Gioco
tar e consiglio di stato gli hanno dato ragione
Spedizioniere doganale vince il match con il fisco
LIVORNO. Anche l’Agenzia delle Dogane, come qualsiasi altro soggetto giuridico, è tenuta al risarcimento del danno provocato dalla mancata esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Un...
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LIVORNO. Anche l’Agenzia delle Dogane, come qualsiasi altro soggetto giuridico, è tenuta al risarcimento del danno provocato dalla mancata esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Un principio di diritto fondamentale, la cui applicazione ai soggetti pubblici non è così ricorrente, che è stato affermato da Tar del Lazio con sentenza n° 6794/2017 (pubblicata l’8 giugno scorso) che ha condannato l’Agenzia a un congruo risarcimento nei confronti del contribuente. La vicenda racconta di una storia faticosa, a più riprese (ben cinque procedimenti giudiziali), iniziata quattro anni orsono, il cui protagonista è uno spedizioniere doganale di Livorno: Massimo Torelli. Il professionista, con l’assistenza di un pool di avvocati che hanno unito le loro specifiche competenze (Fabio Merusi di Pisa; Piero Bellante di Verona; Alessandra Bianchi di Pontedera; Roberto Bragaglia di Roma) ha perseguito pervicacemente il riconoscimento dei propri diritti negati ingiustamente dalla Dogana di Livorno.
La prima richiesta fu di autorizzazione alla cosiddetta “procedura di domiciliazione” presso i propri locali, procedura che avrebbe consentito facilitazioni e vantaggi per la propria clientela. La Dogana di Livorno la respinse; lo spedizioniere si rivolse al Tar che gli riconobbe ragione e ordinò alla Dogana di provvedere. Quest’ultima però appellò la sentenza dinnanzi al Consiglio di Stato che, a sua volta, confermò il buon diritto dello spedizioniere. Dopo reiterate richieste la Dogana, in esecuzione della sentenza divenuta definitiva e non più impugnabile, emise l’autorizzazione richiesta, ma ne escluse i prodotti sottoposti ad accisa (tabacchi e liquori, destinati in gran parte all’imbarco sulle navi da crociera in scalo al porto di Livorno).
Ancora una volta lo spedizioniere dovette impugnare il provvedimento, con ricorso nuovamente accolto dal Tar del Lazio. Vicenda all’epilogo? Macché. La Dogana appellò anche questa sentenza e, di nuovo, il Consiglio di Stato confermò il diritto dello spedizioniere. Ma non è ancora finita. La Dogana di Livorno si rifiuta di eseguire questa seconda sentenza, emettendo un nuovo provvedimento sostanzialmente elusivo dell’ordinanza del giudice. Ancora una volta Torelli deve far ricorso al Giudice per obbligare la Dogana all’esecuzione di quanto stabilito dalla suprema magistratura amministrativa. E ancora una volta il Tar del Lazio, stigmatizzando l’ingiustificato comportamento omissivo della Dogana, ordina di emettere il provvedimento autorizzativo a favore dello spedizioniere, nominando un commissario governativo speciale che provveda in caso di reiterato inadempimento. In questo caso, però, il Tar accoglie anche la richiesta di Torelli di risarcimento del danno che lo stesso ha sempre sostenuto di aver subito per l’ingiustificato inadempimento della Dogana, consistente nella perdita di clientela e quant’altro. Risarcimento quantificato in 10mila euro.
«La peculiarità di questa sentenza - commenta soddisfatto Torelli - è che riconosce e attua una tutela risarcitoria a favore di chi si scontra con lentezza, farraginosità, chiusura e irragionevolezza della pubblica amministrazione che talvolta, invece di instaurare un rapporto collaborativo aperto e dialettico con gli utenti, come proclamato nelle sedi ufficiali, si arrocca su posizioni conservative dello status quo».
Sergio Braccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un principio di diritto fondamentale, la cui applicazione ai soggetti pubblici non è così ricorrente, che è stato affermato da Tar del Lazio con sentenza n° 6794/2017 (pubblicata l’8 giugno scorso) che ha condannato l’Agenzia a un congruo risarcimento nei confronti del contribuente. La vicenda racconta di una storia faticosa, a più riprese (ben cinque procedimenti giudiziali), iniziata quattro anni orsono, il cui protagonista è uno spedizioniere doganale di Livorno: Massimo Torelli. Il professionista, con l’assistenza di un pool di avvocati che hanno unito le loro specifiche competenze (Fabio Merusi di Pisa; Piero Bellante di Verona; Alessandra Bianchi di Pontedera; Roberto Bragaglia di Roma) ha perseguito pervicacemente il riconoscimento dei propri diritti negati ingiustamente dalla Dogana di Livorno.
La prima richiesta fu di autorizzazione alla cosiddetta “procedura di domiciliazione” presso i propri locali, procedura che avrebbe consentito facilitazioni e vantaggi per la propria clientela. La Dogana di Livorno la respinse; lo spedizioniere si rivolse al Tar che gli riconobbe ragione e ordinò alla Dogana di provvedere. Quest’ultima però appellò la sentenza dinnanzi al Consiglio di Stato che, a sua volta, confermò il buon diritto dello spedizioniere. Dopo reiterate richieste la Dogana, in esecuzione della sentenza divenuta definitiva e non più impugnabile, emise l’autorizzazione richiesta, ma ne escluse i prodotti sottoposti ad accisa (tabacchi e liquori, destinati in gran parte all’imbarco sulle navi da crociera in scalo al porto di Livorno).
Ancora una volta lo spedizioniere dovette impugnare il provvedimento, con ricorso nuovamente accolto dal Tar del Lazio. Vicenda all’epilogo? Macché. La Dogana appellò anche questa sentenza e, di nuovo, il Consiglio di Stato confermò il diritto dello spedizioniere. Ma non è ancora finita. La Dogana di Livorno si rifiuta di eseguire questa seconda sentenza, emettendo un nuovo provvedimento sostanzialmente elusivo dell’ordinanza del giudice. Ancora una volta Torelli deve far ricorso al Giudice per obbligare la Dogana all’esecuzione di quanto stabilito dalla suprema magistratura amministrativa. E ancora una volta il Tar del Lazio, stigmatizzando l’ingiustificato comportamento omissivo della Dogana, ordina di emettere il provvedimento autorizzativo a favore dello spedizioniere, nominando un commissario governativo speciale che provveda in caso di reiterato inadempimento. In questo caso, però, il Tar accoglie anche la richiesta di Torelli di risarcimento del danno che lo stesso ha sempre sostenuto di aver subito per l’ingiustificato inadempimento della Dogana, consistente nella perdita di clientela e quant’altro. Risarcimento quantificato in 10mila euro.
«La peculiarità di questa sentenza - commenta soddisfatto Torelli - è che riconosce e attua una tutela risarcitoria a favore di chi si scontra con lentezza, farraginosità, chiusura e irragionevolezza della pubblica amministrazione che talvolta, invece di instaurare un rapporto collaborativo aperto e dialettico con gli utenti, come proclamato nelle sedi ufficiali, si arrocca su posizioni conservative dello status quo».
Sergio Braccini
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