Gioco
Authority, prorogato Provinciali e ora il porto vuol uscire dal limbo
di Mauro Zucchelli
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Il presidente Stefano Corsini e il segretario generale Massimo ProvincialiIl sindacato e il fronte imprenditoriale alzano la voce in comitato portuale: basta con l’immobilismo Palazzo Rosciano sollecitato a chiedere chiarimenti al ministero per capire come sbloccare l’impasse
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LIVORNO. Alla fin fine è arrivata la fumata bianca per la proroga di Massimo Provinciali, a Livorno come segretario generale dell’Authority dal settembre di sei anni quando l’allora presidente Giuliano Gallanti lo chiamò a Palazzo Rosciano dal ministero delle infrastrutture. Nonostante il fuoco incrociato da Piombino: con istituzioni e mondo politico locale in pressing per avere un numero due con targa piombinese. Nonostante l’attacco del sindaco M5s livornese che, a suon di carte bollate, ha messo nel mirino specificamente Provinciali: prima, chiedendone la testa per ristabilire buoni rapporti fra Palazzo Civico e Palazzo Rosciano; poi, cercando in extremis di bloccare la convocazione del comitato portuale di ieri mattina con un ricorso bis.
La proroga non è esattamente la fotocopia di quelle precedenti: 1) perché il nuovo incarico non ha come scadenza una data precisa bensì l’insediamento del comitato di gestione, cioè il nuovo “consiglio d’amministrazione” della nuova Authority Livorno-Piombino; 2) perché il comitato portuale, anziché votare la proposta del presidente, ne ha semplicemente preso atto lasciando la proroga nelle mani dell’ingegner Stefano Corsini, secondo una sottolineatura indicata dall’ammiraglio Vincenzo Di Marco fatta propria in numerosi interventi.
È leggibile un po’ come una presa di distanza da parte del comitato portuale e un po’ forse come un tentativo di dribblare la guerra contro Provinciali da parte di Nogarin (che pure a fine marzo aveva dato disco verde alla proroga del segretario generale come segnale lanciato a Corsini appena arrivato).
Proprio il sindaco Filippo Nogarin ieri di buon mattino ha salito le scale del quartier generale dell’istituzione portuale per un faccia a faccia con il presidente Corsini: non sono filtrate indiscrezioni riguardo a quel che i due si sono detti, risulta che dal suo ufficio municipale il sindaco avesse portato con sé il ricorso bis. Poi, comunque, prima che il comitato portuale iniziasse il sindaco ha ridisceso le scale e se n’è andato evitando di partecipare alla riunione.
Ma sotto la brace del caso Provinciali cova il fuoco della preoccupazione: diventato quasi un incendio nel corso della seduta.
Dopo la riconsegna a Corsini delle “chiavi” della scelta su Provinciali, la riunione avrebbe potuto considerarsi pressoché chiusa. Se non è stato così è perché dal comitato portuale si sono alzate più voci per ribadire che «non si può andare avanti di proroga in proroga». Una stilettata contro l’allungamento dell’incarico all’attuale numero due? In realtà, quel che ha fatto venire a galla il mugugno è principalmente la lunghissima fase di limbo della quale non si vede la fine.
Come confida via smartphone (col vincolo dell’anonimato) uno dei membri del comitato, ben venga quel che ha fatto il sindaco M5s di Civitavecchia ma «se il suo collega livornese Nogarin ora fa ricorso al Tar per difendere la sua auto-nomina, – avverte – avrà magari torto ma spero solo che la giustizia amministrativa gli dia ragione. Così la facciamo finita: altrimenti, con l’appello al Consiglio di Stato, questo stallo si prolungherà fino a chissà quando...».
Già, perché adesso siamo a metà del guado di una situazione paradossale: la nuova Authority livornese-piombinese è formalmente istituita ma esiste solo nella persona di Corsini, non si sa se il nuovo comitato di gestione possa funzionare se il seggio del Comune resta congelato, non si sa se il sindaco possa esservi inserito (alcune Autorità portuali l’hanno fatto, quella livornese no). Frattanto le vecchie Authority separate, Livorno e Piombino divise, vanno avanti ciascuna con il proprio comitato portuale. È necessario – è stato messo in rilievo – che Palazzo Rosciano chieda al ministero come uscire dall’impasse. Finora la circolare interpretativa ha solo incasinato tutto: e il comitato portuale serve tutt’al più per l’ordinarissima amministrazione...
«Ma possiamo permetterci di andare avanti con il tran tran?», sbotta Maurizio Strazzullo: «Basta aprire gli occhi per capire di no: sto parlando della maxi-Darsena, della privatizzazione della Porto 2000 e dell’affidamento dei bacini, il tempo non è una variabile indipendente».
È stato Umberto Paoletti, direttore di Confindustria, a far da apripista di questo che è qualcosa di più di uno sfogo delle parti sociali presenti nel comitato: «L’accordo di programma – ricorda – è stato firmato dal maggio di due anni fa, e in quanta misura si è trasformato in realizzazione concreta? Bisogna che il ministero chiarisca come fare per evitare che si continui a perdere tempo rimanendo paralizzati nel nulla». Dal fronte degli imprenditori anche Laura Miele (agenti marittimi) tuona contro l’immobilismo e chiede uno scatto in avanti.
