Il Tirreno

Livorno

Un giorno dopo l’operazione il ritorno alla vita normale

Giulio Corsi
Un giorno dopo l’operazione il ritorno alla vita normale

La tecnica ideata dal primario Casella adottata su 54 donne negli ultimi sei mesi. E la comunità scientifica internazionale punta i fari sulla senologia di viale Alfieri

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LIVORNO. 24 ore di ricovero, appena un giorno d’ospedale per tornare alla vita normale dopo la rimozione di un tumore alla mammella. Senza effettuare neanche un’ora di riabilitazione. Si chiama ricostruzione mammaria prepettorale “salva muscolo” o muscle sparing ed è la tecnica innovativa messa a punto dal dottor Donato Casella, chirurgo oncologico e primario della Breast Unit di viale Alfieri, grazie alla quale l’attività del reparto di senologia degli Spedali Riuniti è oggi al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale.

La tecnica prevede la ricostruzione mammaria immediata dopo mastectomia con salvaguardia del muscolo Grande Pettorale che fino ad oggi veniva sacrificato per coprire la protesi: l’innovazione di Casella si basa sul posizionamento della protesi mammaria al di sopra del muscolo e non più al di sotto. La conseguenza è un doppio beneficio per la donna, estetico e funzionale. Estetico, perché comporta la ricostruzione immediata e l’uscita dalla sala operatoria con una mammella definitiva, molto più naturale e gradevole nell’aspetto. Funzionale, perché le dimissioni avvengono dopo un solo giorno di degenza e non più dopo tre, ma soprattutto perché non serve il mese di riabilitazione previsto nell’intervento tradizionale, ma fin da subito si è in grado di tornare alla vita di tutti i giorni.

LA PROTESI DI ULTIMA GENERAZIONE STUDIATA A LIVORNO. La nuova tecnica utilizza una rete sintetica costituita da polipropilene titanizzato, che viene confezionata in modo da avvolgere la protesi, per supplire alla funzione di copertura e protezione del tessuto muscolare. Proprio in viale Alfieri, alla fine dell’estate, sarà presentato in anteprima mondiale il nuovo involucro ideato dal dottor Casella e dai suoi collaboratori livornesi, i chirurghi Leonardo Barellini e Marco Marcasciano, che consentirà di semplificare ulteriormente la procedura di ricostruzione mammaria “salva muscolo”. Mentre a dicembre il lavoro che l’equipe ha messo a punto insieme al gruppo di ricerca scientifico della Sapienza di Roma, guidato dal professor Diego Ribuffo, sarà presentato al congresso internazionale organizzato dal dottor Maurizio Bruno Nava, uno dei più prestigiosi di chirurgia ricostruttiva in ambito europeo.

NESSUN SACRIFICIO DEL MUSCOLO PETTORALE. «Negli ultimi 30 anni - spiega Casella - i chirurghi hanno optato in maniera quasi dogmatica per il sollevamento dei muscoli Grande Pettorale e Serrato a copertura della protesi, nell’intento di ridurre i rischi di necrosi cutanea e di esposizione ed estrusione dei dispositivi protesici, con conseguente sacrificio del tessuto muscolare».

L’evoluzione delle tecniche chirurgiche demolitive e la recente introduzione in commercio di applicazioni di derivazione biologica o sintetica, hanno però condotto la comunità scientifica a riconsiderare la possibilità di ottenere risultati sicuri e soddisfacenti attraverso ricostruzione mammarie sottocutanee, con utilizzo di materiali eterologhi e il contemporaneo risparmio di tessuto muscolare. Su questa base, nel 2011, il dottor Casella ha messo a punto per la prima volta questa tecnica chirurgica innovativa che di fatto ha rivoluzionato la pratica clinico-chirurgica tradizionale.

DOPO UN GIORNO DI NUOVO IN PISTA. «Tutto è nato sei anni fa dalla richiesta che mi fece una giovane sportiva che dovevo operare e su cui non si potevano utilizzare ricostruzioni alternative alle protesi – ricorda Casella -. Mi chiese che non fossero toccati i muscoli pettorali e serrato. E così ideai questa opzione ricostruttiva, feci confezionare una maglia su misura della protesi che impiantai tra lo stato cutaneo e sottocutaneo ed il piano muscolare e fasciale sottostanti. Questa procedura permette il preciso alloggiamento del dispositivo protesico nella sede naturale di appartenenza della mammella e la progressiva integrazione della rete nel tessuto ospite a costituire una vera e propria neofascia». «E poi - aggiunge Casella – è una tecnica che garantisce estrema rapidità e facilità, che rispetta le strutture anatomiche e favorisce la ricostituzione della salienza mammaria, senza rischiare danni collaterali a tessuti non direttamente interessati».

Il risultato è un intervento poco invasivo per la paziente con diminuzione drastica o addirittura assenza di dolore nel periodo postoperatorio. «La salvaguardia delle strutture muscolari infatti – spiega il primario della Breast Unit livornese -, consente oltre alla limitazione della principale causa di dolore in questo tipo di interventi, anche di determinare tempi chirurgici e di degenza postoperatoria minori con possibilità di un recupero funzionale completo, anche nelle pazienti sportive, ed un ritorno più rapido alle normali attività quotidiane».

L’ATTENZIONE DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE. Da quel primo intervento nel 2011 ad oggi il dottor Casella e le sue equipe hanno effettuato più di 379 casi di ricostruzione mammaria protesica prepettorale con risparmio muscolare, riportando ottimi risultati e un elevato indice di soddisfazione da parte delle pazienti sottoposte a questo tipo di intervento.

Questa esperienza ha portato alla pubblicazione di numerosi lavori scientifici su riviste internazionali del settore, a sostegno e riconoscimento della validità ed importanza di questa tecnica innovativa. E nel 2015 l’American Society of Plastic Surgeons, la società americana di chirurghi plastici, ha premiato Casella e il suo gruppo di lavoro per la miglior pubblicazione europea.

IL BOOM IN VIALE ALFIERI. Ma è a Livorno, dove l’anno scorso il chirurgo è approdato per volontà del direttore generale dell’Asl Toscana Nord Ovest Maria Teresa De Lauretis e dove ha creato la Breast Unit, che la nuova tecnica chirurgica ha conosciuto un vero e proprio boom, mentre si affermava in maniera sempre più diffusa a livello mondiale.

«In questi mesi agli Spedali Riuniti, con Leonardo Barellini e Marco Marcasciano e insieme al gruppo romano guidato dal professor Ribuffo abbiamo ulteriormente migliorato la tecnica. Negli ultimi sei mesi la nostra equipe ha effettuato 54 casi di ricostruzione mammaria in viale Alfieri mediante l’utilizzo della tecnica “salva muscolo” grazie alla maglia sintetica finalmente perfezionata proprio nella nostra unità e realizzata dalla Pfm Medical di Koln che presenteremo in anteprima mondiale a settembre».

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di Redazione web