Toscana
«Locali indecenti alle Sughere intervenga Nogarin»
Passata in consiglio la mozione di Raspanti (Futuro) perché l’amministrazione penitenziaria faccia i lavori
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LIVORNO. Situazione allarmante in alcuni locali del carcere di Livorno, tant’è che nella seduta del consiglio comunale di mercoledì sera, è stata approvata all’unanimità una mozione presentata da Andrea Raspanti (consigliere di Futuro) sulla questione della sugli interventi urgenti di ristrutturazione da fare in alcuni locali della casa circondariale delle Sughere.
La mozione che è stata scritta da Raspanti dopo la recente visita alla casa circondariale, impegna il sindaco Filippo Nogarin (nellla sua veste di autorità sanitaria) a stimolare il dipartimento di amministrazione penitenziaria, per avviare i lavori di sanificazione e ristrutturazione delle docce nel carcere di Livorno. Non solo. In caso la risposta tardasse ad arrivare - si legge nella mozione - si impegna ancora il sindaco a disporre la chiusura dei locali per emergenza sanitaria.
«Il problema non è ancora risolto - dice Raspanti - e ovviamente l’attenzione nei prossimi giorni deve rimanere alta. L’atto tuttavia rappresenta un significativo passo in avanti ed è l’esito finale dell’interessamento e l’attivazione di vari attori: oltre al consiglio comunale infatti anche le camere penali e la Cgil hanno sollevato la questione nel corso della loro visita al carcere».
In tutta la vicenda, un ruolo fondamentale lo ha svolto, come sottolinea lo stesso Raspanti, il garante dei detenuti, Marco Solimano. In questi anni ha svolto infatti un lavoro di vigilanza costante e di stimolo per le autorità competenti sui problemi rilevati all’interno della casa circondariale. Due le questioni principali, che Raspanti aveva osservato al termine della visita: oltre alla condizione delle docce della sezione ex transito, aveva lamentato anche la carenza di personale, in parte quello di sicurezza, ma soprattutto quello civile addetto alle attività di trattamento: «E’ troppo scarso e questo impedisce ai detenuti di usufruire delle attività di trattamento e socializzazione senza le quali il carcere è ridotto da luogo di convalescenza sociale a luogo di mera afflizione», aveva evidenziato Raspanti nei giorni scorsi.
«Ci auguriamo - prosegue - che anche i consiglieri regionali del territorio vogliano dare finalmente un segnale di attenzione forte, facendo valere le loro funzioni ispettive». Secondo il consigliere di Futuro, infatti, «le violazioni dei diritti che avvengono quotidianamente nelle carceri italiane - e che sono valse ripetute condanne al nostro Paese - sono l’effetto del segreto in cui si svolge la vita al di là dei loro cancelli». Per questo, sostiene ancora Raspanti, che dimostra di essersi preso particolarmente a cuore il problema, maggiore è l’attenzione della comunità dei “liberi”, su quello che accade negli istituti penitenziari, «minore è il rischio di trattamenti inumani e degradanti, contrari alla Costituzione e alle convenzioni internazionali accolte nel nostro ordinamento». Un ultimo pensiero è rivolto ancora al sindaco, che Raspanti invita a sciogliere presto il nodo sulla nomina del nuovo garante, rimasta in sospeso per più di due mesi. Nogarin si era impegnato a risolvere in coda a una delle ultime sedute del consiglio: «Anche questa circostanza - chiude il futurista - ha dimostrato che la figura del garante è la base della possibilità da parte della città di intervenire all’interno del carcere».
La mozione che è stata scritta da Raspanti dopo la recente visita alla casa circondariale, impegna il sindaco Filippo Nogarin (nellla sua veste di autorità sanitaria) a stimolare il dipartimento di amministrazione penitenziaria, per avviare i lavori di sanificazione e ristrutturazione delle docce nel carcere di Livorno. Non solo. In caso la risposta tardasse ad arrivare - si legge nella mozione - si impegna ancora il sindaco a disporre la chiusura dei locali per emergenza sanitaria.
«Il problema non è ancora risolto - dice Raspanti - e ovviamente l’attenzione nei prossimi giorni deve rimanere alta. L’atto tuttavia rappresenta un significativo passo in avanti ed è l’esito finale dell’interessamento e l’attivazione di vari attori: oltre al consiglio comunale infatti anche le camere penali e la Cgil hanno sollevato la questione nel corso della loro visita al carcere».
In tutta la vicenda, un ruolo fondamentale lo ha svolto, come sottolinea lo stesso Raspanti, il garante dei detenuti, Marco Solimano. In questi anni ha svolto infatti un lavoro di vigilanza costante e di stimolo per le autorità competenti sui problemi rilevati all’interno della casa circondariale. Due le questioni principali, che Raspanti aveva osservato al termine della visita: oltre alla condizione delle docce della sezione ex transito, aveva lamentato anche la carenza di personale, in parte quello di sicurezza, ma soprattutto quello civile addetto alle attività di trattamento: «E’ troppo scarso e questo impedisce ai detenuti di usufruire delle attività di trattamento e socializzazione senza le quali il carcere è ridotto da luogo di convalescenza sociale a luogo di mera afflizione», aveva evidenziato Raspanti nei giorni scorsi.
«Ci auguriamo - prosegue - che anche i consiglieri regionali del territorio vogliano dare finalmente un segnale di attenzione forte, facendo valere le loro funzioni ispettive». Secondo il consigliere di Futuro, infatti, «le violazioni dei diritti che avvengono quotidianamente nelle carceri italiane - e che sono valse ripetute condanne al nostro Paese - sono l’effetto del segreto in cui si svolge la vita al di là dei loro cancelli». Per questo, sostiene ancora Raspanti, che dimostra di essersi preso particolarmente a cuore il problema, maggiore è l’attenzione della comunità dei “liberi”, su quello che accade negli istituti penitenziari, «minore è il rischio di trattamenti inumani e degradanti, contrari alla Costituzione e alle convenzioni internazionali accolte nel nostro ordinamento». Un ultimo pensiero è rivolto ancora al sindaco, che Raspanti invita a sciogliere presto il nodo sulla nomina del nuovo garante, rimasta in sospeso per più di due mesi. Nogarin si era impegnato a risolvere in coda a una delle ultime sedute del consiglio: «Anche questa circostanza - chiude il futurista - ha dimostrato che la figura del garante è la base della possibilità da parte della città di intervenire all’interno del carcere».
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