Il Tirreno

Livorno

«Furti, liti e caos Il negozio a fuoco è solo il culmine» 

di Gianni Tacchi
«Furti, liti e caos Il negozio a fuoco è solo il culmine» 

I residenti e il rogo nell’alimentari di stranieri «Reazione esagerata? Qui c’è esasperazione»

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LIVORNO. Un uomo è salito in casa, ha preso un coltello da cucina e chissà cosa sarebbe successo se non fossero intervenuti i vigili a fermarlo. Un altro, invece, ha allontanato due ragazzi stranieri prendendo a calci le loro biciclette. Poi insulti e offese, anche a sfondo razzista. L’incendio di mercoledì sera nel negozio di alimentari in via Garibaldi, dalla parte che guarda verso piazza della Repubblica, è diventato infatti il pretesto dei residenti per sfogarsi contro gli stranieri che frequentano la zona. «Non è una questione di razzismo - hanno detto anche ieri gli abitanti e i commercianti di via Garibaldi - da una parte c’era la grande paura per quanto successo, perché in quella palazzina poteva morire qualcuno, dall’altra invece un vero e proprio clima di esasperazione, visto che certi comportamenti non sono più tollerabili. Questo è sempre stato, ed è ancora, un quartiere multietnico, aperto a tutti e con nessun problema di questo tipo, ma adesso c’è bisogno di una riflessione approfondita su questo tema così delicato».

Le tensioni tra livornesi e stranieri, dopo le fiamme e lo spavento di mercoledì sera, sono state le conseguenze di «una convivenza che sta diventando sempre più difficile». «C’è grande paura per tutto quello che succede in ogni angolo d’Europa - ha sottolineato Rita Susini, che abita nella zona da circa 35 anni - e purtroppo questi sono gli effetti, ma Livorno non è razzista e un attrito del genere non va strumentalizzato». Anche altri due residenti di via Garibaldi, Armando Barbieri e Franca Dentone, hanno confermato l’esasperazione come una delle cause della “rivolta” dei cittadini: «Qualcuno ha esagerato, su questo non ci sono dubbi, ma qui non ce la facciamo più. Furti, risse, caos, episodi intollerabili...». «Siamo davanti a una guerra tra poveri - la riflessione di Mauro Bacci, cresciuto proprio in zona Garibaldi - e sono sicuro che episodi del genere si verificheranno ancora. Bisogna curare la reazione, ma stare attenti anche alla provocazione».

Per i commercianti di via Garibaldi è anche una questione di rispetto, di rispetto delle leggi e delle regole. «Alcuni stranieri aprono, chiudono e riaprono con nomi diversi, ma sono le stesse persone - ha detto Gilberto Iannitti, titolare dell’atelier Martinelli che si trova proprio accanto al negozio di alimentari bruciato - e per noi commercianti storici, che abbiamo tutto in regola, è anche un’offesa. In questo caso c’è anche l’aggravante di una persona che stava cucinando all’interno del suo negozio, una cosa gravissima e soprattutto pericolosa per chi abita intorno. Servono controlli più approfonditi e più costanti per arginare fenomeni del genere». «Non c’è rispetto - ha aggiunto la storica parrucchiera del quartiere Luciana Niccolini - noi curiamo le fioriere sui marciapiedi e loro le usano come cestini, noi paghiamo per alcune iniziative e loro non ci stanno. No, questa non è integrazione...». E su queste tematiche è intervenuta anche Donatella Barbieri dell’omonima macelleria, riflettendo sulla «disparità di trattamento tra noi e loro da parte di chi deve fare i controlli sulle attività». «Probabilmente c’erano già alcuni attriti tra i gestori e alcuni residenti», ha sintetizzato Stefano Bendinelli di Gold Diamond. Fatto sta che qualcuno è andato sopra le righe e quel coltello è il simbolo di paura ed esasperazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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