Bisogna evitare ad ogni costo – è il ritornello degli interventi l’uno dopo l’altro – che il lavoro dell’Authority rimanga ingabbiato «in una serie di beghe che riguardano gli equilibri nell’ente invece che la sua operatività reale nell’economia». Lo ripete anche Giacomo Marchesini, anch’egli in rappresentanza dei lavoratori : lo fa ricordando che «già a novembre abbiamo fatto una lettera per sollecitare una svolta ma in tutti questi mesi non si è mosso nulla e invece c’è bisogno di tutto tranne che di restare immobili a veder passare il tempo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La proroga non è esattamente la fotocopia di quelle precedenti: 1) perché il nuovo incarico non ha come scadenza una data precisa bensì l’insediamento del comitato di gestione, cioè il nuovo “consiglio d’amministrazione” della nuova Authority Livorno-Piombino; 2) perché il comitato portuale, anziché votare la proposta del presidente, ne ha semplicemente preso atto lasciando la proroga nelle mani dell’ingegner Stefano Corsini, secondo una sottolineatura indicata dall’ammiraglio Vincenzo Di Marco fatta propria in numerosi interventi.
È leggibile un po’ come una presa di distanza da parte del comitato portuale e un po’ forse come un tentativo di dribblare la guerra contro Provinciali da parte di Nogarin (che pure a fine marzo aveva dato disco verde alla proroga del segretario generale come segnale lanciato a Corsini appena arrivato).
Proprio il sindaco Filippo Nogarin ieri di buon mattino ha salito le scale del quartier generale dell’istituzione portuale per un faccia a faccia con il presidente Corsini: non sono filtrate indiscrezioni riguardo a quel che i due si sono detti, risulta che dal suo ufficio municipale il sindaco avesse portato con sé il ricorso bis. Poi, comunque, prima che il comitato portuale iniziasse il sindaco ha ridisceso le scale e se n’è andato evitando di partecipare alla riunione.
Ma sotto la brace del caso Provinciali cova il fuoco della preoccupazione: diventato quasi un incendio nel corso della seduta.
Dopo la riconsegna a Corsini delle “chiavi” della scelta su Provinciali, la riunione avrebbe potuto considerarsi pressoché chiusa. Se non è stato così è perché dal comitato portuale si sono alzate più voci per ribadire che «non si può andare avanti di proroga in proroga». Una stilettata contro l’allungamento dell’incarico all’attuale numero due? In realtà, quel che ha fatto venire a galla il mugugno è principalmente la lunghissima fase di limbo della quale non si vede la fine.
Come confida via smartphone (col vincolo dell’anonimato) uno dei membri del comitato, ben venga quel che ha fatto il sindaco M5s di Civitavecchia ma «se il suo collega livornese Nogarin ora fa ricorso al Tar per difendere la sua auto-nomina, – avverte – avrà magari torto ma spero solo che la giustizia amministrativa gli dia ragione. Così la facciamo finita: altrimenti, con l’appello al Consiglio di Stato, questo stallo si prolungherà fino a chissà quando...».
Già, perché adesso siamo a metà del guado di una situazione paradossale: la nuova Authority livornese-piombinese è formalmente istituita ma esiste solo nella persona di Corsini, non si sa se il nuovo comitato di gestione possa funzionare se il seggio del Comune resta congelato, non si sa se il sindaco possa esservi inserito (alcune Autorità portuali l’hanno fatto, quella livornese no). Frattanto le vecchie Authority separate, Livorno e Piombino divise, vanno avanti ciascuna con il proprio comitato portuale. È necessario – è stato messo in rilievo – che Palazzo Rosciano chieda al ministero come uscire dall’impasse. Finora la circolare interpretativa ha solo incasinato tutto: e il comitato portuale serve tutt’al più per l’ordinarissima amministrazione...
«Ma possiamo permetterci di andare avanti con il tran tran?», sbotta Maurizio Strazzullo: «Basta aprire gli occhi per capire di no: sto parlando della maxi-Darsena, della privatizzazione della Porto 2000 e dell’affidamento dei bacini, il tempo non è una variabile indipendente».
È stato Umberto Paoletti, direttore di Confindustria, a far da apripista di questo che è qualcosa di più di uno sfogo delle parti sociali presenti nel comitato: «L’accordo di programma – ricorda – è stato firmato dal maggio di due anni fa, e in quanta misura si è trasformato in realizzazione concreta? Bisogna che il ministero chiarisca come fare per evitare che si continui a perdere tempo rimanendo paralizzati nel nulla». Dal fronte degli imprenditori anche Laura Miele (agenti marittimi) tuona contro l’immobilismo e chiede uno scatto in avanti.
Bisogna evitare ad ogni costo – è il ritornello degli interventi l’uno dopo l’altro – che il lavoro dell’Authority rimanga ingabbiato «in una serie di beghe che riguardano gli equilibri nell’ente invece che la sua operatività reale nell’economia». Lo ripete anche Giacomo Marchesini, anch’egli in rappresentanza dei lavoratori : lo fa ricordando che «già a novembre abbiamo fatto una lettera per sollecitare una svolta ma in tutti questi mesi non si è mosso nulla e invece c’è bisogno di tutto tranne che di restare immobili a veder passare il tempo».
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