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"Genny ’a carogna" dagli arresti domiciliari a Livorno al carcere
L’ultrà del Napoli era ai domiciliari da un parente dall’ottobre scorso, è finito nei guai con altre sedici persone per traffico di droga
LIVORNO . Gennaro De Tommaso, meglio conosciuto come “Genny a carogna” dall’ottobre scorso era agli arresti domiciliari a Livorno, ospite a casa di un parente. È qui che nella mattinata di lunedì 17 luglio i carabinieri del Comando provinciale di Napoli lo hanno arrestato con l’accusa di traffico di droga con altre sedici persone. Secondo gli investigatori, a capo del gruppo criminale c'era il capo-ultrà del Napoli noto per la «mediazione» che scattò poco dopo la sparatoria a Tor di Quinto costata la vita ad un giovane tifoso partenopeo, Ciro Esposito, in occasione della partita tra Fiorentina e Napoli, il 3 maggio 2014, valevole come finale di Coppa Italia.
Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea i militari dell'Arma hanno documentato collegamenti tra fornitori di droga olandesi e il gruppo criminale di Forcella capeggiato da “Genny la carogna”. Il gruppo organizzava l'importazione e il trasporto in Italia su autoarticolati di ingenti quantitativi di marijuana e amnesia e gestiva i rapporti con i capi e gestori di numerose piazze di spaccio sul territorio napoletano e nazionale. Cristallizzati, in continuità con l'operazione che a gennaio portò a circa 100 arresti, stabili contatti tra acquirenti di marijuana dei De Tommaso ed esponenti dello spaccio al dettaglio del rione Traiano.
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Per capire come De Tommaso, 44 anni, sia finito proprio a Livorno è necessario fare un passo indietro e tornare all’autunno scorso. La decisione di scarcerare l'ormai ex capo ultrà del Napoli dal carcere di Secondigliano dove era detenuto da undici mesi prima, era stata firmata dal giudice Livia De Gennaro che ha accolto la richiesta del legale dell’ultrà, Giovanna Castellano. È stato un parente del tifoso che vive proprio in Toscana e che ha garantito un domicilio «sicuro» per l'ultrà. Una soluzione possibile, allora, perché erano venute meno le esigenze cautelari più stringente e inoltre l'imputato aveva dimostrato al giudice di avere una casa dove stare. Ma la sua permanenza in città è durata appena nove mesi.
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