggiati e le cappelle. Nessuna nella parte monumentale. Qua ci sono solo i piccioni, solo loro fanno rumore mentre volano sui tetti delle strutture, richiamando lo sguardo sulle enormi crepe che squarciano i soffitti. Non è solo l’intonaco a far paura, ma la tenuta del cemento stesso. La prova è sparsa sulle tombe a terra, ricoperte in più punti dai calcinacci venuti giù di recente. Bastava qualcuno chino su un fiore per una tragedia. Eccola, dunque, una necessità diffusa che riguarda molti angoli del Camposanto. Ci saranno famiglie, come quella Gomellini, che dovranno far a meno di entrare nelle proprie cappelle, perché già sono chiuse. Altre, invece, si troveranno presto nella solita condizione.
La Misericordia cercherà di ridurre al massimo i disagi, sbrigando il prima possibile le messe in sicurezza più semplici ed economiche, adatte per le proprie disponibilità, mentre per le altre occorrerà capire come muoversi. I lavori procederanno suddivisi in sezioni, così da sistemare di volta in volta il Camposanto, arrivando infine a presentare un progetto di restauro alla Soprintendenza che l’associazione non potrà certo accollarsi di propria tasca. «Nessuno ha mai sborsato un soldo, ma ora la questione dovrà essere affrontata», dice Mannino, appellandosi anche alle istituzioni. «Alla città chiediamo comprensione, ma non potevamo fare altrimenti», ripete con la delicatezza di chi sa che il cimitero è un luogo importante da conservare con cura perché tutti quanti ci siamo destinati, nella speranza di lasciare dietro qualcuno che possa venire ad annaffiare le orchidee.
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