Il Tirreno

Livorno

«Tonino deve stare in cella tutta la vita senza veder nessuno»

Pietro Barghigiani
«Tonino deve stare in cella tutta la vita senza veder nessuno»

Il pubblico ministero chiede l’ergastolo con isolamento diurno: «Criminale e bugiardo, ha scelto di non salvare Samantha»

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CALAMBRONE. «Non solo merita il carcere a vita, ma non deve neanche vedere più nessuno». Traducendo dalla consuetudine popolare al codice penale il concetto di “buttare via la chiave”, il pm Giancarlo Dominijanni ieri pomeriggio ha chiesto per Tonino Krstic l’ergastolo con isolamento diurno.

Accusato di omicidio con l’aggravante della minore età della piccola, Samantha aveva 3 anni, e delle sevizie, l’isolamento diurno è scattato per il secondo reato contestato a Tonino che prevede una pena superiore ai 5 anni, quello dei maltrattamenti nei confronti della compagna all’epoca incinta di 5 mesi. Dopo circa un’ora e mezza di requisitoria, il pm ha tirato le fila e nella sommatoria di azioni, bugie e, a ritroso, comportamenti tenuti verso Francisca e la bimba, ha invocato per l’imputato il massimo della pena. Lo ha ascoltato la Corte d’Assise di Pisa (presidente Murano, a latere Poggi e sei giudici popolari) che venerdì prossimo, alle 15, si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza. Qualche voce polemica dei familiari di Tonino alla richiesta dell’ergastolo, ma la situazione si è ricomposta quasi subito. Una cappa di commozione è calata in aula quando il pm Dominijanni ha elencato come un rosario doloroso le lesioni, dalla tipologia all’ampiezza dell’ecchimosi, riscontrate sul corpo di Samantha. Il corpo ha parlato restituendo uno strazio senza fine. Il medico legale ha trovato 38 lesioni sul corpicino della bimba, di cui ben 17 sulla testa, dalla fronte alle orecchie e alla mandibola, quasi tutte riferibili a un periodo di uno o due giorni al massimo. Nessuna parte del corpo era stata risparmiata da calci, pugni e cinghiate. Un calvario per la bimba a cui fu negata, per l’accusa, la possibilità di salvarsi quando Tonino sviò i soccorritori del 118 indicando via Genova 5 a Pisa anziché il viale del Tirreno a Calambrone. E quando ancora per tre volte non rispose alle telefonate dei sanitari che non trovarono nessuno al civico segnalato nella telefonata. «L’imputato, criminale e bugiardo, ha scelto di non salvare Samantha, di non rispondere al telefono» ha scandito il pm.

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Alle 20,03 di quel 27 aprile 2016 viene dichiarato il decesso della bimba. I soccorritori capiscono la situazione e avvertirono i carabinieri che, il giorno dopo, trovano in un braciere una fibbia e delle scarpe bruciate. «La sera prima (il 26) la piccola stava male, aveva la temperatura a 32 e Tonino sapeva che rischiava di morire tanto che chiamò la sorella, ma non l’ambulanza» ha ricordato il pm. Si arriva al 27 con la prima telefonata al 118 delle 15,54. Addirittura l’operatore parla con la piccina. Ma al momento di fornire l’indirizzo Tonino lo dà sbagliato. Quando i soccorsi arrivano dopo qualche ora è troppo tardi. «Krstic picchiava regolarmente anche la compagna alla quale si era presentando mentendo, come è nella sua natura, dicendole che era un cameriere e che aveva un casa – ha raccontato il pubblico ministero –. La realtà era quella della baracca. Mente quando scarica su Francisca la responsabilità dei calci sul corpo, i cui segni furono trovati all’altezza dell’addome. Fu lui a impugnare la scarpa e usarla come un martello sulla piccola, vessata ogni giorno con angherie continue». Il legale di parte civile, Nadia Solari, si è associata alle richieste del pm chiedendo una provvisionale di 50mila euro per genitori di Samantha.

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di Redazione web