Il Tirreno

Livorno

Crocieristi in centro: pochi, felici e smarriti 

di Alfredo Faetti
Crocieristi in centro: pochi, felici e smarriti 

In giro con i visitatori per capire come vengono ricevuti dopo essere sbarcati Indicazioni scarse, nessuna in inglese, ma colpisce ancora l’anima della città

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LIVORNO. Il primo colpo d’occhio è quello giusto, perché contiene tutto. C’è il profumo di salmastro, i resti di un’epoca industriale ormai in declino, scorci di campanili e fortezze in lontananza, il grido dei gabbiani sovrastato solo da quello degli operatori del porto, abbronzati e coloratamente sboccati. Ma tanto la maggior parte dei crocieristi è di origine straniera e non sa cosa dicono: al loro sguardo sono un altro tassello di questo strano e suggestivo mosaico che è Livorno.

Una città che riuscirà a conquistarli dopo pochi passi per poi abbandonarli tristemente al loro destino. Non appena in centro e liberi dalle guide turistiche, infatti, i turisti non hanno un cartello o un percorso da seguire. «Manca l’organizzazione, anche quella minima», confida una guida assicurandosi l’anonimato per salvare il posto di lavoro. «E pensare che i visitatori restano sempre colpiti da quel poco che riescono a vedere di Livorno», continua. Ha ragione? Ci siamo uniti ad un gruppo di croceristi appena sbarcati per capirlo.

La nave “Armonia” della Msc approda in porto alle 8 in punto, come da programma. Un bestione da oltre 65 tonnellate appena arrivato da Olbia con centinaia di passeggeri a bordo, freschi di una colazione continentale a base di uova (i più ghiotti) o brioche (i tradizionalisti).

Quelli che scendono dalla scalinata rimovibile capiscono subito di trovarsi in un posto particolare: da una parte vecchi fabbricati industriali con i tetti in alluminio, enormi gru per lo scarico merci alla fine della banchina e una gigantografia di Tittì e Silvestro sul lato di un traghetto Moby che intanto prende il largo verso la Corsica. Rispetto all’idea di collane hawaiane che ti aspettano allo sbarco, qui siamo agli antipodi. Uno shuttle – un ex autobus di linea colorato di bianco e azzurro – porta i nuovi turisti al Terminal Crociere, così da sistemare i bagagli e le carte d’imbarco. All’esterno due pullman rossi scoperti da tour che nessuno prenderà in considerazione e qualche tassista. «Sono pochi quelli che scendono», confida uno di loro. In molti hanno già organizzato la propria gita a bordo, pronti a salire su uno dei pullman che presto partiranno per Pisa o Firenze.

Quei biglietti però sono cari, così alcune decine di croceristi decidono di scendere a terra e tentare la via livornese.Noi seguiamo un gruppo (circa 30 persone) che sale su un secondo pullmino, che questa volta si dirige in piazza del Municipio. I primi non fanno in tempo a toccare il marciapiede che subito una ragazza tenta di rubarli a Livorno. «Low cost transfer Pisa», recita il cartello che tiene in mano, mentre un tassista urla: «Florentia?». Ma cosa c’è nella piazza capace di convincere il turista a rimanere qua anziché prendere la via delle città d’arte dell’entroterra toscano? Nulla. Non un cartello, non un manifesto. Le poche indicazioni sono stradali e rigorosamente in italiano: se sei straniero, amen.

Un gruppetto di una decina di persone comunque, armato di una mappa turistica presa sulla nave (colorata ma non dettagliata), rimane e si dirige verso piazza della Repubblica, fermandosi nel tragitto a fotografare quegli angoli che nessuno è stato capace di consigliargli. Il mercato di piazza Cavallotti è il primo. Un venditore fiuta subito il turista e sorridendo saluta sonoro il gruppo: «Dé, gud morninghe», dice. E i crocieristi, sentendo la sua calata e vedendo la sua espressione, scoppiano in una risata divertita. Così, con una battuta e i colori delle bancarelle, il cuore di Livorno ha già conquistato i nuovi arrivati, vistosamente divertiti, pronti a riprendere il cammino verso la prossima meta. Quando il gruppetto (per la maggior parte di francesi) arriva al centro della piazza si guarda attorno in quest’enorme spazio vuoto, affascinato e smarrito. Anche qui, nell’epicentro labronico, non c’è un’indicazione. Solo un cartello in lontananza, in cui sono riassunte le notizie anche in inglese (è la prima volta che ne troviamo uno). Ad esempio, che questa è la piazza più grande d’Europa. «Really? In Livorno?» ci chiede sbalordita una donna. Lo sguardo poi si posa sulle chiome dei pini che si affacciano dalla Venezia e il suo fascino richiama i nostri crocieristi, che resteranno incantati da questo quartiere pittoresco. Tra le piccole vie, passano accanto ai fossi, al Luogo Pio e al mercato del pesce, con tanto di selfie al murales di lische e libertà). Ma tra uno scatto e una risata, un uomo si guarda intorno e poi fa notare sgomento alla comitiva che sono di nuovo al punto di partenza: al porto. «Ci siamo persi», dicono tra di loro. E ridono: è una vacanza e si divertono, giustamente. Anche perché se aspettavano un aiuto, potevano tornare direttamente alla nave.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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