Il Tirreno

Livorno

Nogarin a Corsini: pace forse «Ma prima silura Provinciali» 

di Mauro Zucchelli
Nogarin a Corsini: pace forse «Ma prima silura Provinciali» 

Altro che distensione, torna il gelo nei rapporti fra i due Palazzi del Potere «Il ricorso al Tar? A scatola chiusa non dico nulla». Strizzata d’occhio a Piombino

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Fuori, il guanto di velluto delle dichiarazioni di pacificazione («nessuna battaglia legale»). Dentro, il pugno di ferro delle condizioni dettate quasi come un ultimatum («no alla proroga di Provinciali»). Già le prime righe della nota di Palazzo Civico a firma del sindaco Filippo Nogarin sgombrano il campo da qualsiasi ipotesi di armistizio fra i due Palazzi del Potere più importanti della nostra città. Ad alimentare l’aspettativa di una tregua, foss’anche armata, era stato il “calumet della pace” offerto dal presidente dell’Authority: l’ingegner Stefano Corsini mercoledì aveva annunciato che, nella complicata vicenda dell’auto-designazione del sindaco all’interno del comitato di gestione dell’Authority, di fronte al ricorso di Palazzo Civico non avrebbe fatto appello al Consiglio di Stato nel caso in cui il Tar in prima istanza gli avesse dato torto. Con una appendice: «Mi auguro che il sindaco faccia lo stesso».

Il motivo è presto detto: c’è bisogno di far insediare questa sorta di “consiglio d’amministrazione” dell’istituzione portuale così da voltare pagina e far decollare davvero la nuova Authority di sistema Livorno-Piombino (i cui organismi continuano a sopravvivere agonizzanti ma separati).

La risposta di Nogarin, in una giornata peraltro per lui difficile sotto il profilo umano e personale, non tende granché la mano neanche su questo primo aspetto: se il Tar dovesse respingere il ricorso del Comune, la decisione di fare appello «non può essere presa a scatola chiusa»: bisogna «necessariamente attendere di leggere le motivazioni di un’eventuale bocciatura». Niente patto preventivo dunque, niente ok al “disarmo bilaterale preventivo”dei due duellanti.

Brusco dietrofront rispetto alla scelta che aveva fatto il sindaco M5s di Civitavecchia, Antonio Cozzolino, che in nome del bene supremo del porto aveva rivendicato sì la legittimità della propria auto-designazione ma, a fronte del rischio di una guerra fratricida che avrebbe paralizzato lo scalo laziale, ha nominato un’altra persona di sua fiducia. Chi si attendeva che Nogarin si sarebbe messo a scia forse non aveva fatto bene i conti: poco prima dell’una il Pd livornese aveva messo il cappello sulla svolta di Civitavecchia postando via social una strigliata a Nogarin per invitarlo a imitare il collega M5s laziale. Ovvio che a quel punto nessuno avrebbe scommesso un soldo sul fatto che Nogarin avrebbe accettato di buon grado i consigli dettati dal Pd.

Di rientro da Roma in treno, mentre qualche passeggero del convoglio notava il fitto conciliabolo con l’assessore Francesca Martini al suo fianco, il sindaco ha messo nero su bianco una nota che spende le prime righe per manifestare apprezzamento («moltissimo») riguardo alle dichiarazioni di presidente Corsini sulla stampa: 1) «nessuno ha intenzione di portare avanti alcuna guerra di religione né tantomeno di logoramento»; 2) «l’obiettivo di entrambi» è quello di «iniziare a impostare una buona politica di sviluppo del porto in sinergia con la città». Tutto fila liscio anche quando Nogarin – che si dice fiducioso in una vittoria al Tar – ribadisce di esser «convinto dell’importanza che i sindaci siedano negli organismi di gestione e controllo delle nuove autorità». Di più: è difficile non dar ragione all’uomo di Palazzo Civico quando rileva che, rispetto a Genova e Trieste, è «macroscopica» la disparità di trattamento che ha subito Livorno.

È da qui in poi che il sindaco M5s smette di rimanere a centrocampo e va alla carica: per far decollare rapidamente la nuova Autorità di sistema, invita a farlo svoltando «rispetto ai tanti errori del passato». Ecco che qui il sindaco detta le condizioni al numero uno dell’Authority: non cincischia né fa accenni criptici, va giù dritto a chiedere la testa del segretario generale attuale Massimo Provinciali. C’è poco da tergiversare: lunedì è all’ordine del giorno del vecchio comitato portuale quello che Nogarin definisce «un non meglio precisato atto di proroga del segretario uscente». Fuori Provinciali per dare «un segnale di discontinuità»: E poi: «Partiamo da qui per evitare di cominciare con il piede sbagliato l’avventura dell’Autorità portuale di sistema».

«Niente di personale, ci mancherebbe», giura il sindaco: «Ma – aggiunge – sia il Comune di Livorno che il Comune di Piombino, ovvero i principali attori dell’area di crisi, sono concordi nel non ritenerla idonea e hanno bisogno di un cambio di passo».

Non sarà forse rancore personale ma certo che Nogarin e Provinciali non si sono risparmiati stoccate. Meno di un anno fa il sindaco ha rivendicato il merito dell’esposto all’Autorità anti-corruzione dell’ex pm Raffaele Cantone che ha costretto Provinciali a spogliarsi dei poteri che aveva da presidente della Porto 2000. Provinciali non ha porto l’altra guancia: ha rivelato che dietro l’attacco di Nogarin c’era la mancata promozione di un fedelissimo del sindaco e, quando Nogarin ha negato, ha mostrato gli sms sul cellulare.

Nogarin ha detto chiaro e tondo che considera Provinciali il garante del sistema di potere in porto: ma il passato dal quale chiede la rottura è quello che non avrà centrato del tutto il bando della maxi-Darsena ma ha varato il Prg, “conquistato” una fetta di interporto e fatto arrivare la direttissima ferroviaria. Con questi numeri: i container da 638 a 800mila teu, il totale delle merci da 29, 6 a 32, 8 milioni di tonnellate, quelle spedite via ro-ro da 10, 7 a 12, 4 milioni di tonnellate, le auto nuove da 466 a 596mila (in negativo invece le crociere che pure sono uno dei compiti-chiave di Provinciali).

Il sindaco M5s prova a cercare sponda anche nella giunta Pd piombinese per mettere sotto scacco Corsini e mostrare che è in grado di incidere non solo su quel che accade sotto il tetto del Comune ma anche su tutto il resto della scacchiera del potere locale: è chiaro che se Provinciali va a casa ne esce enormemente rafforzato il peso specifico di Nogarin mentre Corsini si vedrebbe messo sotto tutela fin dall’inizio del mandato che gli ha affidato le chiavi di uno dei principali porti d’Italia. Paradossalmente, proprio questo potrebbe finire di rinterzo per costringerlo a blindare Provinciali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Il questore di Prato chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite

di Redazione Prato