Gioco
Primario risarcito di 567mila euro dodici anni dopo il licenziamento
Livorno, ma l’Asl fa ricorso in Cassazione e vince: ora la palla torna di nuovo alla Corte d’Appello di Firenze
LIVORNO. Al secondo posto della lista dei 3069 medici che l’anno scorso sono finiti sul libro paga dell’Asl Toscana Nord Ovest figura un radiologo che era stato licenziato due volte dall’ospedale di Livorno, prima nel 2001 e poi - dopo essere stato reintegrato dal giudice del lavoro - di nuovo nel 2005. Si tratta di Dante Tagliaferri, oggi 72 anni, primario di radiodiagnostica agli Spedali Riuniti a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. Nel 2016 Tagliaferri ha ricevuto dall’azienda sanitaria un bonifico in unica soluzione di oltre mezzo milione. Per la precisione 567.767 euro. Una somma che forse, però, dovrà restituire.
Dipenderà dalla Corte di Appello di Firenze, a cui la Cassazione ha rinviato gli atti, dopo aver cassato la sentenza con cui la stessa Corte territoriale aveva disposto il risarcimento al medico delle retribuzioni che avrebbe maturato dal primo aprile 2005 al 31 agosto 2010, giorno in cui Tagliaferri avrebbe raggiunto l’età pensionabile. Respingendo però, allo stesso tempo, le altre richieste del primario: quella di risarcimento per danno biologico, “poiché la lesione dell’integrità psicofisica non era stata provata”, e le altre “poiché solo in fase di Appello Tagliaferri aveva allegato un pregiudizio derivato alla sua immagine e aveva dedotto di essere stato oggetto di condotta vessatoria”.
L’Asl ha pagato i cinque anni di stipendi, equivalenti a 567mila euro, ma in Cassazione, difesa dagli avvocati Vito Vannucci e Ilaria Pagni, si è vista dare ragione dai giudici della Suprema Corte, senza però che essi scrivessero il the end ad una storia infinita, iniziata addirittura nel 1999 e diventata una vera e propria guerra giudiziaria tra l’ex primario e l’allora direttore generale dell’Asl 6 Massimo Scura. Fu proprio nel maggio del 1999 che Scura notificò a Tagliaferri, attraverso una raccomandata, l'avvio del procedimento di risoluzione del rapporto di lavoro. “Si è compromesso il rapporto di fiducia e di fedeltà tra il professionista e l'azienda”, fu la motivazione.
Secondo l'Asl il primario aveva fornito dichiarazioni non veritiere in merito all’attivazione della Tac all'Elba l'8 aprile del 1999. Quel giorno un medico in servizio presso l'unità diretta da Tagliaferri avrebbe dovuto recarsi a Portoferraio per far funzionare la nuova apparecchiatura, cosa che però non avvenne perché nessun medico si presentò sull’isola. Alla richiesta di spiegazioni da parte della direzione, Tagliaferri fornì un resoconto ritenuto dall'azienda ben diverso dal reale andamento dei fatti. Da qui la compromissione del rapporto di fiducia.
Il licenziamento avvenne solo nel 2001 poiché la normativa contrattuale prevede l'audizione dell'interessato, e l'audizione del primario ci fu solo il 24 gennaio 2001 dopo un lungo periodo di malattia di Tagliaferri. Quando il 14 settembre 2001 Scura firmò il provvedimento, i legali del primario presentarono immediato ricorso e il giudice del lavoro Marina Cirese, respinse la decisione dell'Asl ordinando il reintegro del medico. Alla base della sentenza c’era tra l’altro l'assenza del parere, in merito al licenziamento, da parte del comitato di garanti. Parere ritenuto dal giudice vincolante.
Nel 2005 però un altro giudice del lavoro, Domenica Maria Latella, revocò l'ordine di reintegro firmato dalla collega e scattò il licenziamento. Il tribunale di Livorno successivamente respinse la domanda dei legali di Tagliaferri volta ad ottenere l’accertamento di illegittimità del procedimento - per la mancata individuazione dell’ufficio competente al licenziamento come previsto dall’articolo 55 del dlgs 165/2001 -, ritenendola tardiva. Richiesta che invece ha ritenuto fondata la Corte d’Appello, secondo cui il procedimento disciplinare e l’espulsione erano da considerarsi nulli proprio per la mancata individuazione dell’ufficio competente, evidenziando che la nullità è rilevabile d’ufficio. La Cassazione però ha bocciato i giudici fiorentini, dando ragione all’Asl e al tribunale di primo grado perché “non può il giudice rilevare d’ufficio una ragione di nullità di licenziamento diversa da quella eccepita dalla parte”.
Se la legittimità o meno del licenziamento (e dunque l’eventuale conferma del risarcimento) è il tema tornato adesso nelle mani della Corte d’Appello, in questi anni altri capitoli giudiziari hanno visto Tagliaferri opposto ai vertici dell’azienda sanitaria. Nel 2008 il primario era parte civile nel processo all’allora dg Scura, accusato di abuso d’ufficio per aver impedito a Tagliaferri di riprendere a svolgere le sue funzioni dopo il suo reintegro. Il dg fu però assolto sia in primo che secondo grado. Precedentemente lo stesso Scura, insieme all’allora direttore sanitario Maria Grazia Rastelli e al radiologo Andrea Bardelli, erano stati assolti dall’accusa di abuso d'ufficio in merito a un esposto firmato da Tagliaferri.
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