Gioco
L’addio a Marcello Fremura
L’imprenditore livornese si è spento a 87 anni. La famiglia: «Funerali in forma strettamente privata»
LI VORNO. Si è spento nel primo pomeriggio di giovedì 29 giugno, all’età di 87 anni, nel reparto di cure palliative dell’ospedale di Livorno, Marcello Fremura. Ultimo capostipite di una delle più conosciute e storiche famiglie livornesi nel ramo dell’imprenditoria portuale. Cavaliere del Lavoro dal 1993, lascia la moglie Doriana e i tre figli, Cesare, Elena e Alessandra. I funerali, per espressa volontà della famiglia, si svolgeranno in forma strettamente privata.
Laureato in economia e commercio, nel 1957, insieme al fratello Arturo (scomparso nel 2001), prese le redini dell’agenzia marittima di famiglia in piazza Cavour 25, che fu fondata nel 1894 dal padre Cesare. Per oltre dieci anni presidente della sezione marittima della Camera di Commercio, (che ha anche presieduto per qualche tempo all’inizio del’93) verso la fine degli anni Settanta è entrato nel cda della Fondazione della Cassa di Risparmio di Livorno e in quello della Sat, dell’aeroporto Galilei di Pisa. Oltre al cavalierato, tra le altre onoreficienze ha ricevuto la Croce di Cavaliere dell’Ordine al Merito Civile dal Re di Spagna di cui è stato anche console onorario. Nel corso della sua lunga e brillante carriera di imprenditore, oltre ad aver ricoperto molte cariche istituzionali (membro del comitato portuale di Livorno, presidente di Asamar e membro di Federagenti) ha ricoperto ruoli importanti pure nel mondo sportivo, incassando anche qui apprezzamenti e riconoscimenti. Dal Coni ha ricevuto la Stella di bronzo al merito sportivo e il collare d’oro, come presidente del prestigioso circolo scherma Fides di Livorno, che ha guidato per circa una trentina d’anni.
Una persona estremamente competente e cordiale, stimata e di parola – ricorda chi lo conosceva bene – per lui una stretta di mano era tutto. La sua anima era questa che si andava a conciliare con la volontà di essere presente in mezzo alla gente. «È stato un grande uomo, che ha sempre lavorato, sottotraccia, riservato e in silenzio – racconta Giorgio Zingoni, che lo conosceva da sempre – Una persona squisita, gentile, un grande uomo per la città e uno dei primi a credere nella logistica e nel terminalismo. Il primo terminal a Livorno, il terminal Sitermar, fu un’operazione portata in fondo proprio da lui insieme ai D’Alesio».
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