Il Tirreno

Livorno

Quei bombardamenti che in nove minuti uccisero 250 livornesi 

di Roberto Riu
Quei bombardamenti che in nove minuti uccisero 250 livornesi 

Commemorati gli attacchi americani del 28 giugno 1943 che distrussero i rifugi di via Galilei, via Pera e Sorgenti

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LIVORNO. L'allarme aereo fece nuovamente trasalire i livornesi quella mattina del 28 giugno 1943: la memoria, per quanti non erano già sfollati nelle campagne circostanti, corse alla disastrosa incursione america di un mese prima.

Ancora una volta si ripetè il copione della disperata fuga in cerca di riparo nei rifugi dove invece molti, convinti di trovare la salvezza, andarono incontro al loro destino. Tre rifugi furono infatti centrati dalle bombe e disintegrati: erano all'angolo fra via Garibaldi e via Galilei, in via Mastacchi, all'altezza di via Pera, ed alle Sorgenti presso lo stabilimento del Gommificio Italiano. Vi persero la vita rispettivamente 86, 70 e 30 persone, queste ultime quasi tutte donne operaie dello stabilimento.

Segnati da altrettante lapidi, i tragici avvenimenti di quei tre luoghi sono stati commemorati con la deposizione di mazzi di fiori. Alla cerimonia sono intervenuti esponenti delle locali associazioni antifasciste (Anpi, Anpia, Anei ed Aned di Pisa) e l'assessore Francesco Belais: «Non si fa mai abbastanza per continuare a ricordare gli orrori della guerra. Quello su cui dovremmo lavorare, sia noi come istituzioni, sia le associazioni, è fare sì che a queste manifestazioni ci siano sempre più giovani. Perché la mancata conoscenza di ciò che è successo può fare sì che accada di nuovo».

Quella mattina di 74 anni fa piombarono su Livorno novantasette quadrimotori americani B-17 Flying Fortress del 301th Bombardment Group (Heavy) di stanza a Oudna (Tunisi) con l'obiettivo di colpire i nodi di smistamento ferroviario (marshalling yards) e l'area portuale (docks).

La massiccia incursione, durata nove lunghi minuti, non conobbe ostacoli a parte una leggera contraerea e quattro aerei italiani (così è scritto nel rapporto di volo) che non crearono alcuna preoccupazione. La missione, pur avendo praticamente risparmiato l'abitato (come si vede dalle foto aeree successive), provocò oltre 250 vittime di cui gran parte proprio nei rifugi rivelatisi del tutto inadeguati nonostante la propaganda del regime fascista.

Per comprendere la pesantezza dell'incursione può servire la testimonianza resa nel libro di Marco Agretti “Cara Gina, caro Piero”, contenente le lettere dei suoi genitori, in cui lei, che scrive al marito, militare al fronte, racconta come la colonna di fumo levatasi su Livorno fosse addirittura visibile da Donoratico, dove era sfollata, distante quarantacinque chilometri in linea d'aria.

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