Il Tirreno

Livorno

A Effetto Venezia chi non è “green” paga 250 euro in più 

A Effetto Venezia chi non è “green” paga 250 euro in più 

Il Comune agli operatori: materiali “puliti” per l’eco-sconto e continuare a pagare la quota di 350 euro (anziché 600)

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LIVORNO. Chi non dimostrerà di essere “green”, utilizzando materiale compostabile o riutilizzabile, pagherà di più. Quanto? La somma passerà da 350 a 600 euro. Quindi 250 euro in più, tanto vale l’ “eco-sconto” previsto per la prima volta dal Comune sulla nuova quota richiesta agli operatori di Effetto Venezia. È tutto scritto nella delibera 383 varata dalla giunta. Ed è scritto nelle e-mail che stanno arrivando dagli uffici del Comune ai gestori delle varie attività del rione dei canali.

Per cominciare nella lettera si legge che Effetto Venezia si accenderà dal 26 al 30 luglio e che avrà come tema «Diversis gentibus una, motto riportato sulla prima moneta livornese, l’Unghero, il tallero d’oro fatto coniare dal Granduca Ferdinando II nel 1655». «Le somministrazioni di alimenti e bevande, i circoli, le sezioni nautiche, i comitati organizzatori delle gare remiere e gli esercizi di vicinato residenti nel quartiere – si legge – potranno, come di consueto, presentare domanda di partecipazione all'evento che darà la possibilità di richiedere un'occupazione di suolo pubblico o un eventuale ampliamento di concessioni già in essere».

«L'amministrazione – si viene al punto – intende favorire comportamenti rispettosi dell'ambiente e del decoro della città, per cui la giunta comunale ha ritenuto necessario prevedere una quota base di partecipazione alla quale si possa applicare un eco-sconto per coloro che si impegnino ad usare materiale biodegradabile (mais) o materiale a riuso (vetro, ceramica) per la somministrazione». L’esempio è questo: «Un ristorante che dimostri di usare tali materiali potrà versare la quota di 350 euro», che è la somma che era prevista lo scorso anno e che in generale viene pagata da quando Effetto Venezia dura cinque giorni. Ma «se non aderirà a tale proposta la quota dovuta sarà di 600 euro».

Nel dettaglio questo varrà per somministrazioni alimenti e bevande, circoli in convenzione, sezioni nautiche. Per gli esercizi di vicinato del settore alimentare è invece prevista una quota di 75 euro, che scende a 50 euro per i negozi che non sono dell’ alimentare. Nella delibera che definisce la «revisione» delle quote, si legge anche che «vi è stato un considerevole aumento delle richieste di partecipazione da parte di operatori dell'ingegno e artigiani, che lo scorso anno erano stati esentati dal pagamento», e che è stato «ritenuto necessario ripristinare anche per queste categorie la quota di partecipazione al fine di coprire, almeno parzialmente, i costi degli allacci elettrici a loro forniti». Per “associazioni espositori a banco”, “postazioni di palloncini” e “di zucchero filato” si parla di 50 euro (10 euro al giorno).

Tra gli esercenti c’è chi ha già risposto al Comune chiedendo chiarimenti tecnici. Ad esempio Daniele Simoni, ex presidente del Ccn che di fatto si è appena sciolto. Ha chiesto di chiarire, ad esempio, quali saranno i materiali utilizzabili e come sarà eventualmente applicato il pagamento di 250 euro in più (o non applicato l’eco-sconto) per chi “sgarrerà”. «Con questa soluzione – fa notare – ci aumenteranno comunque le spese per i materiali, quindi non si faccia passare l’idea che ci viene fatto uno sconto. Sono d’accordo sull’incentivare l’uso di questi materiali, ma perché non si è previsto uno sconto rispetto alla quota che già pagavamo e che ora di base è quasi raddoppiata?».

L’assessore alla cultura, Francesca Belais, riassume così la scelta: «Chi più inquina più paga. C’è da dire che già molti esercizi già utilizzano materiali compostabili». «Avevamo pensato di aumentare le quote – rivela – a 80 euro a sera, quindi 10 euro in più al giorno, per un ristorante parliamo forse di due coperti. Ma ci abbiamo ripensato e abbiamo deciso di aumentare solo a chi non si converte a questa politica ecologica. Mi auguro ci sia la massima civiltà da parte di tutti». Poi chiosa: «Ci stiamo trovando in grande difficoltà perché con la circolare Gabrielli, a seguito dei fatti di Torino e con le nuove norme anti-terrorismo, dovremo prevedere misure molto più importanti che hanno dei costi. Stiamo chiamando sponsor, associazioni, enti per chiedere aiuto, anche il sindaco si sta muovendo per un tavolo con la prefettura. Stiamo lavorando, alcuni sponsor non hanno rinnovato il contributo, fra questi – sottolinea in polemica – Benetti: siamo dispiaciuti, dava 10mila euro. Per noi sono importanti, come sono importanti le quote dei ristoratori, non è un balzello ma una collaborazione».

Juna Goti

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