Gioco
Mascagni, l’artista nascosto ai visitatori
di Alfredo Faetti
L’unico tour è offerto dal prete della chiesa dove sono custoditi gli strumenti originali: «Interessano a molti stranieri»
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LIVORNO. Digitando “tour Pietro Mascagni Livorno” su Google vengono fuori solo i richiami a Wikipedia e alla Terrazza. Quasi la città non custodisse la minima traccia del suo musicista. E in parte è così: i ricordi del Maestro ancora presenti a Livorno sono quasi inaccessibili, rinchiusi in strutture private (come la sua villa) e nei meandri di chiese ottocentesche. Sui dépliant forniti ai turisti, il nome di Pietro Mascagni è una semplice nota, un nome tra i tanti. Eppure la sua figura richiama ancora molta curiosità tra i visitatori che arrivano per la Toscana dell’arte, in cui anche Livorno potrebbe giocare le sue carte. Così, nell’indifferenza del mondo turistico labronico, tocca a un prete farsi carico di fornire qualche accenno ai turisti che chiedono del musicista, mostrando loro gli strumenti originali su cui si è esercitato e fornendo una sorta di mappa immaginare dei luoghi da vedere.
Tutti lo chiamano don Tommaso, ma il suo nome è Tomasz Zurek. Il Tirreno lo aveva già intervistato mesi fa, raccogliendo la sua disponibilità a organizzare tour e visite guidate organizzate (da Comune od operatori) ai due strumenti su cui Mascagni si esercitava, custoditi in piazza XX Settembre. Ad ora però l’appello è caduto nel vuoto. Piazza XX Settembre oggi è un ottimo specchio di Livorno, divisa tra la statua deturpata da vandali e sporcizia e gli alberi arredati con rivestimenti in cotone di varie fantasie. L’abbandono e l’estro. La chiesa di San Benedetto, che l’11 luglio festeggerà il suo patrono, si presenta come la classica chiesa del neoclassico e finché non si arriva nel cuore della navata non sembra avere segni particolari. Ma alzando lo sguardo verso l’organo, ecco la targa con inciso il nome del musicista, che da «giovinetto» si esercitava proprio su questi tasti. Un organo da 54 nove, a cui si può acceder solo se il parroco o il sacrestano accompagnano il visitatore: l’accesso è sulla sagrestia e porta su una scala a chiocciola fino al balcone dove è custodito lo strumento. C’è anche un armonium, una sorta di pianola, che sta sotto la statua di San Benedetto, anche questa usata dal Maestro nella sua gioventù. «Certo che ci sono visitatori che chiedono di poter ammirare questi cimeli, molti anche stranieri», spiegano nella chiesa. Le note di Mascagni, per fare un esempio rappresentativo, sono state scelte da registi come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola per le proprie colonne sonore. «È molto conosciuto anche all’estero», continua don Tommaso, ribadendosi pronto ad aprire la chiesa per tour turistici organizzati. Peccato che nessuno si faccia avanti in questo senso, se non per eventi spot su Mascagni che vengono organizzati nella chiesa.
Ma oltre a questi due cimeli, accessibili solo grazie alla buona volontà del prete, un appassionato cosa può trovare a Livorno del musicista? Targhe. Soltanto targhe. Ce n’è una in piazza Cavallotti, dove il Maestro è nato nel 1863, e una ad Antignano, fuori dal cancello di quella che fu sua dimora e culle di molte opere importanti. Per anni si è discusso di poterci realizzare un museo, ma quando è arrivato il momento giusto (negli anni Sessanta), le istituzioni se la sono lasciata scappare. Così oggi la proprietà dell’immobile, la famiglia Fernandez Affricano, lo ha messo in vendita e non è dato sapere quale sarà il suo destino. Un peccato, perché la villa custodisce ancora molti cimeli appartenuti al musicista, che certo potrebbero essere fonte d’interesse per gli appassionati di Mascagni, costretti invece a immaginarsi dal marciapiede quale ispirazione possa aver dato il mare lì davanti per le sue musiche. Invece restano nascosti nei cassetti, come la Livorno turistica fa con uno dei suoi cittadini più famosi nel mondo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutti lo chiamano don Tommaso, ma il suo nome è Tomasz Zurek. Il Tirreno lo aveva già intervistato mesi fa, raccogliendo la sua disponibilità a organizzare tour e visite guidate organizzate (da Comune od operatori) ai due strumenti su cui Mascagni si esercitava, custoditi in piazza XX Settembre. Ad ora però l’appello è caduto nel vuoto. Piazza XX Settembre oggi è un ottimo specchio di Livorno, divisa tra la statua deturpata da vandali e sporcizia e gli alberi arredati con rivestimenti in cotone di varie fantasie. L’abbandono e l’estro. La chiesa di San Benedetto, che l’11 luglio festeggerà il suo patrono, si presenta come la classica chiesa del neoclassico e finché non si arriva nel cuore della navata non sembra avere segni particolari. Ma alzando lo sguardo verso l’organo, ecco la targa con inciso il nome del musicista, che da «giovinetto» si esercitava proprio su questi tasti. Un organo da 54 nove, a cui si può acceder solo se il parroco o il sacrestano accompagnano il visitatore: l’accesso è sulla sagrestia e porta su una scala a chiocciola fino al balcone dove è custodito lo strumento. C’è anche un armonium, una sorta di pianola, che sta sotto la statua di San Benedetto, anche questa usata dal Maestro nella sua gioventù. «Certo che ci sono visitatori che chiedono di poter ammirare questi cimeli, molti anche stranieri», spiegano nella chiesa. Le note di Mascagni, per fare un esempio rappresentativo, sono state scelte da registi come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola per le proprie colonne sonore. «È molto conosciuto anche all’estero», continua don Tommaso, ribadendosi pronto ad aprire la chiesa per tour turistici organizzati. Peccato che nessuno si faccia avanti in questo senso, se non per eventi spot su Mascagni che vengono organizzati nella chiesa.
Ma oltre a questi due cimeli, accessibili solo grazie alla buona volontà del prete, un appassionato cosa può trovare a Livorno del musicista? Targhe. Soltanto targhe. Ce n’è una in piazza Cavallotti, dove il Maestro è nato nel 1863, e una ad Antignano, fuori dal cancello di quella che fu sua dimora e culle di molte opere importanti. Per anni si è discusso di poterci realizzare un museo, ma quando è arrivato il momento giusto (negli anni Sessanta), le istituzioni se la sono lasciata scappare. Così oggi la proprietà dell’immobile, la famiglia Fernandez Affricano, lo ha messo in vendita e non è dato sapere quale sarà il suo destino. Un peccato, perché la villa custodisce ancora molti cimeli appartenuti al musicista, che certo potrebbero essere fonte d’interesse per gli appassionati di Mascagni, costretti invece a immaginarsi dal marciapiede quale ispirazione possa aver dato il mare lì davanti per le sue musiche. Invece restano nascosti nei cassetti, come la Livorno turistica fa con uno dei suoi cittadini più famosi nel mondo.
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