Il Tirreno

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decoro

Commercianti scontenti del nuovo regolamento, il Comune deve convincerli

Enrico Paradisi
Commercianti scontenti del nuovo regolamento, il Comune deve convincerli

Bar costretti a togliere ombrelloni, separè e dehors dai portici: è l’indirizzo voluto dall’amministrazione con il nuovo regolamento

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LIVORNO. Il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, che ha fatto capolino per la prima volta in commissione consiliare il 30 giugno scorso (ma che avrà bisogno di ulteriori passaggi prima dell’approvazione finale in consiglio) ha già sollevato qua e là tra i commercianti qualche preoccupazione. Un’operazione decoro, tesa ad armonizzare arredi e strutture nel puzzle sedimentato che si è andato a sovrapporre negli anni all’esterno dei vari locali, a cui l’amministrazione Nogarin tiene particolarmente. «È un documento contro il disordine che vigeva finora - aveva detto l’assessora Paola Baldari - , che dà regole più rigide per un maggior decoro urbano» prima che la commissione fosse aggiornata perché alcuni consiglieri e le associazioni di categoria hanno chiesto tempo per studiare bene le carte, avendo ricevuto il documento appena due giorni prima.

Per Nino Cucchiara, titolare del caffè Duomo (locale molto frequentato da turisti, e che da tempo si è ben attrezzato per l’accoglienza dei clienti anche fuori, con tavoli e ombrelloni) il nuovo regolamento è già una specie di spauracchio. Sotto i portici, ad esempio, non sono più ammessi elementi di delimitazione (ad esclusione delle fioriere) così come non è consentito l’uso di ombrelloni e pedane, ed è vietata l’apposizione di scritte pubblicitarie. «Sei o sette anni fa - dice Cucchiara - su richiesta del Comune, ho realizzato paraventi in cristallo per riparare i tavoli esterni che ho posizionato sotto i portici di via del Tempio, ora li dovrei togliere: almeno mi dessero il tempo fino a ottobre per concludere la stagione». Chi ha investito in queste strutture, ora si sente penalizzato. Cucchiara è preoccupato, quasi diecimila euro ha investito negli arredi.

«È giusto che le cose si facciano bene - aggiunge Cucchiara - ma gli arredi esterni non li ho messi certo di testa mia: tavoli e sedie in simil-legno sono tutti nuovi, non sono né sgargianti né sponsorizzati, e penso che possano andare. Pago regolarmente, ma mi devono ancora rinnovare la concessione. Ho un geometra che se ne occupa». In via Grande poi, uno dei primi a subire gli effetti della nuova impostazione è Davide Angulo, titolare del Ventaglio. «Avevo dei separé, pagati 4500 euro, perché al tempo il Comune li consentiva, poi non so chi si è svegliato, ma con la nuova amministrazione, man mano che ti scade la licenza devi togliere tutto, per poi attrezzare l’area senza strutture e senza ordine: sembra di essere nel cortile di un palazzo. Mi è toccato buttare via tutto e poi ricomprare gli arredi». Per Angulo, che è abbastanza inviperito, invece di semplificarle le cose, si complicano: «Siamo aperti 365 giorni - continua - diamo un servizio, si investe e ti tocca buttare via tutto. Poi magari quando scade il loro mandato, ci toccherà cambiare di nuovo». In molti si lamentano anche del servizio di pulizia sotto i portici, che se è vero- ammettono - rispetto al passato si vede più spesso, invece di pulire dalle 10 o le 11 di mattina, quando c’è il clou della gente, potrebbe intervenire la mattina presto. Marco Caroti titolare del bar Campari, aveva dehors laterali a chiusura dei tavoli: «L’anno scorso mi scadeva la concessione per il suolo pubblico e mi hanno detto che dovevo togliere tutto altrimenti non mi sarebbe stata rinnovata. Ho dovuto buttare 5mila euro di strutture. E comunque con i pannelli era più contenuto lo spazio, e c’era più riservatezza per i clienti. Così aperto è diventato una toilette per cani. Ho letto sul Tirreno che le tende vanno bene bordò: menomale che almeno il colore l’ho indovinato». «E’ tutto uno spendere e buttare via - conclude Caroti - non sono per niente soddisfatto. Se avessero dato una sistemata generale, ma la situazione è sempre peggio».

Si prosegue in direzione mare ne al bar Il Punto, la musica è sempre la stessa: Alessandra Faccin è la titolare: «Sono arrabbiatissima - dice - mi hanno fatto togliere una struttura che era raccolta e pulita e ora mi trovo coni tavoli sparpagliati quasi in mezzo di strada. Ho gettato via 7mila euro. Poi mi è toccato chiamare il geometra, e quindi spendere ancora, per presentare il progetto di come venivano posizionati i tavoli, e dopo tre mesi e mezzo mi hanno dato l’ok. Insomma poi ho dovuto ricomprare tutto nuovo, un danno da 8mila euro: e ne pago 1300 all’anno per tenere fuori sei tavoli ».

Luigi Basile, proprietario del bar Dolly in piazza Grande non fa una piega: «Per il momento non mi hanno detto niente - racconta guardando al suo dehors in acciaio - La mia struttura costa 50 mila euro, e ce l’hanno fatta fare due anni fa quando è stata ristrutturata la piazza, con tutte i crismi e l’avallo della soprintendenza. Anche il colore e perfino i porta piante ci hanno imposto. Se devo cambiare che mi diano 50mila euro». Proseguendo sulla piazza si nota anche sotto i portici che portano in via Pieroni, anche il bar Sole ha dovuto schiodare i separè, lasciando i tavoli allo scoperto.

Proseguendo sulla via Grande c’è il Dollino che ha aperto da tre mesi. Maurizio Lena sta lavorando nel retrobottega: «Ho pagato il permesso, e mi hanno detto che posso mettere solo tavoli senza separè, e un geometra mi ha detto che forse potrò aggiungere le fioriere lato strada. E per i colori ci hanno dato due scelte. Non sono contrario a dare una linearità, ma una maggior scelta, sì. Un provvedimento che si va a sommare a cose che da anni vengono fatte male in chiave turistica. Magari si facesse qualcosa per trattenerli i tutisti». Poi c’è Massimo Andreini del Caffè Tirrenia, che è un po’ fuori dal coro. «Sono uno dei pochi che si è adeguato da tempo - dice- con i colori che chiedono: tenda amaranto e ombrelloni bianchi senza scritte. Per me si dovrebbe essere ancora più rigidi la via Grande dovrebbe essere una boutique tutti uguali e un colore solo». Federico Pascale del bar gelateria Point Break ha dovuto togliere i separè laterali ma quelli che si affacciano sulla strada vorrebbe mantenerli per una questione di sicurezza: «Qui vengono molti bambini e la barriera funziona anche un po’ da protezione». Da Torricelli, lo storico locale livornese ceduto un mese fa a una famiglia cinese, è Giulia, che è nata a Milano, a rispondere con pacatezza orientale, ma non in dialetto mandarino: «Sì, non si potranno più tenere vetrinette. Penseremo a metter qualche pianta», dice in un italiano impeccabile.

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