Gioco
L’estate cominciava quando arrivavano gli Agnelli
Vittorio Maschietto ha inventato il lusso 5 stelle a Forte «Ecco la suite di Gianni: ci dormono principesse e banchieri»
La signora spunta all’improvviso da Villa Pesenti, come se fosse anche lei un prodotto della fantasia razionalista di Osvaldo Borsani. L’architetto stava facendo la tesi di laurea, negli anni Trenta, quando ideò la villa che era il buen retiro a Forte dei Marmi dei padroni del cemento. Ma la signora, per quanto non più giovanissima, non risale a un’altra epoca: basta guardarla. Quando imbocca il viale principale dell’ex villa privata, oggi cuore dell’hotel Augustus, tra i gerani parigini bianchi e rossi, pensi a Francois Truffaut. Secondo cui le gambe delle donne sono compassi che misurano il mondo. Lei manda avanti e indietro i suoi compassi su tacchi e minigonna. Ricchi e meno ricchi osservano le misurazioni. Siamo tutti uguali su questa terra, solo i più uguali avranno la possibilità di parlarle. O forse di conoscerla. La Grande bellezza è per pochi.
LA TOSCANA DI CHARME UN AFFARE DA 8 MILIARDI
Per pochi, anzi pochissimi, è sicuramente l’Augustus, primo hotel a cinque stelle della storia di Forte dei Marmi. Una collana fatta di gioielli come Villa Pesenti, Villa Agnelli – l’ex Villa Costanza comprata da Edoardo, figlio del fondatore della Fiat e padre di Gianni, nel 1926 - e altre dimore di pregio che, a partire dagli anni Venti, furono create per nobili, imprenditori, artisti e intellettuali che frequentavano Forte: un albergo diffuso ante litteram, ma con il marchio dorato dello stile di vita dell’Italia dannunziana. Nel dopoguerra arrivò l’Augustus, intuizione geniale di Nino Maschietto, trevigiano trapiantato in Versilia. «I russi c’erano anche allora, ma scappavano dal comunismo», ricorda il figlio Vittorio. Che oggi insieme alla famiglia gestisce l’Augustus e l’Hermitage. Un’azienda, i Maschietto, che ha 200 dipendenti e si sta avvicinando al secolo di esperienza nel settore. La corteggiano le grandi catene, che puntano ad acquisire i loro capolavori: «Ma quando si accorgono che il fatturato cambia sensibilmente da estate a inverno – dice Vittorio – rinunciano». Nonostante per una vacanza da queste parti si vada dai quattro zeri in su. E per dormire una notte nella stanza che fu dell’Avvocato, a Villa Agnelli, si sborsano 800 euro.
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Eppure tutto questo è nato per caso. «Nei primi anni del Novecento - spiega Vittorio Maschietto – a Forte ci fu una lottizzazione intelligente: lo dico da urbanista appassionato. Merito del gotha dell’architettura dell’epoca e di grandi famiglie come i Pesenti e gli Agnelli, che commissionavano le ville in mezzo al verde. A Forte si è stati bravi a conservare, partendo da un colpo di fortuna: l’ospitalità d’eccellenza non si inventa». All’Augustus sono passate le 15, è l’ora del riposo e del ricordo. «Una volta la stagione turistica si calcolava sulle abitudini degli Agnelli. Che, tra gli anni Trenta e la fine degli anni Sessanta, fecero dell’ex Villa Costanza il simbolo della Forte da jet-set. L’estate iniziava solo quando arrivavano loro, dopo giardinieri e babysitter». Gli Agnelli stavano in villa e arrivavano nella vicina spiaggia, oggi stabilimento balneare Bambaissa, con un tunnel sotto la strada litoranea che esiste ancora. E che era ed è simbolo di esclusività e della voglia di non farsi vedere dal popolino. Formidabili quegli anni. «Una sera vado a ballare in Capannina. Quando torno in albergo mi ritrovo davanti Charlton Heston vestito da Michelangelo: stava girando “Il tormento e l’estasi”, ispirato alla vita del Maestro con buona parte del set tra le cave sulle Alpi Apuane», ricorda Vittorio. Tra i tantissimi ospiti dell’Augustus anche Jimi Hendrix, ma si fa un torto a nominarne alcuni. Nel 1969 gli Agnelli se ne vanno: troppo piccola la villa neorinascimentale con le sue venti stanze. E si sussurra che in famiglia litigassero per le bollette del telefono, che nessuno voleva pagare. Fatto sta che i Maschietto comprano Villa Agnelli e ne fanno un altro gioiello della collana. Oggi a Forte sono i russi a comprare le ville, modificandole geneticamente: da dimore di campagna, con quelle atmosfere soffuse e beige che Woody Allen dipinse nel film “Una commedia sexy di una notte di mezza estate”, sono diventate astronavi un po’ cafone. Hanno illuminazioni potenti che ne sottolineano i contorni e ingressi filtrati dalle siepi per controllare meglio chi si presenta al cancello. Ci sono anche pensiline con all’interno bodyguard ceceni dalla pazienza scarsa. All’Augustus, invece, transitano banchieri svizzeri, principesse arabe col maestro di tennis mentre il marito si occupa di petrolio, famiglie inglesi e tedesche con nomi che sembrano presi dalla classifica di Forbes sui più ricchi del mondo.
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E russi, ovviamente. La cosa curiosa è che non sembrano più disposti a tirare fuori a cuor leggero i cosiddetti “rotoli” di denaro per le mance, che una volta i camerieri usavano per comprarsi le utilitarie. Di sicuro non se la passano male: fanno shopping nelle boutique del centro e gustano i sapori dei ristoranti più esclusivi. Ma la loro vera fissazione sono i figli. Non ci sono più freni: a un compleanno sulla spiaggia del Bambaissa un bel bimbo russo riceve in media dieci Ipad. «Per questo abbiamo 100 mega di connessione Internet tra le tende», dice Maschietto. Più il proiettore, altro che tv, e una piscina per bimbi che sembra un pezzo di mare. Ai piccoli principi capita persino di ricevere in regalo non giocattoli, ma veri trapani svitabulloni. Nulla a che vedere con la merenda pomeridiana vestiti alla marinara, che gli eredi Agnelli facevano sui tavoli poco lontani, nel parco della loro villa. «Ma gli stranieri che arrivano da lontano si stanno sempre più europeizzando – dice Maschietto – e hanno le idee molto chiare: l’Italia e Forte significano grandi firme».
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Borse e vestiti, certo, ma anche arredamento delle stanze affittate ai turisti: l’Ikea, con tutto il rispetto per la gloriosa Svezia, non deve essere presa in considerazione.Forte, così, resta il regno dell’esclusività. Anche se sempre meno italiana nell’anima. Però i Maschietto assicurano che «i milanesi ci sono ancora e resistono, così come ci sono gli Agnelli e gli Elkann che vengono per ritrovare l’atmosfera di famiglia. Il problema è che lavorare solo nei mesi caldi, come siamo abituati in Versilia, non è più possibile. Io – dice Vittorio - sogno appuntamenti internazionali: ad esempio un festival del cinema che richiami le grandi star». Nel frattempo i Maschietto continueranno a investire. «Com’è giusto che sia. Creeremo un altro piano di suite a Villa Pesenti e faremo nascere la Fondazione Nino Maschietto, che avrà sede in una ex scuola a Pietrasanta. Lì faremo formazione ai giovani. Così la Grande bellezza avrà un futuro».
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