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Livorno

Violenza sulle donne, Gabrielli: "Estendere l'uso dei braccialetti anti-stalker"

di Ilaria Bonuccelli
Franco Gabrielli
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Franco Gabrielli

Le proposte del capo della polizia alla commissione sui femminicidi. Una su tutti: estendere l’uso del braccialetto elettronico (salva-vita), proprio come sostiene Il Tirreno che da mesi denuncia il mancato utilizzo di questa misura

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ROMA. Più che di leggi «è un problema di cultura». Ma anche da un punto di vista legislativo, qualche provvedimento si può adottare per migliorare la tutela delle donne. Per prevenire la violenza. Uno su tutti: estendere l’uso del braccialetto elettronico (salva-vita). Estenderlo «previa opportuna modifica legislativa» anche a chi è sottoposto a divieto di avvicinamento alla vittima. E a chi è accusato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori.

Il prefetto Franco Gabrielli parla davanti alla commissione di inchiesta sul femminicidio, al Senato. La sua è una delle audizioni più attese. Non solo perché fornisce dati di prima mano. Il capo della Polizia può suggerire dove correggere il sistema di tutela delle vittime di violenza. Dall’interno. Perché da correggere delle cose nel sistema ci sono.

MENO FEMMINICIDI PIÙ STALKING

Non basta dire che i femminicidi sono in calo: il 40% in meno nel primi cinque mesi del 2017 annuncia il Capo della Polizia. Diminuiscono pure le violenze sessuali. In compenso aumentano le denunce per maltrattamenti (in famiglia) e per atti persecutori (stalking). Con percentuali tali - 50% - che non si giustificano solo con l’introduzione del reato nel codice penale. E soprattutto sono numeri che rivelano che il fenomeno della violenza sulle donne non è storia passata. Non è archiviato solo perché calano le donne assassinate. «Il fenomeno statistico dei femminicidi è in calo, i numeri sono oggettivi; ma nella mia relazione - ammette Gabrielli - non mi nascondo dietro un dito. Su una serie di reati, dai maltrattamenti alle percosse, agli atti persecutori esiste una zona di violenza non emersa, una componente di sommerso di cui non possiamo non tener conto». E per la quale è necessario prendere provvedimenti.

ESTENDERE L’USO DEI BRACCIALETTI

Il primo, più rapido - annuncia il prefetto Gabrielli in audizione al Senato - è l’estensione dell’utilizzo del braccialetto elettronico (anti-stalker). Proprio come sostiene Il Tirreno che da mesi denuncia il mancato utilizzo di questa misura di sorveglianza di persone indagate o imputate per reati di violenza contro le donne (o reati sentinella di violenza). A oggi, infatti, i braccialetti elettronici salva-vita in uso sono zero. Anche perché nella maggior parte dei casi non sono attivabili per limiti di legge, come suggerito, da mesi, attraverso le pagine del Tirreno, dalla giurista toscana Valentina Bonini. Al Senato Gabrielli conferma che è proprio il codice di procedura penale a limitare l’utilizzo del braccialetto elettronico. E suggerisce di estenderne l’impiego «previa opportuna modifica legislativa nei casi di divieto di avvicinamento alla vittima di violenza visto che oggi si può utilizzare solo per le persone oggetto di provvedimento di allontanamento dalla casa familiare. Inoltre il braccialetto elettronico dovrebbe poter essere utilizzato anche per i soggetti accusati di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori». Oggi anche questo non è possibile perché nel codice di procedura penale questi reati non sono indicati fra quelli per i quali si può autorizzare la sorveglianza con braccialetto elettronico.

PROGETTO EVA

Tuttavia Gabrielli è molto chiaro: non basta l’approccio normativo per «arginare» il fenomeno della violenza. La soluzione, insomma, non sta solo nell’azione penale. «Non abbiamo un insufficiente quadro normativo - ironizza il Capo della Polizia - anzi temo che l’Italia morirà di bulimia normativa (di eccesso di leggi). Certo, il quadro normativo è sempre perfettibile e può sempre essere arricchito: l’estensione dell’impiego del braccialetto elettronico è un esempio». La soluzione è «nella rete», ribadisce Gabrielli, nel lavoro di squadra. Nella formazione, nella cultura. Per questo guarda con attenzione al Piano straordinario anti-violenza varato nel luglio 2015, con l’Osservatorio nazionale sulla violenza, la cabina di regia per il contrasto. E a progetti come “EVA” Esame Violenze Agite” varato il 14 febbraio 2017: si tratta di una “check list” (una lista di controllo) che consente alle volanti di registrare episodi di violenza, maltrattamenti, anche in assenza di denunce formali.

In pratica, quando una volante interviene in una situazione di violenza può compilare una segnalazione con i dati delle persone coinvolte, vittima e aggressore. La Polizia inserisce gli elementi in una banca dati consultabile da tutte le forze dell’ordine. «In questo momento - osserva Gabrielli - solo la Polizia sta immettendo informazioni in questa banca dati. Mi auguro che presto anche Carabinieri e Guardia di Finanza si aggiungano, visto che tutti possono consultare questo archivio».

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Infatti, chiunque è chiamato a intervenire in una circostanza successiva, sempre di violenza, può verificare che ci sono già precedenti, per quanto non denunciati in modo formale. E questo è utilissimo «soprattutto per la valutazione del rischio che è il momento più importante per decidere le azioni da intraprendere a tutela della vittima», fa presente il prefetto Gabrielli. Non a caso, proprio sulla valutazione del rischio verte la maggior parte della formazione del corpo di polizia «estesa ora anche alla Polizia ferroviaria perché rappresenta antenne importanti sul territorio per cogliere situazioni di disagio».

Del resto - ricorda Gabrielli - il primo contatto con la vittima è il più importante. «Abbiamo la consapevolezza che l’approccio empatico sia necessario per riuscire a vincere la diffidenza delle donne nei confronti della denuncia. In questa ottica si inquadra il progetto del camper contro la violenza di genere che nei primi sei mesi di attività è stato avvicinato da oltre 18.600 persone, l’80% delle quali donne».
 

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