Gioco
Nogarin: «Eviteremo di far pagare venti milioni ai livornesi»
Il sindaco e il ricorso contro le banche per il maxi mutuo con il “derivato tossico”: «Colpa dell’inefficienza e della scarsa attenzione della vecchia classe dirigente»
LIVORNO. «Questa vicenda è uguale e precedente a quella di Aamps: negli anni passati le amministrazioni, pur di mantenere i conti del Comune in regola, non hanno esitato a utilizzare le municipalizzate come bancomat, spolpandole, riducendole sul lastrico, utilizzandole come strumenti di consenso e infine vendendole, ripulite, al miglior offerente. Noi invece stiamo provando a salvarle: con Aamps ci siamo riusciti ricorrendo al concordato preventivo in continuità. Ora stiamo seguendo un’altra strada per provare a limitare i danni fatti con Asa». Così il sindaco Filippo Nogarin ha introdotto la notizia della causa civile intentata al Tribunale civile di Roma contro le banche per il maxi-mutuo erogato nel 2003 alla Liri (che si era fatta carico dei debiti di Asa). Un mutuo di 45,5 milioni su cui da tredici anni la Liri (quindi i cittadini livornesi) paga - secondo quanto sostiene la giunta M5S - interessi assai superiori a quelli dovuti a causa della presenza di un derivato tossico.
Se dal punto politico la vicenda era nota da tempo - il Tirreno ha scritto a più riprese dal 2004 di questo maxi-mutuo - va anche sottolineato che la novità è rappresentata dall’azione legale promossa contro le banche: invece di continuare a pagare qualcosa che non si ritiene dovuto, il sindaco e la giunta - d’intesa con il liquidatore della Liri Maurizio Paponi - hanno deciso di chiedere l’annullamento di quel contratto. «Per la prima volta - ha dichiarato il sindaco - il Comune ha deciso di ricorrere al tribunale per evitare ai cittadini livornesi di pagare oltre 20 milioni di euro in più per l'inefficienza e la scarsa attenzione della vecchia classe dirigente. Che prima ha mandato Asa, la società dell'acqua sull'orlo del default, poi l'ha privatizzata scaricando i debiti sulla collettività».
Il tentativo della giunta, attraverso questa causa, è dunque quello di far risparmiare ai livornesi il pagamento di diversi milioni di interessi. Ovviamente, quando ci si trova davanti a un giudice, l’esito non è mai scontato. «Si tratta di una causa complessa - ha sottolineato Maurizio Paponi - Le parti hanno avanzato le richieste istruttorie e noi, in particolare, abbiamo chiesto l’ammissione di una consulenza tecnica. Il giudice non si è riservato di decidere, dunque siamo in attesa che emetta un’ordinanza con cui disponga l’ammissione delle prove in giudizio». I tempi? Difficile che avvenga prima del periodo “feriato” , più probabile che si vada dopo la metà di settembre.
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