Il Tirreno

Livorno

A Genova e Trieste nessun problema per i sindaci non-M5s

I Cinque Stelle, in testa il leader nazionale Luigi Di Maio, hanno da settimane e puntato il dito contro il fatto che, sul fronte del porto, a Livorno co- me a Civitavecchia, ai sindaci M5s è stata...

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I Cinque Stelle, in testa il leader nazionale Luigi Di Maio, hanno da settimane e puntato il dito contro il fatto che, sul fronte del porto, a Livorno co- me a Civitavecchia, ai sindaci M5s è stata sbarrata la strada mentre, al contrario, nessuno ha eccepito nulla quando la designazione nel nuovo “cda” dell’Authority di sindaci o go- vernatori ha riguardato giunte Pd o comunque non M5s. Si ri- feriscono a quanto è avvenuto a Genova e a Trieste: nel primo caso, è stato accettato che il sindaco di centrosinistra Mar- co Doria indicasse sé stesso in rappresentanza del Comune (l’ha fatto da sindaco uscente per non decidere al posto del successore ma evitando l’im- passe); nell’altra situazione, nessuno ha mosso un dito di fronte all’autodesignazione sia della givernatora Serrac- chiani (Pd) sia del sindaco triestino Dipiazza (centrode- stra). Segno di un apartheid politico, sbottano dal M5s.

Inutile dire che il post sulla pagina Fb del Pd livornese va al contrattacco e, anzi, dice che dietro questi “no” c’è «un rifiuto certamente non politi- co»: semmai è legato alle «ne- cessità di affermare», tramite «nomine con esperienza qualificata nel settore», una modifica della governance dei porti che faccia delle Autorità di Sistema «veri e propri volani di crescita e sviluppo e non luoghi di spartizione di poltrone».

Sta di fatto che però, nella “riforma della riforma” varata dal ministro Graziano Delrio, qualche ingranaggio dev’essere un po’ zoppicante se è vero che, nell’autonomia di ciascun presidente, la norma è stata interpretata in modo differente (sindaci sì, sindaci no). Non solo: il ministro Delrio ha detto chiaro e tondo che l’intenzione della riforma mira a mettere un consiglio d’amministrazio- ne e non un “parlamentino” al fianco dei nuovi presidenti delle Autorità 2.0. Però poi non è arrivata nessuna “interpretazione autentica” tramite leggina e ognuno continua a regolarsi come vuole.

Ovvio che se la norma è stiracchiabile come chewing gum con esiti opposti si dà alla polemica politica il carburante per andare avanti chissà quanto. Non è questo il punto: diventa aleatorio l’esito del ricorso al Tar e questo, al di là degli scambi di stoccate fra l’uno e l’altro schieramento, rischia di tradursi in un impasse infinito. Con l’ingarbugliata transizione fra vecchia e nuova Authority che si perpetua chissà quando rendendo un ginepraio qualsiasi tentativo di programmare qualcosa. E’ per questo che questa sorta di “disarmo bilanciato” non prefigura il migliore dei mondi possibili ma perlomeno si arrangia a cercare di uscire dalla babele, passo dopo passo. Come si può, dove si può.(m.z.)



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