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Tavoli all’aperto, cosa cambia: nuove regole per 3mila attività
Livorno, il regolamento verso l’approvazione: riguarda estetica, occupazione e controlli
LIVORNO. Dopo due anni di lavoro e il recente ok della giunta, è stato presentato in commissione congiunta (terza e quarta) il “Regolamento per l’occupazione di suolo pubblico da parte degli esercenti di somministrazione”. «È un documento contro il disordine che vigeva finora – ha detto l’assessore Paola Badari – che dà regole più rigide per un maggior decoro urbano». Un provvedimento – esposto nei dettagli dal dirigente comunale Simone Pedonese – che riguarda migliaia di lavoratori e le loro attività, visto che solo quelli iscritti tra Cna, Confesercenti e Confcommercio sono circa tremila. Associazioni che, pur riservandosi un giudizio più approfondito, si sono dette in linea di massima d’accordo con l’idea di fondo del documento, ma vogliono capire per bene che cosa succederà per chi «magari ha appena rifatto le tende e ora dovrebbe cambiarne la struttura o il colore».
Sfogliando il documento si trova subito la distinzione tra occupazione permanente e temporanea, come già in passato, ma mentre la prima ha validità ancora massimo sei mesi, la seconda massimo due anni (erano quattro). Poi alcune questioni estetiche, tipo che sotto i portici è ammesso solo «l’uso di tende frangisole» e solo di «colore amaranto». E, sempre dal punto di vista estetico, che «gli arredi ammessi, da collocarsi obbligatoriamente all’interno dell’area in concessione, sono esclusivamente sedie, tavoli, poltrone o piccoli divani, ombrelloni di colore beige unificato». Non solo, dovranno essere preferibilmente «di materiale naturale o dall’aspetto naturale e di disegno semplice». Stop, invece, a «attrazioni ludiche per bambini, nonché di distributori di giochi per bambini, schermi lcd televisivi o similari».
Ci sono certamente delle eccezioni, ma solo per chi presenta un «Piano d’ambito» o partecipa a «Progetti unitari». Sì, perché il documento, che ha come obiettivi – spiega Aurigi – di «essere meno interpretabile; di introdurre controlli e sanzioni e di togliere le disparità di trattamento tra le diverse attività che hanno generato un grande malcontento», cerca di raggiungerli regolando tre situazioni. La prima è quella che rientra nel regolamento di base che vale per tutto il territorio di Livorno e che dà forti elementi di decoro di qualità (dimensioni/tipologie/colori), con l’intento di uniformare esteticamente gli esercizi commerciali. Poi c’è il «progetto unitario», rivolto a chi ha maggiori possibilità economiche e intende fare un investimento maggiore: a questi esercenti viene data la possibilità di presentare un progetto proprio per sperimentare qualcosa di più. Terzo livello, quello d’ambito, ovvero regole specifiche a livello di quartiere in particolare progetti che stanno dentro i Ccn (centri commerciali naturali). Per quanto riguarda la revoca o decadenza della concessione, sono previsti cinque casi: reiterata inosservanza delle condizioni e/o prescrizioni imposte all’atto della concessione; mancato pagamento della Tosap; sub-concessione dell’area; uso improprio della concessione; abuso edilizio.
Ora spetterà al consiglio comunale dare il via libero definitivo che l’amministrazione spera possa giungere già nella prossima convocazione del 13 luglio. Nel frattempo però, grazie alla richiesta dei consiglieri (in particolare Cannito, Amato, Grillotti) e concessa dal presidente La Fauci, verranno ascoltate le associazioni di categoria – Confesercenti, Confcommercio, Cna e Confartigianato – prima dagli assessore Baldari e Aurigi il 10 luglio alle 9 e poi di nuovo in commissione congiunta l’11 luglio alle 16.30. Proprio per questo il regolamento non è stato votato come invece era in programma. A spiegare politicamente il documento sono stati come detto gli assessori Alessandro Aurigi e Paola Baldari. «Si tratta di un buon documento – ha detto Baldari – che sostituisce quello che avevamo presentato in giunta a dicembre ma che era troppo rigido».
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