Gioco
Sul progetto della maxi-Darsena scende il gelo fra Rossi e ministro
di Mauro Zucchelli
Dal quartier generale del ministero: incomprensibile, fino a poche settimane fa collaboravamo E le accuse nel documento “dem”? «Niente asse anti-governo, è un sollecito per accelerare i progetti»
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LIVORNO. «Non sono ancora passate che tre settimane da quando noi del ministero abbiamo messo nero su bianco una nota concordata riga per riga con la Regione Toscana per rimettere in carreggiata il progetto della Darsena Europa. E ora invece…». Le settimane, a dire il vero, sono quasi cinque ma questo dettaglio non cambia segno alla reazione che, al susseguirsi degli attacchi del governatore Enrico Rossi, arriva dal quartier generale del ministero delle infrastrutture: rabbia magari no, quella la tengono a freno, ma sconcerto e amarezza si tagliano a fette fra i collaboratori del ministro Graziano Delrio. L’interlocutore scuote la testa per sottolineare quant’è incomprensibile la svolta nell’atteggiamento di Firenze.
Da Roma ricordano che era stata proprio la Regione a indicare che c’era un problema nel modo in cui era stato costruito il bando del maxi-progetto infrastrutturale riguardante il porto di Livorno. E qui è tutt’altro che casuale o implicito il riferimento alla contestazione che, nel dicembre scorso, aveva preso la forma della delibera di giunta: tanto gli amministratori fiorentini quanto l’Authority, di fronte al taccuino del Tirreno, avevano allora cercato di ridurre la portata di quell’atto, ma è inutile dire quanto risultasse irrituale la scelta di indicare quelle criticità non in una mail o in un documento interno bensì in una delibera formale. E dunque ne sottolineasse la rilevanza agli occhi della giunta regionale.
Ma non è solo il governatore Enrico Rossi ad alzare i toni: ad amplificarli è anche un documento targata Pd sempre sui guai infrastrutturali del nostro territorio. Segno di un asse tutto toscano fra i renziani e l’ex Pd Rossi per andare all’attacco di un ministro-chiave del governo Gentiloni? Fonti del dicastero delle infrastrutture rispondono picche e distinguono: da un lato, ci sono le dichiarazioni di Rossi vissute come un attacco; dall’altro, l’interrogazione Pd vista invece non come atto ostile, semmai come «una sollecitazione a fare presto in nome delle urgenze dei territori». A quanto è dato sapere, il numero uno del Pd toscano, Dario Parrini, si sarebbe sentito ieri direttamente col ministro.
Questo “distinguo” serve a smentire che esista un problema all’interno del Pd e perciò a circoscrivere all’atteggiamento del solo Rossi questa sorta di sbigottimento, che è l’anticamera del gelo. Eppure non è un segreto che, al contrario, fino a poco tempo fa fosse percepibile un certo qual feeling fra Rossi e il ministro. Per almeno tre buoni motivi: 1) Delrio era visto (non solo da Rossi) come il meno turbo-renziano fra i ministri; 2) a differenza di quanto accaduto altrove con polemiche e contestazioni contro gli accorpamenti della riforma Delrio della portualità, Livorno e Piombino l’hanno addirittura anticipata ed è stato un caso unico in Italia; 3) sempre sul fronte degli accorpamenti, la Regione non si è stracciata le vesti vedendo che in base alla nuova mappa firmata Delrio il porto di Carrara è stato accorpato all’Authority (ligure) di La Spezia.
Dev’essere per questo mix di ragioni che è saltata la bussola nei rapporti fra Rossi e Delrio, che pure metteva in tandem le volontà «del presidente Rossi e del ministro Delrio». Tornavano entrambi a ribadire «la centralità del porto labronico, e dell’intero sistema logistico della costa toscana, nel più vasto disegno di rilancio della “risorsa mare” quale volano di sviluppo e crescita dell’intero Paese». Non è tutto: risulta che da Firenze era stato chiesto che nella nota ufficiale venisse inserito un inciso per segnalare che l’équipe di revisione del progetto era stata messa in campo «su richiesta dell’Authority di Sistema Portuale Livorno-Piombino e d'intesa con la Regione Toscana». Non basta: il ministero aveva messo a disposizione dell’Authority l’ingegner Andrea Ferrante, consigliere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Da mettere al lavoro nel pool che si è riunito anche ieri con la “squadra” del governatore Rossi per lavorare al progetto-bis che rivedrà l’identikit della maxi-Darsena.
