Gioco
cambio di società in tribunale
L’allarme degli stenotipisti: «Le udienze sono a rischio»
LIVORNO. Dal 1 luglio c’è stato il passaggio di un testimone nel tribunale di Livorno, così come in quelli di tutta Italia. Un cambiamento che desta qualche preoccupazione, perché viene modificato in...
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LIVORNO. Dal 1 luglio c’è stato il passaggio di un testimone nel tribunale di Livorno, così come in quelli di tutta Italia. Un cambiamento che desta qualche preoccupazione, perché viene modificato in modo netto il metodo di registrazione delle udienze penali, in particolare dei processi collegiali. Il nocciolo sta nel ricambio degli stenotipisti, visto che il servizio è passato da una società all’altra (da Astrea alla Ciclat) a seguito di una gara. «Eravamo sette stenotipisti di Astrea a lavorare nel tribunale di Livorno, ora ce ne sono soltanto due», spiega Janeta Nicuara, ormai un ex del tribunale.
La centrale acquisti dell’amministrazione pubblica (il Consip) ha affidato l’appalto nazionale della stenotipia ad un altro consorzio, il Ciclat di Bologna, che si occupa in prevalenza di pulizie. Un appalto da 54 milioni di euro affidato ad un gruppo che non è del settore e che ha quindi dipendenti abituati a fare altri lavori. A gara ormai vinta, Ciclat avrebbe dovuto produrre al Ministero il libro matricola e i “curricula” del personale. Invece la maggior parte delle ragazze che si occuperanno della stenotipia non hanno assolutamente esperienza e c’è anche da capire se vi siano sufficienti “pianole” per poter effettuare il servizio. Dubbi e interrogativi che si pongono anche le stenotipiste del Consorzio Astrea, in prevalenza assunte dalla cooperativa Sentoscrivo, che dalla fine degli anni Novanta erano state incaricate della registrazione e trascrizione immediata in udienza e della successiva consegna della copia dei verbali dell’udienza. Eppure il Consiglio di Stato, nonostante i vari ricorsi presentati dal Consorzio Astrea, ha dato ragione al Ciclat sostenendo che il lavoro di stenotipista può essere svolto da chiunque. «Ma non è così – continua Nicuara – Noi svolgevamo un ruolo importante, riportando parola per parola tutto ciò che veniva detto in aula, compreso anche i soggetti che prendevano le parole. È così che si forma la prova in tribunale. Adesso invece le udienze vengono registrare, rischiando di perdere passaggi del dibattito, senza indicare quale persone stanno parlando».
Le dipendenti Astrea impiegate a Livorno erano state contattate per entrare a Ciclat, ma ad un compenso decisamente inferiore (600 euro al mese) e hanno rifiutato. «Loro contavano di assorbirci e adesso dopo il nostro rifiuto sono in difficoltà di organico - conclude Nicuara - Le udienze sono a rischio». (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
La centrale acquisti dell’amministrazione pubblica (il Consip) ha affidato l’appalto nazionale della stenotipia ad un altro consorzio, il Ciclat di Bologna, che si occupa in prevalenza di pulizie. Un appalto da 54 milioni di euro affidato ad un gruppo che non è del settore e che ha quindi dipendenti abituati a fare altri lavori. A gara ormai vinta, Ciclat avrebbe dovuto produrre al Ministero il libro matricola e i “curricula” del personale. Invece la maggior parte delle ragazze che si occuperanno della stenotipia non hanno assolutamente esperienza e c’è anche da capire se vi siano sufficienti “pianole” per poter effettuare il servizio. Dubbi e interrogativi che si pongono anche le stenotipiste del Consorzio Astrea, in prevalenza assunte dalla cooperativa Sentoscrivo, che dalla fine degli anni Novanta erano state incaricate della registrazione e trascrizione immediata in udienza e della successiva consegna della copia dei verbali dell’udienza. Eppure il Consiglio di Stato, nonostante i vari ricorsi presentati dal Consorzio Astrea, ha dato ragione al Ciclat sostenendo che il lavoro di stenotipista può essere svolto da chiunque. «Ma non è così – continua Nicuara – Noi svolgevamo un ruolo importante, riportando parola per parola tutto ciò che veniva detto in aula, compreso anche i soggetti che prendevano le parole. È così che si forma la prova in tribunale. Adesso invece le udienze vengono registrare, rischiando di perdere passaggi del dibattito, senza indicare quale persone stanno parlando».
Le dipendenti Astrea impiegate a Livorno erano state contattate per entrare a Ciclat, ma ad un compenso decisamente inferiore (600 euro al mese) e hanno rifiutato. «Loro contavano di assorbirci e adesso dopo il nostro rifiuto sono in difficoltà di organico - conclude Nicuara - Le udienze sono a rischio». (al.f.)
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