Toscana
«Le salme non passeranno più dai corridoi degli ambulatori»
di Giulio Corsi
Dopo le polemiche l’Asl trova un percorso alternativo per i decessi al 2° terreno Bigazzi: «Fognature sistemate ma i limiti di un edificio del 1930 si vedono tutti»
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LIVORNO. «È vero, a endoscopia c’è stato un problema alle fognature, pochi giorni dopo l’apertura del secondo padiglione. Ma la cosa è stata risolta immediatamente. Mentre per quanto riguarda le salme dei pazienti deceduti nell’ala sud del pian terreno di Medicina abbiamo trovato la soluzione per evitare che per uscire dal reparto e andare verso la camera mortuaria passino dai corridoi di gastroenterologia, in mezzo a chi è in attesa di una visita: utilizzeremo un’apertura che esiste sul retro dell’edificio, dove c’è la terrazza, ad un’altezza di tre, quattro gradini. Lì arriverà un pulmino e le porterà via. Devo dire che in questo primo mese e mezzo di attività del reparto si sono registrati tre decessi al pian terreno, ma non tutti in orario di apertura degli ambulatori. Il problema ad ogni modo esiste, lo conoscevamo e lo risolveremo». Roberto Bigazzi, direttore del dipartimento delle specialistiche mediche, non si nasconde di fronte a disagi e carenze evidenziate dal segretario della funzione pubblica della Cisl Francesco Redini, che sul Tirreno di due giorni fa aveva elencato una serie di problematiche parlando di «fallimento strutturale» riguardo al padiglione inaugurato il 22 maggio, meno di due mesi fa, dopo sette anni dall’inizio dei lavori (rimasti fermi per 5 anni a causa di un contenzioso).
Anche gli altri problemi, fa sapere l’azienda, saranno risolti: dalle serrature degli infissi (sono state ordinate maniglie nuove per evitare che possanno essere aperte dagli utenti) alla centrale di aspirazione (sarà sostituito un interruttore difettoso che secondo i tecnici era la causa dello spegnimento improvviso degli apparecchi).
Bigazzi rigetta il giudizio tranchant dato dal segretario della Cisl, ma su un punto concorda con lui: «In una struttura nuova certe problematiche, come quelle delle fognature o del passaggio delle salme, non le avremmo avute - evidenzia -. L’ho sempre detto: prendiamo i lati positivi di questo enorme passo in avanti per i degenti delle Medicine e per l’attività di endoscopia rispetto al quinto padiglione. Ma chiunque conosca la realtà, è consapevole che il secondo padiglione non può andare a soddisfare completamente tante situazioni, dalle fogne al microclima ai percorsi all’omogenizzazione, alla miglior gestione del posto di ricovero. Sono stati spesi soldi per questo edificio ed è giusto che tornino ai cittadini attraverso il miglior uso che possiamo farne».
Il primario utilizza un paragone calcistico per spiegare meglio un concetto che ripete come un mantra da ben prima dell’inaugurazione del secondo padiglione: «Il nodo è sempre quello: vogliamo confrontarci col Real Madrid o con la Cuoiopelli?». Come dire: se il confronto è col quinto padiglione, la ristrutturazione del secondo è vincente, se invece il confronto è con un ospedale nuovo, da serie A, siamo molto indietro. «Ristrutturare un edificio di 90 anni fa si porta dietro dei limiti invalicabili, che invece una struttura nuova non ha».
Certo, tolti alcuni limiti legati proprio alla struttura (come le dimensioni ristrette dell’ascensore, o i percorsi obbligati per le salme, che se anche fossero utilizzabili i sotterranei, dovrebbero comunque passare dall’atrio di gastroenterologia), restano problemi alle apparecchiature (l’ascensore guastatosi più volte o l’impianto di aspirazione difettoso o le fogne che potevano essere aspirate prima) o “dimenticanze” (come le serrature alle finestre) che non possono non finire nella lista dei difetti estranei alla struttura. E che infatti sono stati risolti. Al punto che la riflessione di Bigazzi finisce per fare molto pendant con le parole del segretario della Cisl: «Questi episodi dovrebbero far ragionare la politica, le istituzioni e l’azienda se la ristrutturazione di un vecchio ospedale sia la via migliore per offrire ai livornesi una sanità di qualità - ha detto Redini -. Livorno ha bisogno di strutture nuove e adeguate».
Anche gli altri problemi, fa sapere l’azienda, saranno risolti: dalle serrature degli infissi (sono state ordinate maniglie nuove per evitare che possanno essere aperte dagli utenti) alla centrale di aspirazione (sarà sostituito un interruttore difettoso che secondo i tecnici era la causa dello spegnimento improvviso degli apparecchi).
Bigazzi rigetta il giudizio tranchant dato dal segretario della Cisl, ma su un punto concorda con lui: «In una struttura nuova certe problematiche, come quelle delle fognature o del passaggio delle salme, non le avremmo avute - evidenzia -. L’ho sempre detto: prendiamo i lati positivi di questo enorme passo in avanti per i degenti delle Medicine e per l’attività di endoscopia rispetto al quinto padiglione. Ma chiunque conosca la realtà, è consapevole che il secondo padiglione non può andare a soddisfare completamente tante situazioni, dalle fogne al microclima ai percorsi all’omogenizzazione, alla miglior gestione del posto di ricovero. Sono stati spesi soldi per questo edificio ed è giusto che tornino ai cittadini attraverso il miglior uso che possiamo farne».
Il primario utilizza un paragone calcistico per spiegare meglio un concetto che ripete come un mantra da ben prima dell’inaugurazione del secondo padiglione: «Il nodo è sempre quello: vogliamo confrontarci col Real Madrid o con la Cuoiopelli?». Come dire: se il confronto è col quinto padiglione, la ristrutturazione del secondo è vincente, se invece il confronto è con un ospedale nuovo, da serie A, siamo molto indietro. «Ristrutturare un edificio di 90 anni fa si porta dietro dei limiti invalicabili, che invece una struttura nuova non ha».
Certo, tolti alcuni limiti legati proprio alla struttura (come le dimensioni ristrette dell’ascensore, o i percorsi obbligati per le salme, che se anche fossero utilizzabili i sotterranei, dovrebbero comunque passare dall’atrio di gastroenterologia), restano problemi alle apparecchiature (l’ascensore guastatosi più volte o l’impianto di aspirazione difettoso o le fogne che potevano essere aspirate prima) o “dimenticanze” (come le serrature alle finestre) che non possono non finire nella lista dei difetti estranei alla struttura. E che infatti sono stati risolti. Al punto che la riflessione di Bigazzi finisce per fare molto pendant con le parole del segretario della Cisl: «Questi episodi dovrebbero far ragionare la politica, le istituzioni e l’azienda se la ristrutturazione di un vecchio ospedale sia la via migliore per offrire ai livornesi una sanità di qualità - ha detto Redini -. Livorno ha bisogno di strutture nuove e adeguate».
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