«Se il governatore Rossi vuol fare da sé sulla Darsena Europa non è un problema: basta che lo dica, faccia pure». È lo scatto che arriva dagli alti funzionari al lavoro al ministero: ma ciascuna delle parti sa che non ha niente da guadagnare se si alzano i toni dello scontro. Men che mai ne guadagnerebbe il porto di Livorno, prigioniero di un’altra lite.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da Roma ricordano che era stata proprio la Regione a indicare che c’era un problema nel modo in cui era stato costruito il bando del maxi-progetto infrastrutturale riguardante il porto di Livorno. E qui è tutt’altro che casuale o implicito il riferimento alla contestazione che, nel dicembre scorso, aveva preso la forma della delibera di giunta: tanto gli amministratori fiorentini quanto l’Authority, di fronte al taccuino del Tirreno, avevano allora cercato di ridurre la portata di quell’atto, ma è inutile dire quanto risultasse irrituale la scelta di indicare quelle criticità non in una mail o in un documento interno bensì in una delibera formale. E dunque ne sottolineasse la rilevanza agli occhi della giunta regionale.
Ma non è solo il governatore Enrico Rossi ad alzare i toni: ad amplificarli è anche un documento targata Pd sempre sui guai infrastrutturali del nostro territorio. Segno di un asse tutto toscano fra i renziani e l’ex Pd Rossi per andare all’attacco di un ministro-chiave del governo Gentiloni? Fonti del dicastero delle infrastrutture rispondono picche e distinguono: da un lato, ci sono le dichiarazioni di Rossi vissute come un attacco; dall’altro, l’interrogazione Pd vista invece non come atto ostile, semmai come «una sollecitazione a fare presto in nome delle urgenze dei territori». A quanto è dato sapere, il numero uno del Pd toscano, Dario Parrini, si sarebbe sentito ieri direttamente col ministro.
Questo “distinguo” serve a smentire che esista un problema all’interno del Pd e perciò a circoscrivere all’atteggiamento del solo Rossi questa sorta di sbigottimento, che è l’anticamera del gelo. Eppure non è un segreto che, al contrario, fino a poco tempo fa fosse percepibile un certo qual feeling fra Rossi e il ministro. Per almeno tre buoni motivi: 1) Delrio era visto (non solo da Rossi) come il meno turbo-renziano fra i ministri; 2) a differenza di quanto accaduto altrove con polemiche e contestazioni contro gli accorpamenti della riforma Delrio della portualità, Livorno e Piombino l’hanno addirittura anticipata ed è stato un caso unico in Italia; 3) sempre sul fronte degli accorpamenti, la Regione non si è stracciata le vesti vedendo che in base alla nuova mappa firmata Delrio il porto di Carrara è stato accorpato all’Authority (ligure) di La Spezia.
Dev’essere per questo mix di ragioni che è saltata la bussola nei rapporti fra Rossi e Delrio, che pure metteva in tandem le volontà «del presidente Rossi e del ministro Delrio». Tornavano entrambi a ribadire «la centralità del porto labronico, e dell’intero sistema logistico della costa toscana, nel più vasto disegno di rilancio della “risorsa mare” quale volano di sviluppo e crescita dell’intero Paese». Non è tutto: risulta che da Firenze era stato chiesto che nella nota ufficiale venisse inserito un inciso per segnalare che l’équipe di revisione del progetto era stata messa in campo «su richiesta dell’Authority di Sistema Portuale Livorno-Piombino e d'intesa con la Regione Toscana». Non basta: il ministero aveva messo a disposizione dell’Authority l’ingegner Andrea Ferrante, consigliere tecnico del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Da mettere al lavoro nel pool che si è riunito anche ieri con la “squadra” del governatore Rossi per lavorare al progetto-bis che rivedrà l’identikit della maxi-Darsena.
«Se il governatore Rossi vuol fare da sé sulla Darsena Europa non è un problema: basta che lo dica, faccia pure». È lo scatto che arriva dagli alti funzionari al lavoro al ministero: ma ciascuna delle parti sa che non ha niente da guadagnare se si alzano i toni dello scontro. Men che mai ne guadagnerebbe il porto di Livorno, prigioniero di un’altra lite.
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